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All’inferno e RITORNO: le sfide vinte in comunità

Da: “Anna” n.21 – 27 maggio 2003

I “vecchi” tossicomani? Uno su tre è uscito dal tunnel per sempre. Ma nessuno è irrecuperabile: basta cercare una terapia su misura. Parola di un medico da 26 anni in trincea. Una piccola città di 1.500 abitanti E un fondatore molto orgoglioso.

Il “papà” di Villa Maraini è Massimo Barra, medico, 55 anni, una vita nella Croce Rossa italiana, da 26 anni al servizio dei tossicodipendenti a Roma. “La nostra non è solo una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, ma una vera e propria città, che gestisce e fornisce servizi.
Siamo l’unico centro antidroga italiano aperto 365 giorni l’anno, 24 are su 24”, aggiunge il fondatore. “Villa Maraini”, spiega Barra, “è diversa da tutti gli altri centri antidroga perché non utilizza una modalità di intervento in particolare, ma cerca di offrire ai tossicomani un ventaglio di scelte il più ampio possibile. Noi partiamo dal presupposto che è la terapia che si deve adattare ai tossicomane e non viceversa, come avviene nella maggioranza dei casi.

Non bisognerebbe mai imporre un’ideologia in particolare, tipo: “Se non ci stai, non sei dei nostri…” Altrimenti si rischia di escludere a priori qualcuno dalla possibilità di guarire”.

Rallenta la strage dell’eroina
Ma qual è la situazione della “vecchia generazione” di tossicodipendenti italiani? Nel 2002 516 persone in Italia sono morte per overdose. Il dieci per cento erano donne. Il dato, diffuso dalla Direzione centrale dei servizi antidroga del Ministero degli Interni, ha fatto contenti gli addetti ai lavori.
Perché nell’anno precedente, il 2001, le morti erano state molte di più: 825. Chi muore per droga, oggi, è sempre più anziano. Muoiono solo i tossicodipendenti di lunga durata, i più debilitati. Diminuiscono, invece, le overdosi tra i più giovani.
Per fortuna, il bilancio delle disintossicazioni e delle guarigioni supera di gran lunga il bollettino “nero”. Nelle comunità italiane (che sono circa 1.300 sparse su tutto il territorio nazionale) sono attualmente in cura l8mila tossicodipendenti: ragazze e ragazzi, uomini e donne, alcuni non più giovani. Le donne sono circa un quinto.
In Italia gli eroinomani sono circa 200mila. E solo il 10 per cento, circa 20mila, accetta dl entrare in comunità per curarsi. Tutti gli altri? Si “gestiscono” da soli.

VOGLIA DI GUARIRE
Dice Barra: “Noi sosteniamo da sempre che l’interesse dello Stato è di curare tutti i tossicomani, non solo una piccola parte, cioè quelli che accettano di andare in comunità. Le persane che accettano sono già “potenzialmente guaribili”.
Come recuperare quel circa l80mila fantasmi che restano fuori dal mondo? Questo è compito dello Stato. Massimo Barra e i suoi amici hanno già abbastanza da fare. Un lavoro durissimo, faticoso. Ma molto gratificante.

Anche il metadone può dare una mano
Il fondatore di Villa Maraini è contento del percorso compiuto. “Il calo delle morti per overdose”, dice, ” è anche un nostro personale successo. Noi facciamo interventi di emergenza per strada, salvando i tossicodipendenti in fin di vita per abuso di droga”.
“Il calo delle morti”, osserva Barra, “è dovuto senza dubbio anche al successo delle terapie che impiegano farmaci sostitutivi come il metadone, perché il metadone, somministrato in maniera corretta, protegge dall’overdose e permette una migliore qualità della vita.
Il metadone non va visto – e stigmatizzato – come un sostituto dell’eroina. Ma come un sostituto delle endorfine, cioè delle sostanze “analgesiche” prodotte dal nostro corpo, che non si riproducono più nel periodo in cui la persona è tossicomane. Anche il metadone, secondo me, è uno dei motivi per i quali è diminuita la mortalità in Italia”.
Barra ha una grande esperienza. Può parlare del presente, ma soprattutto del passato. Ieri chi si bucava stava peggio. “La prima generazione di eroinomani”, dice, “quella che ha creato tanti problemi quando l’Italia non era in grado di curarli, perché allora non c’erano né comunità terapeutiche né Sert (cioè gli attuali Servizi territoriali per la cura delle tossicodipendenze), è arrivata ai capolinea.
Oggi, un terzo di quelle persane è morto – per cause dirette o indirette legate alla droga. Un terzo sopravvive in condizioni più o meno accettabili. Un terzo è guarito”.

Matrimonio e figli.
Per dimenticare il passato La terapia è un processo di riconquista dell’indipendenza. Difficile dire, però, quando una persona è diventata realmente indipendente. “L’esperienza”, dice Barra, “ci conferma che il 33 per cento delle persone che ieri si drogavano oggi non lo fanno più. Si sono sposate, hanno fatto figli. Si sono messe al lavoro.
E non solo nei servizi antidroga. Alcune sono cos“ perfettamente reinserite nella società, che nessuno, vedendole, potrebbe immaginare il loro passato”. Oggi di droga si parla un po’ meno, è vero. “C’è una certa normalizzazione del fenomeno”, continua Barra. L’opinione pubblica è “isterica”.
Va a periodi. Non si parla più di eroina, proprio come non si parla più della Somalia. Ma non è che in Somalia le cose vadano meglio. Anzi, probabilmente vanno peggio. Solo che nessuno va a vedere che cosa sta succedendo… Ecco, con la droga è uguale”.

Quegli studenti modello con l’ecstasy IN TASCA
Invisibili. Per bene. Al di sopra di ogni sospetto. Vanno a scuola, lavorano. Non si sentono tossici. Eppure prendono di tutto: dalla “polvere degli angeli” all’anestetico par i cavalli Giovani. Giovanissimi.
Non si considerano affatto tossicodipendenti, non si possono etichettare con il classico cliché del “drogato” e spesso sono veramente invisibili. L’ennesimo allarme è stato lanciato alla fine di marzo, durante l’ultima riunione romana del Comitato interministeriale per il coordinamento degli interventi contro la droga, un organo istituito dal governo Berlusconi nel 2001.
L’incontro ha fatto il punto sull’emergenza giovanissimi. Cioè quelli che chiamano l’ecstasy “droga da ballo” o se prefenite: Dance drugs. Droghe da divertimento. Quelle che si usano in discoteca, o nei rave, per tirare tardi e reggere la fatica della danza. (Segue alla pagina successiva >>)

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