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“Verso la privatizzazione, purché non sia posta in modo brutale”

Da: “Corriere del Giorno” 15 dicembre 2010
L’INTERVISTA con Massimo Barra, che guida l’organizzazione internazionale
A colloquio con Massimo Barra, oggi al vertice della Croce Barra Internazionale.

Dottor Barra a livello internazionale ormai Croce Rossa e Mezzaluna rossa sono insieme. Sono stati abbattuti tutti gli steccati?
Oggi non siamo qui a parlare solo di Croce Rossa Italiana ma del movimento internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa che io rappresento. Un movimento internazionale senza preclusioni di sorta con 286 paesi rappresentati.

In un’organizzazione che abbraccia tutto il mondo attraverso la sintesi delle diverse sigle c’è il complesso dell’elefantiasi?
Si ed è il motivo che ha spinto alcuni, anche della CRI a creare delle NGO (Organizzazioni non governative) parallele come Mèdecines sans frontière, di Bernard Couchnair, o a Emergency di Gino Strada anch’egli chirurgo della CRI che, stanco della elefantiasi, ha creato una struttura più agile. La differenza è che la CRI non fa politica. Questo le consente di essere il terzo pilastro del mondo, ausiliaria dei poteri pubblici e quindi in stretto rapporto con i Governi. Le NGO possono fare tranquillamente attività politica, come fanno, e questo ha i suoi pro ed i suoi contro.

Quale è a suo dire l’anticorpo all’elefantiasi qui in Italia?
In Italia la privatizzazione. Ma non posta in maniera brutale come ci viene chiesto: se non volete essere pubblici allora siete una Onlus. Per definizione, per collocazione istituzionale e per prassi la CRI non è una Onlus. Considero inaccettabile che in Italia la CRI sia un paraministero sottoposto alle leggi, alle norme, alle procedure burocratiche ed anche alle consuetudini ministeriali nostrane, che la appesantiscono, la snaturano e creano quegli elementi di disturbo denunciati in maniera abbastanza velenosa dalla trasmissione Report. Pensiamo ad una privatizzazione che ne riconosca la specificità. La CRI ha una collocazione unica al mondo che è quella di essere ausiliaria dei poteri pubblici. Nel Comitato Internazionale che ha sede in Svizzera i Governi gli conferiscono dei poteri, come intermediario neutro tra le parti in caso di conflitto armato, o di visita e scambio di prigionieri di guerra senza testimoni, tra le parti in conflitto. Non sono queste funzioni di una Onlus. Quindi sbaglia fortemente il Governo italiano quando mette la CRI di fronte al dilemma, se non volete essere pubblici siete Onlus.

Questa assemblea indica una nuova strategia per il prossimo decennio, quale?
Diciamo che questa strategia 2020 è il frutto di una elaborazione democratica fatta in tutte le società nazionali, anche nei più piccoli comitati, e nei villaggi più sperduti. Perché uno degli elementi di forza della Croce rossa è la sua capillarità, essere ovunque nel mondo. La strategia ci illumina il cammino da svolgere. Gli obiettivi sono “fare di più, fare meglio, raggiungere più persone”. Fare che cosa? Salvare le vite e cambiare le menti.

Cambiare le menti perché?
Perché la Croce rossa in genere è percepita come un’organizzazione solo di assistenza che non denuncia, non segnala le storture con cui viene a contatto. Questo è un metodo che viene utilizzato dalla Croce Rossa sempre in favore della vittime, perché denunciare le torture o 1e condizioni di detenzione in cui sono lasciati i prigionieri in quasi tutto il mondo comporta la possibilità che, per rappresaglia, non ci farebbero più incontrare i prigionieri senza testimoni. Il nostro lavoro delicatissimo esige discrezione. Però di fronte al mondo globalizzato la CRI non può più agire come nel secolo scorso. Occorre fare un’operazione di difesa attenta della dignità dei singoli e di diplomazia umanitaria. Intendiamo dare voce a chi non ha voce, difendere gli interessi delle persone vulnerabili. Per diplomazia umanitaria noi svolgiamo un rapporto complesso con tutti i governi che vengono chiamati al rispetto dei diritti umani ed anche dei principi della Croce rossa.

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