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Giro di vite sul metadone

Da: “www.fuoriluogo.it” del marzo 2003 – Roma.

Il governo sta preparando una legge repressiva in materia di droga e sembra intenzionato a presentarla il 26 giugno, giornata mondiale dell’Onu contro la droga. Questa denuncia è stata lanciata ad Atene da Franco Corleone in occasione della conferenza sulle droghe organizzata dal governo greco, con una dichiarazione all’Ansa che non ha ricevuto smentita.

L’ulteriore svolta repressiva non troverà impreparate le regioni governate dalla Casa delle Libertà, alcune sono già in prima fila nell’attuare politiche di criminalizzazione dell’uso del metadone. Un “avvertimento”, come lo ha definito il fondatore di Villa Maraini, Massimo Barra, è stato dato nel Lazio. In questa regione, la direttrice del Dipartimento sociale ha inviato alle aziende sanitarie una circolare sulla somministrazione del metadone in affido, che limita le possibilità di uso del farmaco al trattamento “eseguito nell’ambulatorio del medico di fiducia o presso la struttura pubblica” e le possibilità di affidarlo solo a un familiare “stretto congiunto” del paziente, non sostituibile se non in situazioni eccezionali.

Tale regime di affidamento è possibile solo “nei casi di lunga permanenza in trattamento, di accertata cessazione per un periodo congruo dell’uso di eroina e di altre droghe, di miglioramento clinico, di recupero lavorativo …”, praticamente di gran parte di quelle condizioni a cui si può arrivare grazie al trattamento metadonico. Capovolgendo il senso della terapia, il regime di affidamento sembra diventare un premio per buona condotta.

La circolare ha provocato l’immediata reazione dei Sert, che hanno mandato una nota di protesta al ministro Sirchia e al presidente della Regione Storace. La consigliera regionale Giulia Rodano ha presentato una interrogazione urgente. Al momento, dal presidente della Giunta e dall’assessore alla Sanità non è arrivata nessuna risposta.

Eppure la circolare non solo aggira la legge nazionale, ma dimentica anche una delibera del Consiglio regionale del 1996, riguardante le linee di indirizzo in tema di riduzione del danno. Come si sa l’ideologia acceca. Giustamente Giulia Rodano fa notare che “ancora una volta si rischia, per ragioni burocratico-amministrative, di mettere in discussione modalità di assistenza che hanno dato buona prova, danneggiando i pazienti e limitando l’autonomia dei medici nella scelta delle terapie da adottare”.

Quando si tratta di rispetto dell’autonomia delle persone, la maggioranza che ci governa non riesce a non cedere a tentazioni autoritarie di controllo, si tratti della ricerca scientifica, della pratica medica o delle scelte di vita dei pazienti. Il tutto accompagnato da scelte di bilancio che sembrano alludere a volontà di smantellamento di tutto ciò che è pubblico. Altro che Casa delle libertà, l’ideologia della guerra alla droga ha bisogno di controllare fin nei minimi dettagli il funzionamento dei servizi.

La libertà sarà quella dei consumatori di affidarsi alle comunità, con buona pace di chi ancora pensa che una politica efficace debba offrire una vasta e differenziata gamma di risposte terapeutiche: unità di strada, centri diurni a bassa e ad alta soglia, programmi di disintossicazione con o senza metadone, inserimenti in comunità terapeutica, programmi di inserimento lavorativo, interventi con le famiglie, e via dicendo. Il metadone, come gli altri farmaci, non è né buono né cattivo, gli operatori ci insegnano che è uno strumento utile e che la terapia farmacologica va individuata e personalizzata.

Ma la maggioranza, in Italia e nel Lazio, ha da tempo fatto capire quello che pensa: grande riconoscimento al ruolo svolto dalle comunità terapeutiche, alla disintossicazione, al “no” al metadone e alla riduzione del danno, con buona pace di quelli che non ce la fanno, di quelli che ne hanno bisogno. Torna la guerra alla droga, con le sue solite vittime.

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