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“In cella come nel medioevo”

Da: “Il Messaggero” di giovedì 5 dicembre 2002
VILLA MARAINI
Appello di Barra al ministro Pisanu: “Camere di sicurezza incivili”

Buie e maleodoranti, umide come cantine; muri e tavolacci intrisi di paura, sudore e lacrime a cancellare il confine tra la privazione della libertà e la privazione della dignità, tra un passato lontano secoli e il sottofondo della giustizia del terzo millennio. Così, le “camere di sicurezza” sparpagliate tra caserme e commissariati, appaiono come luoghi del paradosso; senza essere carceri, di sicuro hanno soltanto le serrature.

E il girotondo triste dei prigionieri di una notte, tutti uguali, al limite tra il disagio e il reato: l’ubriaco, lo scippatore tossico, l’immigrato clandestino, il ladro da processare per direttissima la mattina seguente. Gente che a Regina Coeli non ci arriva nemmeno. Come Maurizio Scandura: arrestato dopo essere fuggito all’alt della polizia, trovato morto in una camera di sicurezza della questura nonostante un passaggio in ospedale e due visite mediche in una notte.

La sua non  la sola storia così. Ce ne sono mille altre, meno tragiche, sempre umilianti. L’ultima: una donna colta in flagrante mentre ruba un profumo. Incensurata. Chiusa in cella di sicurezza, ritrovata in stato di choc, immersa nelle sue urine. “Al signor ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu….. questa Fondazione Villa Maraini le rivolge un appello perché la civiltà del nostro Paese e della sua capitale venga ripristinata dove  dimenticata: nella rete delle “camere di sicurezza” dove gli operatori della Fondazione vengono chiamati per soccorrere tossicomani in crisi di astinenza.

In celle come loculi: senza luce e aria, in pessime condizioni igieniche. Il degrado  insopportabile……” Così il responsabile di Villa Maraini, Massimo Barra, si rivolge con una lettera aperta al ministro Pisanu. Da tanti anni le pattuglie di pronto soccorso della Fondazione, costituite da un medico e da un ex tossicodipendente, quando arrivano nel commissariato o in caserma precipitano in uno spettacolo desolante, in uno scarto logico e temporale tra detenzione e dignità.

“Spesso vado anche io – racconta Barra -. Vedo poliziotti e carabinieri trattare i detenuti con correttezza: trovo l’imbarazzo di quelle celle indecenti in caserme sontuose e tutte marmi come quella dei carabinieri dei Paridi, o in commissariati nuovi di zecca, come a Tormarancia. E’ impensabile che la custodia di esseri umani possa prescindere dal rispetto della persona.

Come se oltre alla privazione della libertà, venga considerato normale infliggere un’afflizione aggiuntiva – prosegue l’appello della fondazione Villa Maraini al ministro dell’Interno -. Un’afflizione gratuita in un limbo tra la libertà e il carcere che sa di medioevo. Signor ministro, solo un suo intervento potrà permettere un più dignitoso trattamento dei cittadini in stato di arresto. In attesa di giudizio e di una sua cortese risposta……”

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