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In un libro le lettere dal carcere della droga

Da: “ANSA” – Roma, 25 aprile 2002
MASSIMO BARRA E ANTONIO LEONE AUTORI DI “RAGAZZI DENTRO”

“Quando mi apriranno le porte del carcere, che ne sarà della mia vita? Avrò ancora la forza di non bucarmi più?”. Fra tante richieste e confessioni, tante grida e sussurri, tante speranze e invettive, l’interrogativo più ricorrente e pesante nelle lettere dei tossicodipendenti dal carcere è proprio questo: cosa accadrà “dopo”.

Massimo Barra e Antonio Leone hanno raccolto centinaia di lettere, le hanno divise per capitoli (la malattia, la pena, l’amore, la morte ecc) e inquadrate nei problemi, nelle legislazioni, nelle statistiche; le hanno fatte commentare da alcuni esperti ed hanno cosi offerto al lettore uno dei più informati ed efficaci panorami di una tragedia contemporanea che tocca migliaia di persone e altrettante famiglie.

Il libro si intitola “Ragazzi dentro. Dieci anni di lettere dal carcere per droga”, l’editore Manni lo manderà in libreria dal 10 maggio. I destinatari delle lettere, raccolte per la prima volta, sono gli operatori del centro di Villa Maraini a Roma, persone capaci di meritare il rispetto e la confidenza dei loro interlocutori, che sperano di trovare (o ritrovare) aiuto presso di loro dopo il carcere. La comunità, del resto, rappresenta anche la possibilità di vedersi ridotta la pena detentiva, poiché chi va in comunità esce dal carcere.

Nel loro complesso, e senza sottovalutare l’interesse squisitamente umano (si è tentati di dire “narrativo”) delle singole storie, il libro ha il pregio di unire con chiarezza il dato dell’esperienza vissuta, e il commento di persone che con competenza e passione si occupano con diverse responsabilità del problema della tossicodipendenza: da Maria Elena Cocco, operatrice di una comunità; al magistrato Maria Monteleone, allo psichiatra Vittorino Andreoli, al penalista Carlo Federico Grosso.

Tante competenze diverse, poiché tante e diverse sono le facce della tossicodipendenza (medica, penale, economica ecc.). In tempi, come gli attuali, in cui il fenomeno è forse un po’ meno percepito, meno illuminato dai riflettori dei mass media, dato oramai quasi per scontato, i due autori ricordano con forza che “la droga c’’è, i tossicomani continuano ad esserci e il carcere è il grande appuntamento alla fine della strada, che molti non riescono ad evitare. Di fronte al carcere le polemiche tra tesi contrapposte debbono lasciare il campo alla realtà come è”.

“E’ una realtà – scrivono – nelle quale si intrecciano le eredità dolorose del passato (malattie, morti sfiorate per overdose, tentativi ripetuti di chiudere con la droga), le certezze del presente (forzata rinuncia alla droga in carcere, presenza di operatori interni ed esterni) e le ansiose aspettative per l’immediato futuro (prima di tutto l’uscita dal carcere, grazie alle misure alternative alla reclusone, e la possibilità di recuperare rapporti e progetti abbandonati).”

Il libro raccoglie lettere scritte nell’arco di un decennio (1991-2000), dando così conto anche dei cambiamenti notevoli nella legislazione e nell’approccio terapeutico alla tossicodipendenza. Ma in questo mutare di leggi e di pratiche, si scorge anche l’ottimismo della speranza e il pessimismo della volontà di chi si occupa del problema, poiché la droga incatena ancora migliaia e migliaia soprattutto di giovani. E uno di questo chiede: “non voglio chances, datemi una mano”.

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