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Gli operatori: “Può servire, ma occorre anche il ricovero coatto”

Da: “L’Unità” di mercoledì 1 settembre 1999 – Roma.

Un grido di aiuto nel cuore della notte. L’operatore del camper antidroga di Villa Maraini spalanca lo sportello e fa entrare un ragazzo. Non è arrivato alla stazione Termini per “elemosinare” una siringa pulita. Non è andato li per sé, ma per un amico Luigi, 20 anni, che lo staff di viale Ramazzini, a Roma ha già “salvato” ben dieci volte da un’overdose.

Un caso limite che inquadra il problema alla radice così come non esiste un solo tipo di tossicomane, non esiste una terapia valida per tutti. E Massimo Barra il direttore della comunità romana, precisa. Non per tutti va bene il metadone e non a tutti basta la comunità.Ogni tossicomane va aiutato a modo suo, “analizzando” le varie fasi del suo rapporto con la droga.

Noi di Villa Maraini non abbiamo pregiudizi di tipo ideologico. Fin dall’inizio abbiamo usato tutti i metodi conosciuti per poter aiutare il maggior numero di tossicomani: il metadone per alcuni, il suo antagonista il naltrexone, per altri. O addirittura nulla: solo un programma di comunità terapeutica diurna.

Detto questo, abbiamo ben chiaro che esistono un certo numero di tossicomani così assatanati e incapaci di intendere e di volere, che finanche l’offerta del metadone risulta vana e non competitiva rispetto alla vita di piazza”. E Luigi ne è un esempio. Dunque? “Ben venga la sperimentazione controllata dell’eroina – sottolinea Barra -. Magari unita, in alcuni casi, al ricovero coatto”.

Luigi, intanto grazie al suo amico è stato “risvegliato”, con un farmaco salvavita: il “Narcan”. Ora è nelle stanze della comunità, ma solo per smaltire la “sbornia”. Di affrontare una terapia di disintossicazione non ne vuole sapere. A Villa Maraini allargano le braccia. “Purtroppo, di più non possiamo fare – dicono.

Siamo impotenti di fronte alle sue morti annunciate. Di curarlo con il metadone neanche a pensarci. Ci proviamo ogni volta inutilmente. Lasciamo il camper che prosegue il suo “viaggio” tra i tossicomani bisognosi d’aiuto. Al momento l’emergenza è una coppia d’età avanzata: marito e moglie che passano da un overdose all’altra. E sempre nello stesso posto, sul treno fermo al binario 1 o 22. Tutte le sere gli operatori stilano un rapporto degli interventi eseguiti: 200 casi, dalle l6 alle 24 e 30. E soltanto nella postazione di Termini.

Ragazzi e adulti “salvati” su segnalazione o per contatto diretto. I luoghi a “rischio d’overdose” sono più o meno sempre gli stessi: i sottopassaggi di Corso d Italia, i corridoi della metropolitana, i giardinetti accanto al ministero del Tesoro. Ma torniamo alla sperimentazione sulla droga, alle sue potenzialità e controindicazioni. Secondo Massimo Barra la somministrazione dovrebbe funzionare così: 100 tossicomani da curare per circa tre anni con eroina controllata in un ambiente sanitario.

Ovviamente in luoghi appartati dalla morbosa curiosità della gente e lontano da asili nido o condomini. “Villa Maraini – sottolinea il direttore – avrebbe una casetta ad hoc. Ma anche la Croce Rossa potrebbe mettere a disposizione degli edifici attualmente non utilizzati. II modello potrebbe essere quello svizzero che ha fatto ridurre i casi di criminalità del 60 per cento.

Anche se – precisa Barra – “non bisogna pensare a questo provvedimento come una panacea. C’è un limite nella somministrazione d’eroina: l’etica è diversa dalla ricerca attiva. Ad un certo momento diventa una cosa squallida andarsi a fare una “pera” in una Asl. Non crediamo quindi che la somministrazione terrebbe sotto controllo il mercato nero dei tossicomani.

Ce ne sarebbe comunque una fetta che rifiuterebbe questo imborghesimento della ricerca del piacere. Tuttavia è una chance che non va scartata. Magari anche andando oltre: affiancando ad essa il ricovero coatto. Perché esistono dei momenti così drammatici – conclude Barra – in cui il soggetto è così incapace di intendere e di volere che una ventata di disintossicazione forzata in un ambiente idoneo non può che fargli del bene. Per fargli prendere il metadone, per esempio”.

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