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Le strade della notte

Da: “Famiglia Cristiana” Anno LXIX – N. 8 – 28 febbraio 1999
Gli androni della metropolitana, i tunnel stradali, gli abissi metropolitani intorno alla stazione. Italiani, albanesi, africani. Il popolo della disperazione, di chi qualche volta ha cercato di smettere, di chi non ci ha mai pensato. E di chi lotta per salvarli.

L’abisso è una scala cieca a due passi dal mondo. C’è un ago che luccica e il sangue che scorre. Un paltò scivola piano lungo i gradini, non un grido, non un rantolo. L’unico rumore è la metropolitana che arriva, le voci della sera. Lo hanno salvato, stavolta. Lui era lì che aspettava di spegnersi e la sua donna chiedeva una sigaretta, solo una sigaretta. Lo hanno salvato e oggi è già il secondo e ad altri è accaduto ieri: tenuti in mezzo a noi dall’amore e dal destino.

C’è una overdose di sangue a Roma, un morto ogni due giorni. Ci sono 19 ragazzi ammazzati dallo “schizzo” di una dose troppo pura di eroina, oppure truccata, tagliata con solventi chimici e polvere di marmo. Ce ne sono decine salvati dai medici e dai volontari della Croce Rossa che collaborano con la Fondazione “Villa Maraini”, struttura pubblica, la prima in Italia a inventare le unità di strada, i camper, le auto per il pronto soccorso 24 ore su 24.

Sono morti i più disperati, anni di buchi alle spalle, nessun progetto di vita, nessuna prospettiva di riabilitazione. Spiega il dottor Massimo Barra, direttore di Villa Maraini: “C’è una parte della società a perdere. Ciclicamente ci sbatte in faccia i suoi mortiÈ”. Allora è bene ripassarla, la lezione: c’è la droga e ci sono i drogati, 25.000 eroinomani a Roma, poi quelli che tirano cocaina, che si impasticcano, che non si fermano mai, nemmeno davanti alle dosi truccate.

Il massimo lo chiamano speedball , eroina e cocaina insieme, due effetti in uno, ansiolitico ed eccitante. Se va bene finisce con un collasso. E il rito accomuna tutti, senza distinzioni di razza e colore della pelle. Si “fanno” italiani ricchi e poveri, si “schizzano” neri, curdi, albanesi. Gli africani vanno sugli scudi: grandi spacciatori e grandi consumatori. Il 65 per cento dei tossici neri è nordafricano, l’11 del Senegal, dell’Etiopia e del Sudan. L’Est europeo riempie il 13 percento della classifica, il resto è sparso.

L’anno scorso sono morte 83 persone per droga. Le unità di strada di Villa Maraini ne hanno salvate 91. In sette anni, da che funzionano, sono 477 le persone scampate alla morte. Oggi è venerdì e fuori dall’ufficio di Massimo Barra c’è la solita fila di chi forse smetterà e di chi invece dice che è più forte di te. “Noi non rifiutiamo nessuno. Il problema è salvare le vite. Non esiste la tossicomania, esistono i tossici e la terapia deve adattarsi a loro e non viceversa”.

Villa Maraini sono tre edifici dentro al grande parco della Croce Rossa italiana. E’ nata vent’anni fa come comunità terapeutica. Si occupa di tutto, dai programmi di recupero alla riduzione del danno per chi non vuole smettere. C’è una tipografia, cioè una cooperativa di lavoro per chi ha deciso di rifarsi un progetto di vita, una comunità, i dormitori, che si riempiono tutte le notti ma dove non si può sostare per più di cinque giorni.

Dice il dottor Barra: “Il tossico che non vuole smettere, se seguito da una struttura, corre meno rischi”. C’è parecchia gente questa sera. Si parla della partita di eroina troppo pura, dei morti e dei modi per uscirne. Nella stanza del “Progetto carcere” le luci rimangono accese fino a tardi. L’armadio è pieno di fascicoli. Sono spesso lettere disperate, e i medici di Villa Maraini, gli psicologi, gli ex tossici che qui lavorano hanno per ognuna una risposta. L’ambulatorio è aperto giorno e notte. Dieci medici si danno il cambio: curano un ascesso e fanno i test dell’Aids. (Segue alla pagina successiva >>)

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