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“Oltre al fumo ci vuole l’arrosto”

Da: “Il Manifesto” di mercoledì 19 gennaio 2000
Associazioni e comunità chiedono ai Ds un vero impegno

Un terremoto in un bicchiere d’acqua o una svolta? L’approvazione al congresso Ds dell’ordine del giorno su legalizzazione delle droghe leggere e sperimentazione di programmi di somministrazione controllata di eroina è stata accolta con reazioni opposte: c’è chi l’ha definita avventurista, chi ragionevole, chi incredibile, chi segno di maturazione, chi di opportunismo, chi pensa si tratti di uno spiraglio, chi invece prevede apocalittiche rotture nella maggioranza.

Tanto che il ministro Livia Turco, capo del dicastero più direttamente coinvolto nella questione, quello degli affari sociali, ha subito preso le distanze dalla se stessa diessina. Tra operatori, comunità, associazioni ed esperti, nonostante lo sforzo dei giornali per misurare col bilancino gli interventi favorevoli e quelli contrari (quasi fosse una partita di ping pong), si respira un timido sollievo. Perché, come dice Massimo Barra, della Fondazione Villa Maraini, che si occupa da oltre un decennio dei tossicodipendenti romani, “quanto più c’è comprensione e tolleranza, tanto più il compito di noi operatori è facile. Troppo a lungo abbiamo sofferto e purtroppo soffriamo ancora le conseguenze ideologiche del proibizionismo delle cure, che impedisce interventi terapeutici assolutamente indispensabili come la somministrazione del metadone.

Tanto è vero che ci sono ancora a Roma Sert dove non la somministrazione non si fa o si fa male. Tuttavia – prevede Barra – non mi pare ci siano per ora le condizioni per una seria sperimentazione. Da tempo studiamo con l’università La Sapienza una sperimentazione sul modello svizzero di una percentuale minima dei circa 200 mila tossicodipendenti. Pensiamo a mille, l’uno per cento del 5% degli ‘irriducibili’. Ma mi sembra che ci siano da salire ancora troppi gradini nella scala della ragionevolezza”.

Stefano Vecchio, della comunità Alef di Napoli, è soddisfatto della presa di posizione diessina ma “considero preoccupante – dice – la presa di distanze del ministro Livia Turco che si affretta a dire che quella decisione non deve avere ripercussioni sui governo. Perché non deve? Io penso che subito in tutte le regioni governate dai Ds si dovrebbero approvare ordini del giorno simili. Allora si vedrebbe se quella del congresso è stata solo una manovra”.

Don Andrea Gallo, della comunità San Benedetto di Genova, da anni litiga con i suoi “colleghi” Picchi o Gelmini esattamente contro la “cultura della demonizzazione delle sostanze. Perché – dice – demonizzare le sostanze significa demonizzare le persone che le usano. Il segnale lanciato dai giovani della Sinistra giovanile viene da lontano, da molti incontri e da un’acquisizione di consapevolezza e mi meraviglio che queste posizioni siano diventate maggioranza.

La reazione dei fascisti ma anche di alcune comunità cosiddette terapeutiche e della Chiesa conferma che la questione è importante e urgente e che bisogna farla finita con il cieco proibizionismo”. Per Luca Casarini dei Centri sociali del nordest, che ogni anno fanno la festa del raccolto (della marijuana) e quest’anno sono stati invasi da una pesante perquisizione della polizia “quell’ordine del giorno è stata l’unica cosa di sinistra del congresso.

Con molto ritardo quel partito ha recepito ciò che la società civile dice da tanto tempo. Sul piano concreto, sarebbe ora che l’Italia si adeguasse ai livelli più avanzati di tanti paesi europei per affrontare il problema non in modo ideologico ma pratico. Credo che l’approvazione di quell’ordine del giorno nasca soprattutto da problemi interni ai Ds, altrimenti non si spiegherebbe la reazione del ministro Turco. E’ evidente, però, che il gioco di essere allo stesso tempo libertario sulle droghe e liberista sul resto non funziona”.

Il presidente della Lila, Vittorio Agnoletto, esprime “soddisfazione”. Ma chiede anche ai Ds di andare avanti e al governo di “recuperare i tre anni persi rendendo operative le scelte della Conferenza di Napoli, arrivando a depenalizzare l’uso individuale di qualunque sostanza e avviando politiche per la riduzione del danno come la distribuzione controllata di eroina”.

Forum droghe porta avanti da anni una politica antiproibizionista di sinistra e la sua presidente, Cecilia D’Elia definisce “importante quell’ordine del giorno perché prosegue coerentemente una politica di riduzione del danno”. Quanto alle mani avanti di Livia Turco, “non si capisce perché oggi prenda le distanze da qualcosa che lei stessa si era impegnata a realizzare al termine della Conferenza di Napoli. Il fatto che quegli impegni non siano stati mantenuti non significa che debbano essere negati. Spero che la posizione dei Ds possa ora condizionare le decisioni del governo”.

Per l’Ufficio nuovi diritti della Cgil nazionale, quella approvazione è stata una sorpresa. La responsabile, Maria Gigliola Toniollo dice di “essere rimasta piacevolmente stupita perché avevo una sensazione di calma piatta. Ora i Ds devono andare avanti e dimostrare che non si tratta solo di una presa di posizione di facciata”. Giancarlo Amao si dice “imbarazzato perché da una parte mi sembra importante il pronunciamento del primo partito italiano, che finalmente sembra aver acquisito su questo tema uno spirito autenticamente laico e ascoltare i segnali che arrivano da Svizzera, Francia, dagli stessi Stati uniti.

Dall’altra, non capisco l’atteggiamento del ministro Turco che si tira indietro: un esempio di schizofrenia politica che altri possono analizzare meglio di me”. Stefano Anastasia è presidente dell’Associazione Antigone, che si occupa di carcere, e dunque necessariamente anche di droghe: “Secondo un recente rapporto dell’Osservatorio europeo – dice – in Europa i consumatori di droghe leggere (ma finiamola di chiamare droga l’hashish e la marijuana) sono 40 milioni. Come si fa a parlare ancora di illegalità di quel consumo? E’ necessaria una politica di decriminalizzazione della vita quotidiana dei consumatori di qualsiasi tipo di droga”.

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