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Detenuti a casa con documenti falsi

Da: “Il Tempo” di domenica 19 maggio 2002
Arresti domiciliari ottenuti grazie a certificazioni contraffatte che li classificano come tossicodipendenti
La denuncia della Fondazione Villa Maraini, che è corsa ai ripari con la controfirma

SI ACCONSENTE all’affidamento del recluso in questo centro di recupero per tossicodipendenti. In calce al documento la firma di un responsabile per la comunità di Villa Maraini, firma visibilmente contraffatta. In alto a sinistra anche il numero di protocollo, completamente inventato. NELL’INSIEME però un pezzo di carta del tutto credibile, tale da indurre in inganno chiunque, pure un magistrato di sorveglianza.

COSI’ UN detenuto qualunque, anzi un detenuto facoltoso; si parla di reati da tangentopoli sarebbe tornato libero fingendosi tossicomane ed usufruendo dei benefici previsti dalla legge. MA IL SOSPETTO è che questo non sia l’unico caso, che dietro ci sia un vorticoso giro di soldi, che esista cioè una sorta di “canale riservato” a disposizione di chi ha abbastanza quattrini da spendere: un canale che dalla cella di una galera porta alle comodità degli arresti domiciliari, col fastidio accettabile della visita mattutina in comunità di recupero.

Indubbiamente è presto per parlare di inchiesta sulle “scarcerazioni d’oro. Intanto però Massimo Barra, responsabile di Villa Maraini, a scanso equivoci ha presentato una denuncia contro ignoti per falsificazione di documenti. La storia in ogni caso, a questo punto un vero e proprio giallo sul quale stanno indagando anche i carabinieri del Nucleo Operativo di via In Selci, rischia di essere molto più inquietante di quanto non sia lecito supporre ascoltando i fatti nudi e crudi.

Lo scenario è quello del carcere di Rebibbia, i protagonisti del fatterello sono un operatore di Villa Maraini ed un detenuto. E’il secondo, commettendo probabilmente un passo falso, a chiedere al primo lo stato d’avanzamento delle pratiche per la sua richiesta di affidamento alla comunità. Ma quale affidamento? E quali pratiche? E’il dubbio che sorge immediatamente nell’interlocutore. E spunta una lettera, una richiesta redatta al computer su un foglio di carta intestata di Villa Marami: il detenuto Tal dei Tali è giudicato meritevole di usufruire dei benefici previsti dalla legge 309/90. Insomma quanto dovrebbe bastare al giudice di sorveglianza per scarcerare il recluso All’operatore di Villa Maraini però non sfuggono un paio di cose: se il foglio, perfino il tipo di carta sono quelli ufficiali, la firma è invece una sigla sconosciuta a Villa Maraini.

E il protocollo, anche quello non rimanda a nulla negli archivi del centro. Un falso dunque, un falso palese ma solo agli occhi di chi fa parte di Villa Maraini, non di un esterno. Proseguendo nelle ricerche, le sorprese non finiscono. Il detenuto non è uno qualsiasi. Pur nel riserbo assoluto delle indagini trapela un elemento: col mondo della droga non avrebbe nulla a che fare, né come consumatore, ne come spacciatore; i reati sarebbero reati da tangentopoli. Di qui la denuncia di Massimo Barra, che spiega di non sapere “se ci siano in giro altri falsi, nel dubbio invitiamo gli interessati a prendere contatti col nostro progetto carcere”.

Di qui le indagini dei militari del Nucleo. C’è infatti un aspetto che ai carabinieri non è sfuggito: falsificare la richiesta d’affidamento da parte di Villa Maraini, serve solo dopo che qualcuno in un Sert i servizi per le tossicodipendenze ha accertato la dipendenza dalla droga del soggetto. Per questo la rete di complicità potrebbe essere ma non necessariamente è più vasta e strutturata. Potrebbe esistere un’organizzazione insomma.

E come ciliegina sulla torta spunta un altro particolare dell’ultim’ora: dopo la scoperta del primo caso a Villa Maraini si sono messi sotto a spulciare le carte. Di falso ne è spuntato subito un altro, successivo al primo, tanto che come contromisura si è deciso di introdurre la controfirma.

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