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Comunità romane, dove sono finiti i genitori?

Da: “ANSA” – Roma, 26 giugno 2000
Tossicodipendenti non solo più soli davanti alla lotta alla droga ma anche, per il direttore di Villa Maraini Massimo Barra, sempre più “disarmati” quando decidono di combattere la loro guerra. ”Le campagne istituzionali – afferma Barra – deificano le comunità di recupero come unico metodo per uscire dalla tossicodipendenza.

In realtà, però, e lo dico da persona che ne guida una, le comunità curano solo una minima parte di drogati, ma chi si occupa dei drogati di strada? I servizi di strada, i sert sono relegati nei ghetti con pochi operatori e pochi mezzi e con il rischio che l’opinione pubblica li additi come covi di tossici e pericolo per la sicurezza pubblica”.

Eugenio Iafrate, coordinatore del progetto Carcere di Villa Maraini, ricorda che “dei 3.500 detenuti nelle carceri romane, il 45 per cento è tossicodipendente o agli arresti per problemi connessi allo spaccio ed è costretto a convivere con enormi carenze di cure”. Da poco il metadone è entrato a Rebibbia e Regina Coeli, ma, spiega Iafrate, “viene dato per tutti a scalare senza alcuna attenzione alla differenza tra i detenuti”.

Per Iafrate, le difficoltà di recupero per i detenuti tossicodipendenti sono “accentuate dai gravi ritardi nel passaggio delle competenze sanitarie dal ministero della giustizia a quello della Sanità e così i drogati sono gli ultimi tra i detenuti”.

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