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“Spirito di Solferino” addio. Ora contano di più le tessere La Croce Rossa italiana e l’ombra dei partiti

Da: “Corriere della Sera” sabato 13 febbraio 2010
La Croce Rossa italiana e l’ombra dei partiti

Tutti fratelli!» strillavano indaffarate le donne di Castiglione delle Stiviere improvvisandosi infermiere. «Tutti fratelli!» era il grido che risuonava fra i giacigli insanguinati in quell’inferno di fango e budella e puzzo di morte. Ma che cosa è rimasto oggi dello «Spirito di Solferino», come lo chiamano le donne e gli uomini della Croce rossa internazionale? La dedizione disinteressata e spesso eroica di volontari che rischiano la vita propria per salvare quella altrui oppure una futura società per azioni affidata anch’essa alle competenze, oggi nella bufera, di Guido Bertolaso? Perché l’ultima tappa di questa lunga storia è questa: il decreto che istituisce la «Protezione civile spa» fa scivolare anche la Croce rossa italiana nell’orbita del potentissimo e discusso maxi-contenitore.

Il tutto dopo una serie di ribaltoni dovuti praticamente sempre al colore della tessera politica. L’ultimo, a novembre 2008. Quando l’allora presidente Massimo Barra viene sostituito da un commissario nominato dal governo Berlusconi. E’ un avvocato penalista romano con un passato nel volontaria¬to, ex capo dipartimento della Croce rossa, stretto collaboratore del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Francesco Rocca, il prescelto, si presenta così: «Negli ultimi anni è prosperata una piccola casta che teneva i fili del l’ente. Con me non sarà più tollerata». Passano tre mesi e arriva come portavoce Tommaso Della Longa, che ha una storia da dirigente di Azione giovani, organizzazione giovanile del l’ex An. Altri sei mesi e sulla presidenza della Sise, la società siciliana della Croce rossa che gestisce il servizio ambulanze nell’isola, atterra Alessandro Ridoni, ex braccio destro dell’ex governatore del Lazio Francesco Storace che da ministro della Salute gli aveva affidato la direzione dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali.

Senza dire che, tre mesi prima, fra i sindaci revisori della Sise è spuntato un certo Mauro Maritati, dal 2006 amministratore unico della Ciak servizi, una società di proprietà di Rocca. Tutte scelte indipendenti dalla tessera? Ci mancherebbe… Auguri. Ma certo si fa fatica a credere che Henry Dunant avesse fondato la Croce rossa per farne un posto dove sistemare volta per volta amici del governo in quel momento in carica. Era un rampollo della ricca borghesia ginevrina, che passava per caso a Solferino. Da mesi rincorreva Napoleone III per parlare di affari della sua famiglia in Algeria e pur di raggiungerlo si era avventurato sui campi di battaglia. Ciò che vide in quei giorni terribili del 1859, raccontato poi in Un souvenir de Solferino, avrebbe cambiato per sempre la vita sua e di gran parte dell’umanità: «Il campo di battaglia è coperto dappertutto di cadaveri e di carogne; le strade, i fossati, i dirupi, le macchie, i prati sono disseminati di corpi senza vita, e gli accessi di Solferino ne sono letteralmente punteggiati.

Di tratto in tratto si incontrano pozze di sangue… Gli sventurati feriti che sono raccolti durante la giornata sono pallidi, lividi, annientati. Alcuni, e in special modo quelli che sono stati gravemente mutilati, hanno lo sguardo ebete e sembrano non comprendere quello che si dice, fissando con occhi sbarrati chi rivolge loro la parola. Altri sono inquieti e agitati da un tremito convulso, in stato di collasso nervoso; altri ancora, con le piaghe aperte su cui ha già cominciato a svilupparsi l’infezione, sono come pazzi di dolore, e chiedono d’essere finiti, e si torcono, con il viso contratto, negli ultimi spasimi dell’agonia…». Alla creazione di una forza di soccorso al di sopra delle fazioni, a dire il vero, ci aveva già pensato un ufficiale medico dell’esercito borbonico, poi parlamentare del Regno d’Italia, Ferdinando Palasciano. Il quale durante i moti di Messina del 1848 aveva invocato lo spirito umanitario per soccorrere anche i ribelli feriti: rischiata la fucilazione, se l’era cavata con un anno di galera a Reggio Calabria.

Invece Dunant, dopo aver percorso l’Europa in lungo e in largo cercando sostegni, riuscì nell’intento. La Convenzione di Ginevra venne firmata l’8 agosto 1864 e così nacque anche la Croce rossa. Fu una soddisfazione di breve durata. Un avvocato svizzero, Gustave Moynier, co-fondatore dell’organizzazione, prese in mano tutto e lo estromise. Dunant, che aveva dedicato all’impresa ogni energia fisica ed economica, riprese a girovagare per l’Europa e alla fine, ridotto praticamente in miseria, si ritrovò in unospizio. Un giornalista scoprì la storia, la raccontò, restituì a Dunant l’onore. Al punto che il nostro fu il primo a vincere il premio Nobel per la pace, nel 1901. (Segue alla pagina successiva >>)

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