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Pronta la legge sulle droghe, il Polo litiga

Da: “www.ilnuovo.it” di venerdì 12 dicembre 2003.
Il giro di vite voluto da Fini arriva in Consiglio dei ministri. Dal Welfare la sottosegretaria Sestini protesta: “L’abbiamo saputo dai giornali”. Polemica anche la consulta degli esperti: “Mai contattati”.

“Nessuno ci ha informati”. Cadono dalle nuvole al ministero del Welfare, all’annuncio della decisione del vice-premier Fini di presentare per domani, 13 novembre, il disegno di legge sugli stupefacenti. “L’abbiamo saputo dai giornali”, dicono. Dalla sede di via Fornovo, rincarano la dose: “E’ evidente che il vice-presidente del Consiglio voglia forzare la situazione perché non ci ha nemmeno consultati”. E’ furiosa la sottosegretaria dell’Udc Grazia Sestini, che domani sarà a Cagliari alla Conferenza internazionale su “Droghe, trattamenti e prevenzioni”.

“Una decisione intempestiva proprio in coincidenza di questo appuntamento. Per questo motivo la sottosegretaria non vuole rilasciare dichiarazioni in merito”, dicono ancora dal ministero. Non parte con il piede giusto, quindi, il disegno di legge Fini che dovrebbe inasprire le sanzioni sull’uso e lo spaccio delle sostanze stupefacenti. Il documento, sul quale una commissione ad hoc è al lavoro da mesi, ha subito parecchi rinvii, ufficialmente per motivi tecnici, secondo indiscrezioni per alcuni dissidi nella maggioranza, in particolare in area Udc e Forza Italia.

Qualche dettaglio è stato pubblicato oggi su alcuni quotidiani e sul sito Forumdroghe.it. Confermate le linee generali di inasprimento delle pene: nessuna distinzione tra droghe leggere e pesanti. Reintroduzione del concetto di pericolosità sociale per i recidivi. Fissate le dosi medie per le diverse sostanze oltre le quali scatteranno le sanzioni penali (al di sotto sono previste sanzioni amministrative): 150 mg per hashish e marijuana, 200 mg per eroina, 500 per cocaina, 300 mg per mdma (ecstasy e pasticche), 50 mg per anfetamina.

Una quantità “media” che, in verità, corrisponde ad un’unica dose personale. Per chi viene trovato in possesso di tali dosaggi, è prevista la sospensione della patente di guida e del passaporto per il tempo massimo di un anno. Nel frattempo, si potrà seguire un percorso riabilitativo presso strutture pubbliche o private. Obbligo di presentazione presso carabinieri e polizia per i recidivi per i quali potrà essere disposto il divieto di frequentare locali, di uscire di casa prima di un’ora prefissata, di allontanarsi dal comune di residenza.

Sulla nuova normativa, che ricalca in gran parte la precedente legge Jervolino-Vassalli, si sono già scatenate le polemiche anche al di fuori della maggioranza di governo. Prima fra tutte quella del fronte anti-proibizionista che domani presenterà un progetto di legge alternativo che vede, tra i primi firmatari, gli onorevoli Marco Boato dei Verdi, Livia Turco dei Ds, Giovanni Russo Spena, Prc, Enrico Buemi, Sdi, Luana Zanella, Verdi, oltre al promotore, il presidente di Forumdroghe, Franco Corleone. Principi fondamentali del pdl: depenalizzazione del consumo, misure alternative alla detenzione per i tossicodipendenti, politiche di riduzione del danno.

Si muove anche il Cnca, il coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza che il 17 novembre prossimo si riunirà a Roma per un tavolo di lavoro tecnico in cui si discuterà di depenalizzazione. “Con questa legge viene buttato a mare un patrimonio di conoscenza e discussione come quello che si è tenuto negli anni scorsi a Genova, Palermo e Milano – dice Don Andrea Gallo della Comunità S.Benedetto di Genova – ricordo gli interventi del professor Veronesi che ha condannato il proibizionismo, quello di autorevoli scienziati ed esperti che hanno dimostrato l’infondatezza di tale tesi.

Con questo disegno di legge, il governo ricaccerà nella clandestinità i soggetti più fragili, quelli che, grazie alla riduzione del danno, eravamo riusciti a far emergere dal sommerso”. Una legge fatta a quattro mani con le comunità più vicine a questo governo come S.Patrignano e la Comunità Incontro, denuncia Don Gallo secondo cui alcune grosse e storiche realtà che lavorano nel settore, come il Ceis di don Mario Picchi, non siano neppure state prese in considerazione.

Ma anche chi è stato contattato, come la Consulta ministeriale degli operatori e degli esperti di tossicodipendenze, ha avuto poca voce in capitolo. “Ci siamo riuniti una sola volta, al momento dell’insediamento, e poi basta, non ci ha chiamati più nessuno – dice Massimo Barra, fondatore della comunità romana di Villa Maraini – dovevamo fare da consulenti del governo ma nessuno ci ha mai consultati. Siamo contati meno di zero. Ma non mi preoccupo. Continuer˜ il mio lavoro di sempre. Tra chi è al potere e chi ne è vittima, come i tossicodipendenti, io sar˜ sempre dalla parte di questi ultimi”.

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