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Troppi tossicodipendenti in carcere

Da: “Sociale in Rete” Roma 11 aprile 2010

Ci sono più tossicodipendenti in carcere che nelle comunità di recupero. È la denuncia che lanciano Fondazione Villa Maraini di Roma e l’associazione Saman (10 comunità in Italia), sostenendo che viene violato il diritto aita cura per i tossicodipendenti. Gli operatori denunciano anche i ritardi dei pagamenti dello Stato alle comunità di recupero, che versano quindi in grandi difficoltà.

«Il carcere – ha affermato il fondatore di Villa Maraini, Massimo Barra – non è fatto per ì tossicodipendenti: entrano malati ed escono criminali. Non è interesse della nazione prevedere la detenzione in carcere per queste persone».

Tutto ciò l’ho appreso leggendo un articolo pubblicato nella versione on line de “L’Avvenire”, nel quale si riferiva di una conferenza stampa promossa dalla fonazione Villa Maraini dì Roma e dall’associazione Saman. Così continua l’articolo:
“I dati forniti da Villa Maraini e associazione Saman sono impietosi: nel 2006 c’erano 24.646 tossicodipendenti in carcere contro 17.042 in comunità; nel 2007 erano 24.371 in carcere contro 16.433 in comunità e al 30 giugno 2009 «secondo le statistiche ufficiali del ministero di Grazia e Giustizia ne risultano già oltre 26.000» in carcere. Tutto questo è frutto – secondo Villa Maraini e Saman – dell’«irrigidimento del trattamento punitivo verso i comportamenti connessi al possesso di droga» – inaugurato dalla legge Jervolino-Vassalli (del 1990) e proseguito con la legge Fini-Giovanardi (del 2006) – che «ha portato a un netto aumento delle condotte di rilevanza penale». Con un trend in crescita, «ogni anno fa ingresso in carcere 1 detenuto su 3. I detenuti per reati di droga sono così saliti a 4 su 10». Complessivamente nel 2008 «oltre 21.000 soggetti sono entrati in carcere per violazione della normativa italiana sugli stupefacenti».

A far problema, sottolineano Villa Maraini e Saman, è il fatto che pochi tossicodipendenti vengono, avviati a programmi di recupero. «Nonostante l’accesso all’affidamento terapeutico sia possibile anche con un residuo di pena, che arriva fino a sei anni, ne usufruisce solo 1 condannato su 6. I numeri diffusi dal ministero di Grazia e Giustizia sono sconfortanti, solo 5.530 affidamenti, per i quali però va registrato un sostanziale successo degli interventi terapeutici visto che il numero di revoche è inferiore al 6%». Massimo Barra contesta l’approccio complessivo al problema: «Esistono due tipi di proibizionismo, quello beota e quello illuminato: quest’ultimo prevede politiche umanitarie contro le droghe. Bisogna dare aiuto a chi è vulnerabile».

Il presidente di Saman, Achille Saletti, ha sottolineato anche la differenza di costi per lo Stato tra la detenzione in carcere e in comunità: 250-300 euro giornalieri a detenuto contro 50 euro. «Ma lo Stato non paga con regolarità le rette alle comunità. Gli operatori di Saman aspettano ancora 100mìia euro per il periodo 2007-2008 e con il passaggio di competenze alle Asl la situazione non è migliorata». Per esempio la Regione Lazio «ha già accumulato 12 mesi di arretrati e in Puglia alcune Asl sono in ritardo di ben 24 mesi nei pagamenti».

Le rette 2009 di Villa Maraini sono ancora insolute. «Questa situazione è inaccettabile, noi non possiamo più farci carico delle inefficienze, dei ritardi e delle malizie della burocrazia», lamenta Barra.

Il piano carceri del ministro Alfano, ha aggiunto, «arricchirà i soliti noti» senza risolvere il problema del sovraffollamento e della negazione del diritto di cura: «Non è da Paesi civili negare la cura a chi ne ha bisogno o pensare che il carcere sia un luogo di cura. Non è da Paesi civili derubricare la questione carcere a problema secondario». E mentre accade ciò «la politica è indifferente ai veri problemi, si riunisce solo per discutere sul caso Morgan e non per parlare dei tossicodipendenti in carcere, in costante aumento».

Quanto hanno sostenuto i rappresentanti della fondazione Villa Maraini e dell’associazione Saman mi sembra più che condivisibile. E dimostra da un lato che i problemi di sovraffolamento delle carceri non vengono affrontati nel modo più adeguato e dall’altro che l’obiettivo del recupero dei tossicodipendenti non viene perseguito nella misura necessaria.

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