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Le ragazze di Villa Maraini

Da: “Voci di Via il giornale del quartiere” Settimanale indipendente del Municipio Roma XVI del 21 marzo 2003 – Anno Terzo N. 33
L’impegnativa scelta di Roberta, Federica, Camilla ed Emanuela

21 marzo – In occasione del Corso di Reclutamento avviato da Villa Maraini e rivolto principalmente ai ragazzi che vogliono impegnarsi in attività di prevenzione antidroga e anti-HIV, abbiamo incontrato alcune ragazze che, grazie alla nuova legge sul servizio civile, hanno scelto di lavorare per un anno presso la struttura diretta da Massimo Barra. Roberta, Federica, Camilla ed Emanuela.

La prima domanda, d’obbligo, è il perché della scelta di Villa Maraini.
”Io ho avuto già delle esperienze come volontaria in Guatemala dove il problema della tossicodipendenza si presenta con molte differenze, ma anche con alcune affinità.

– racconta Camilla – E’ vero che in Sudamerica il degrado e la povertà sono più evidenti e, quindi, la droga coinvolge un numero più vasto di persone, compresi i bambini di 5-6 anni. Ma lavorando come volontaria qui in Italia ho capito che alcuni meccanismi familiari, alcune situazioni di emarginazione sono presenti anche da noi, meno gravi solo perché più nascoste”.

Nessuna di voi ha avuto esperienze di tossicodipendenza. Com’è dunque il contatto con chi è, magari da anni, schiavo della droga?
“E’ difficile all’inizio”. – concordano tutte – “Avevo paura di non essere all’altezza e loro stessi mi sentivano come un’estranea” – dice Roberta. “C’è chi vede il recupero solo come un mezzo per uscire dal carcere. – spiega Federica che lavora presso il Centro Arresti Domiciliari. – Ma c’è chi è fortemente motivato, spesso interrompe i rapporti con la famiglia perché il percorso di recupero li porta ad accorgersi, per la prima volta nella loro vita, di sé stessi e dei propri bisogni. Hanno dei grossi problemi nel contenere l’ansia, che prima affrontavano col ricorso alla droga. Una delle loro maggiori preoccupazioni è il lavoro.

Abituati ad una vita senza regole e spesso con molto denaro a disposizione faticano ad immaginare una vita ordinaria fatta di lavoro giornaliero e stipendi a fine mese”. “Sono persone che danno molto, ma c’è bisogno di molta conoscenza reciproca – aggiunge Camilla.

Emanuela che ha fatto anche il tirocinio presso la Comunità Terapeutica, racconta dei cd. ‘fine programma’ a cui ha assistito. “Uomini che hanno avuto il coraggio di cambiare la loro vita, di ricostruire la loro personalità e che, grazie anche all’aiuto degli operatori, hanno ritrovato speranza e sicurezza”.

“Del resto – ci dice Camilla – è un coraggio che raramente si trova. Esistono tante forme di dipendenza dalle persone, dalle cose, accompagnate da meno pregiudizi, ma comunque deleterie e che spesso non riusciamo ad abbandonare”. L’opinione condivisa è quella di “un’esperienza meravigliosa, capace di renderti più forte, di metterti in discussione e di offrire molto”.

Parole che confermano quanto detto da Massimo Barra, nel commentare il Corso dedicato ai giovani volontari: “L’approccio verticale e paternalistico non paga né ha mai pagato. Crediamo invece nel valore dei messaggi orizzontali tra pari e nella grande riserva di energie positive racchiusa nei giovani”.

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