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Croce Rossa: ‘Cristallo Rosso’ non ha appeal. E’ poco usato

Da: “ANSA” Solferino (Mantova) 26 giugno 2009
BARRA, SOLO ISRAELE LO UTILIZZA; A SETTEMBRE NUOVE DECISIONI

II terzo simbolo della Croce Rossa, il cristallo rosso non ha successo, non ha appeal: il quadrato dai bordi rossi su fondo bianco, nato tre anni fa, é scarsamente usato. Il movimento, che a Solferino sta festeggiando i suoi 150 anni, resta quindi legato ai due simboli storici, la croce rossa e la mezzaluna rossa. L’unica società nazionale che lo usa è Israele per le attività all’estero. In queste circostanze al suo interno vi inserisce anche la Stella di David. A fare il punto sul tanto discusso simbolo – voluto perché “neutro” – varato dalla Conferenza internazionale della Croce Rossa nel giugno del 2006, è Massimo Barra, vicepresidente della Commissione permanente del movimento, a cui spetta fra l’altro, il monitoraggio del memorandum of understanding tra Mezzaluna Rossa palestinese e la Stella di Davide Rossa israeliana approvato contestualmente allo stesso cristallo rosso. Il protocollo regola le attività delle due società ed in particolare il passaggio delle ambulanze della mezzaluna palestinese nei territori israeliani.

Il cristallo rosso, un quadrato dai bordi rossi su fondo bianco, è nato per essere utilizzato in conflitti e in guerre, esprime neutralità ed è privo di ogni connotazione nazionale, religiosa o politica. Svolge, in primo luogo, un ruolo protettivo del personale e delle infrastrutture umanitarie. “Il cristallo rosso – dice Barra – è poco usato. Tant’é vero che la questione è all’ordine del giorno della Commissione permanente il prossimo settembre. Il nostro obiettivo è quello di capire quale futuro dare a questo emblema, ed eventualmente come fare per diffonderlo”. “Non sarà una discussione semplice. C’è chi, ad esempio, a Ginevra, ma è una parte minoritaria – precisa il vicepresidente – pensa in prospettiva di dotare la Croce Rossa di un simbolo unico, di avere cioè un unico emblema del movimento. Su questo il dibattito è aperto ma non è all’ordine del giorno”. “Ciò che abbiamo visto finora – osserva Barra – è che il cristallo è stato digerito bene, e senza imposizione, dai volontari.

Ma al momento, a parte Israele, nessuno lo usa. Questo vuol dire che la gente è ancora molto affezionata agli emblemi tradizionali. E’ come fosse in standby. Tuttavia, è un emblema che esiste, che è riconosciuto e può essere usato in caso di bisogno, in situazioni dove la croce o la mezzaluna non assicurano adeguata protezione agli operatori”. Barra definisce quindi “paranoie” quelle di chi temeva che l’introduzione del terzo emblema avesse potuto creare “sovvertimenti” nella Croce Rossa: “si è fatto tanto rumore per nulla”. Per il vicepresidente, però, il cristallo ha già svolto il suo compito: “la sua approvazione fu un fatto storico, arrivò alle tre di notte.

Gli arabi non lo votarono ritenendolo una concessione ad Israele e agli Usa. Esso permise l’ingresso delle società palestinese e israeliana nella federazione internazionale, un risultato storico, appunto, atteso da 60 anni, oltre che un segnale positivo per il processo di pace”. Fino ad allora Israele, infatti, non aveva voluto utilizzare né la croce (sebbene non sia un simbolo religioso, ma solo la bandiera svizzera con i colori al contrario), né la mezzaluna. La soluzione di compromesso del cristallo rosso fu accolta positivamente anche dagli Usa che spingevano per questo obiettivo. Sulle relazioni fra la Mezzaluna Rossa palestinese e la Stella di Davide Rossa israeliana, Barra afferma: “sono buone. I due presidenti si intendono bene ma subiscono le resistenze dei rispettivi governi, che tendono a condizionarli”.

Una delle strategie della Croce Rossa – come ha sottolineato lo stesso Barra nel suo discorso inaugurale delle iniziative in corso a Solferino – riguarda la “diplomazia umanitaria”. Ed ha a che vedere con la comunicazione: “la Croce Rossa deve parlare all’opinione pubblica in nome del principio di umanità, in nome e per conto delle persone vulnerabili. La voce della Croce Rossa é autorevole ed è rispettata quanto quella dei governi. La Croce Rossa deve alzare la voce ogni volta che viene ignorato un diritto, ogni volta che una tortura è praticata. E questo purtroppo avviene spesso anche in paesi rispettabili che si considerano difensori dei diritti umani”.

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