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“Non togliete le ambulanze alla Croce Rossa”

Da: “La Stampa” di domenica 10 ottobre 1999 – Roma.
Cuneo, l’ispettore nazionale accusa:”Incomprensibile la strategia di rinuncia del ministro Bindi”
Polemica alla festa per l’istituzione del millesimo gruppo di volontari

“Sarebbe un clamoroso autogol per il sistema Paese se la Croce rossa, come si paventa, smettesse di occuparsi del soccorso con autoambulanze”. Rischia di trasformarsi in una giornata di protesta dei volontari del soccorso la festa per l’istituzione del millesimo gruppo Cri, prevista per oggi a Prunetto, nel Cuneese.

A farsi portavoce del malumore degli oltre settantamila volontari italiani è l’ispettore nazionale Massimo Barra. Fortemente polemico il suo intervento al Consiglio nazionale straordinario, tenutosi ieri sera a Monesiglio, a pochi chilometri di distanza da Prunetto. “Siamo sconcertati dalla strategia di rinuncia che sembra trovare concordi il ministro della Sanità, Rosy Bindi, e la sua compagna di partito e presidente nazionale Cri Maria Pia Garavaglia – ha detto Barra -: secondo loro, la Croce rossa si occupa di troppe cose.

Forse ne vorrebbero vedere ridotto il ruolo a favore di altre organizzazioni, che, a differenza dei volontari Cri, non sono apolitiche, e quindi più facilmente mobilitabili in fase elettorale”. “Settantamila volontari in mille città – ha proseguito Barra – sono una formidabile riserva di energie al servizio dell’Italia, soprattutto perché hanno il “know how” della strada, sono cioè capaci di intervenire nelle piccole e grandi difficoltà che colpiscono ogni giorno i cittadini.

Se la Croce rossa dovesse lasciare le ambulanze, come più volte anche il presidente nazionale Garavaglia ci è sembrato auspicare, l’Italia perderebbe questa rete di operatori, che nel solo 1999 ha assistito un milione di vittime, percorrendo con i mezzi oltre 40 milioni di chilometri”. La polemica non potrà non avere eco nella festa prevista oggi, per la nascita del gruppo numero mille: in Valle Bormida i volontari iscritti alla Cri sono 150.

Anche qui il volontariato è un po’ in crisi, come a livello nazionale, ma a novembre partirà un nuovo corso di formazione, dal quale si conta esca un’altra trentina di operatori. Per coprire tutto il territorio, difficile per collegamenti e conformazione, dieci piccoli paesi si sono uniti: hanno scelto di stabilire la sede a Monesiglio, dislocando però presidi e mezzi in tutti i punti strategici, pronti a intervenire nel minor tempo possibile.

Ugo Valesano è il responsabile del Consorzio in cui si sono legati i centri della Valle Bormida, da Saliceto a Monesiglio, da Niella Belbo a Castino, da Gorzegno a Mombarcaro, Bergolo e Levice: “In queste zone la popolazione è in prevalenza anziana – spiega -, quindi i problemi ci sono. Anziché frammentarci, abbiamo deciso di lavorare insieme, creando un gruppo nuovo.

Alla nostra festa abbiamo invitato anche politici e amministratori regionali, provinciali e locali perché la consideriamo una via per il rilancio della Val Bormida, dopo gli anni del disastro ambientale dovuto all’Acna di Cengio”. Dalle 9 i gruppi in divisa sfileranno per le vie del paese. Dopo il raduno, alle 10, il vescovo di Alba, Sebastiano Dho, celebrerà la messa al campo.

Al termine della funzione religiosa, le autorità taglieranno il nastro per la fondazione del Gruppo Volontari del Soccorso “Valle Bormida”, il numero “1000”. Ma il presidente nazionale della Croce rossa Maria Pia Garavaglia ha già fatto sapere che non potrà essere presente.

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