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“Innovare rinnovando” il problema tossicodipendenze

Da: “1864” Rivista della Croce Rossa Italiana – bimestrale Numero 6 Anno IV novembre/dicembre 2000
Intervento a Napoli: Primo Convegno Nazionale del Comitato Femminile

Un’idea dell’importanza della formazione e della consapevolezza dei fenomeni è stata quella offerta da Massimo Barra, Ispettore Nazionale dei Volontari del Soccorso, che è intervenuto al Convegno di Napoli, soffermandosi sul problema della droga.

“Innanzitutto” ha esordito Barra “bisogna chiedersi ed intendersi su quale è la definizione di droga. Da sempre l’uomo, su milioni di piante che danno principi attivi, ne coltiva principalmente cinque: il Papavero (morfina ed eroina), la Vite (alcol), il Tabacco (nicotina), la Coca (cocaina) e la Canapa (marjuana ed hashish).

Alcune sono legali, altre no, e non c’è differenza in termini di mortalità (per esempio la così detta “maria” non è mortale). Tuttavia l’allarme delle società per la diffusione dell’eroina è immensamente maggiore di quella per l’alcol che uccide infinitamente di più.

Queste cinque sostanze agiscono sulla parte del cervello deputata al piacere. Ma le droghe non creano piacere, bensì lo concentrano e, in questo caso, il risultato è assolutamente negativo. La tossicomania, quindi” ha proseguito Barra “non è un concetto solo psichico ma anche fisico. Non a caso è riproducibile in laboratorio con i topi”.

“Allora”, ha aggiunto Massimo Barra “se questa è la realtà, le belle parole, le pacche sulla spalle, ricordiamolo, diventano una sottile violenza. Per fortuna in genere l’innamoramento (perché di questo si tratta) della droga dura in media 10 o 15 anni, quando sopraggiunge l’odio. Questo è il momento della guarigione, per chi ce la fa, e della morte per chi non ce la fa.

In questo senso, in fondo, il tempo è nostro alleato ma, in concreto, cosa significa fare terapia? Intanto bisogna essere consapevoli che i tossicodipendenti sono diversi: c’è chi è ancora innamorato e chi è stufo. Il secondo principio di fondo è che aspettare che vengano da soli è profondamente sbagliato perché significa operare una selezione a monte del problema. Dobbiamo piuttosto andare in strada a prenderli”.

“La CRI può giocare un grande ruolo”, ha sottolineato Barra “in virtù anche del suo emblema unico, il cui fascino protettore è tanto più apprezzato quanto più la persona che ad esso si rivolge è emarginata e bisognosa. E poi”, rivolgendosi alle presenti in sala, “i suggerimenti per il lavoro dei Comitati Femminili. Essere informate e formate sul problema, collaborare con i centri antidroga, fornire materiale di assistenza ai centri di prima accoglienza, organizzare manifestazioni di sensibilizzazione e raccolta fondi, visitare i tossicomani reclusi, favorire l’operatività delle unità di strada, coinvolgere le altre componenti della CRI in specifiche attività da modulare a seconda delle priorità e delle competenze del Comitato”.

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