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Via Toscana

Tratto da: “Al tramonto…” di Antonio Farrace, Roma dicembre 2011

Tornavo da un viaggio a Torino dove con Anna Maria avevo partecipato all’Ostensione della Sacra Sindone quando, sull’Aurelia, ricevetti una telefonata del Capo di gabinetto dell’interno che mi proponeva la nomina di rappresentante del Ministero in seno al Consiglio direttivo nazionale della Croce rossa italiana che doveva essere rinnovato. Rimasi felice per quella telefonata che mi riconciliava con la mia Amministrazione: piccola cosa ma molto importante sotto il profilo psicologico. D’altra parte, con la precedente dirigenza della Croce rossa avevo avuto numerosissimi rapporti per organizzare centri di assistenza in occasione dei massicci esodi di rifugiati e sfollati provenienti allora – in massima parte – dalla Polonia, dall’Albania, dai paesi dell’ex Jugoslavia (anche se a seguito di intese esteri-interno ma più probabilmente per iniziativa dell’allora Ministro dell’interno Fanfani, sui passaporti dei polacchi era stampato un timbro verde che impediva loro di chiedere asilo politico).

Come era nelle sue tradizioni migliori, la risposta della Croce rossa era sempre stata immediata ed efficiente, anche quando fu necessario creare vicino ad Ancona una piccola, agile struttura sanitaria con il compito di smistare in vari paesi europei bambini feriti provenienti dalla ex Jugoslavia. L’assoluta eccezionalità dell’intervento, unitamente al suo carattere di emergenza, non consentirono di valutare esattamente i costi, i soggetti responsabili, le procedure amministrative da seguire. E tutto ciò aveva creato in me forti preoccupazioni come in numerose precedenti e successive occasioni che mi avevano condotto al limite del logoramento psicologico.

Nel raccontare questi episodi posso dire con orgoglio di aver servito lo Stato affrontando situazioni complesse con ogni possibile efficienza ed immediatezza ma sempre nel rispetto dei vincoli amministrativi: storiche le preoccupate attese del «bollino» del tesoro che praticamente autorizzava l’attuazione dei provvedimenti.

Ma questa digressione nella memoria rifletteva un passato ormai definitivamente trascorso mentre si prospettavano impegni nuovi ma molto meno emotivamente pesanti. Mi detti subito da fare, presi contatto con qualche dirigente della Croce rossa, cercai di conoscerne la normativa di base. Il giorno della prima convocazione del Consiglio andai puntualmente in via Toscana ma – come avviene nella migliore tradizione italiana – fui protagonista di un giallo. Riuscii solo a capire che la mia nomina non era stata ancora formalmente perfezionata ma non fui in grado di verificare se ciò era avvenuto per un ritardo di comunicazione formale o per qualche altro incidente… diplomatico!

Attesi così per l’intera mattinata in una stanza attigua al salone del Consiglio e solo nel pomeriggio fui ammesso ai lavori. La vicenda aveva un pizzico di grottesco ma risultò tutto sommato divertente e anche gradevole. La Presidente mi invitò infatti a pranzo in una trattoria dei via Uffici del Vicario che, a quanto mi sembrò di capire, era sotto la sua residenza. In quella occasione fu ospite anche una consigliera calabrese che successivamente scoprii essere di estrazione democristiana come del resto la Presidente che, inforcando una montagna di spaghetti alla Alberto Sordi, ironizzava simpaticamente sui democristiani «magnoni».

L’incarico durò praticamente un quadriennio e non fu certamente monotono. Per iniziativa della Presidente, il Consiglio fu ricevuto, prima, dal Presidente della Repubblica Scalfaro e, successivamente, dal Presidente Ciampi. In una di queste due occasioni fui presentato come «il famoso Prefetto». Fu probabilmente con il Presidente Scalfaro che io avevo conosciuto molto bene quando era Ministro dell’interno. Ma la Presidente poteva essere più misurata!

Quasi come in una gita scolastica furono organizzati almeno due viaggi a Mantova e a Jesolo: il primo per visitare i luoghi storici che videro la nascita della Croce rossa fondata a Ginevra nel 1864 grazie alla idea di Jean Henry Dunant, rimasto colpito dalle conseguenze della cruenta battaglia di Solferino nel 1859 (solo una decina di anni dopo conobbi più compiutamente la vita e l’azione di questo rilevante personaggio leggendo un articolo del p. Piersandro Vanzan sul numero 3860 della Civiltà cattolica dal quale appresi anche nel 1901 era stato insignito del premio Nobel per la pace); il secondo a Jesolo per visitare una struttura dell’Associazione e partecipare ad una esposizione di progetti d’intervento della Croce rossa internazionale. La Presidente teneva molto al «suo» Consiglio direttivo, tanto che un anno ci fece pervenire un biglietto per partecipare alla sfilata del 2 giugno dall’esclusivo palco presidenziale. Proprio in quei giorni un amico mi chiese come fare per prendere parte alla manifestazione: volentieri gli cedetti l’invito presidenziale dopo essermi assicurato che Alberto Ruffo – Consigliere per gli affari interni alla Presidenza della Repubblica – mi avesse fatto pervenire analoghi inviti per un palco meno prestigioso ma sempre importante dove mi era possibile portare anche i nipoti. Non ringrazierò mai abbastanza Alberto per questo regalo che si rinnovò per diversi anni.
Salvo alcuni mesi morti, il Consiglio veniva convocato mediamente ogni 40-50 giorni con ordini del giorno chilometrici. Questo era l’o.d.g. del 5 novembre 1998:

approvazione verbale seduta precedente – comunicazioni del Presidente in merito alle delibere adottate dalla Giunta esecutiva nazionale – ratifica ordinanze presidenziali – seconda variazione del bilancio esercizio 1998 – proposta di spesa dei servizi del Comitato centrale al bilancio di previsione anno 1999 – bilancio Comitati regionali – alienazione complesso immobiliare sito in Fara Sabina (RI) – stanziamento fondi per lavori su immobili – regolamento per l’attuazione del decreto legislativo 29/93 e successive modificazioni ed integrazioni – regolamento Consiglio direttivo nazionale – problematiche attinenti la Fondazione Villa Marami – sconti per i dipendenti e personale volontario sulle tariffe rela­tive ai servizi di pronto soccorso infermi – art.37.c del D.P.C.M. 7 marzo 1997, n.110 – regolamento concernente le modalità di gestione delle entrate derivanti da raccolta di fondi e di oblazioni – linee programmatiche delle attività per il prossimo quadriennio – art. 10 D.Lgs. 7 agosto n. 279 – adeguamento alla normativa del regolamento di contabilità e di amministrazione – art. 42 del D.P.C.M. 7 marzo 1997 n.110 – revisione dei regolamenti concernenti il funzionamento delle componenti volontaristiche della CRI – art. 15.2 del D.P.C.M. 7 marzo 1997 n. 10 – regolamento per il conferimento di onorificenze e ricompense – modifica denominazione capp.105 e 108 del bilancio della Associazione.
Con D.P.C.M. n.97 del 6 maggio 2005 veniva emanato il nuovo statuto dell’Associazione italiana della Croce rossa, quando io ne ero ormai largamente fuori. Avrei voluto verificare le differenze fra il nuovo ed il vecchio statuto specialmente per quanto riguarda la rappresentanza ministeriale. Avevo chiesto notizie in merito all’Ufficio relazioni pubbliche dell’Associazione che ne aveva interessato gli uffici ma non ho avuto riscontri. Scorrendo comunque l’art. 22 del nuovo statuto appare evidente che la composizione del Consiglio è sostanzialmente cambiata almeno per quanto riguarda la rappresentanza ministeriale che non è più prevista. Salvo forse qualche sfoltimento, per il resto la struttura complessiva del Consiglio è in gran parte analoga alla precedente: «il Consiglio direttivo nazionale è composto dal Presidente nazionale che lo presiede, da dodici membri soci attivi della Croce rossa italiana, di cui sei elettivi, designati dall’Assemblea nazionale fra i propri componenti e sei di diritto, rappresentati dagli organi di vertice nazionale delle componenti volontaristiche della Croce rossa italiana» che – come prima – continuano ad essere: il Corpo militare; il Corpo infermiere volontarie; i Volontari del soccorso; il Comitato nazionale femminile; i Pionieri; i Donatori di sangue. (Segue alla pagina successiva >>)

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