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Uscire dalla droga: la strada di Villa Maraini

Da: “per Roma” Rivista trimestrale della Prefettura di Roma – N. 4 Gennaio 2007
Intervista a Massimo Barra

Passione. Motivazione. Determinazione. Questi i sentimenti che traspaiono dagli occhi di Massimo Barra quando gli si chiede di parlare di Villa Maraini e dei suoi ospiti. Sentimenti trascinatori del suo percorso di vita e professionale. Dal 1976, anno della sua fondazione, questa comunità terapeutica per tossicomani è divenuta in breve tempo un punto di riferimento non solo per Roma, ma per tutto il territorio nazionale, aiutando migliaia di persone costrette a fare i conti con il difficile percorso di riabilitazione cui la droga obbliga. 80 gli operatori che prestano servizio, 700 i tossicodipendenti che ogni giorno si rivolgono a Villa Maraini per un totale, fino ad oggi, di circa 30.000 persone. Numeri che fanno di questo centro uno tra i più importanti al mondo.

Villa Maraini, un progetto trentennale famoso ormai in tutto il mondo: cosa l’ha spinta e cosa la spinge ancora oggi a proseguire quest’attività di grandissima utilità sociale?
“Sono stato uno dei primi medici in Italia ad occuparmi di droga, non avevo nessuna competenza ma il caso volle che si aprisse il primo centro antidroga presso l’Ufficio d’Igiene in Via Merulana nel 1974, che avessero bisogno di un medico e che io fossi entrato nell’attenzione dell’allora Assessore Marcello Sacchetti. All’epoca in cui mi trovavo ad essere Presidente del Movimento Giovanile della Croce Rossa di Roma, infatti, l’Assessorato aveva avviato un’inchiesta nelle scuole per vedere se vi fosse una diffusione delle droghe: ottennero solo il 5% di risposte. Poco dopo fu la Croce Rossa ad occuparsene utilizzando una metodica già sperimentata: ebbene, ebbe il 50% di risposte. Questa cosa mi mise in luce, mi ero appena laureato venivo da una specializzazione in medicina dello sport che non c’entrava molto con questo tipo di tematiche, serviva però un medico e mi offrirono di lavorare in questo settore. Ho avuto la fortuna di essere volontario di Croce Rossa fin dalla più tenera età, circa 8 anni, e questo mi ha consentito di avere un’intensa vita internazionale: la mia prima missione all’estero è stata nel ’65, in Bulgaria quando avevo 18 anni; ho avuto poi anche incarichi come leader del movimento giovanile e questo mi ha consentito di girare il mondo. Fino ad oggi sono stato in 88 Paesi. Iniziando ad occuparmi di droga ho approfittato di questo mio essere giramondo per vedere cosa facevano gli altri. Nel ‘76 andai a Parigi e a Tolosa e incontrai il Professore Oliver Stein al l’Ospedale Marmottone e Le Patriarche ed ebbi l’idea di creare qualcosa che fosse una sintesi tra un’ospedale e una comunità terapeutica; tornai in Italia nell’agosto del 76 e chiesi al Presidente Generale di allora, Masini, se si poteva aprire un posto per 5 tossicomani per quattro ore al giorno, Lui mi scrisse “Avanti con giudizio!”. Così è nata Villa Maraini; con il tempo siamo andati avanti ed oggi siamo probabilmente il centro antidroga più grande d’Italia. I nostri assistiti non sono solo quelli che stanno dentro ma soprattutto quelli che stanno fuori. Villa Maraini ha una caratteristica fondamentale: quella dì non sposare un intervento specifico ma di personalizzarlo caso per caso, partendo dal presupposto che ogni tossicomane è diverso dall’altro e che è interesse della società conoscere tutti i tossicomani, non solo quelli che vanno a chiedere aiuto, perché se quello che va a chiedere aiuto è malato, quello che non ci va è malato due volte; non basta un centro antidroga che aspetta, meno che mai un centro antidroga che seleziona. Cerchiamo di indirizzare l’intervento soprattutto verso i più disperati, quelli che si sbattono per strada e non hanno la minima intenzione di chiedere aiuto: sono così patologici in quella fase, così in luna di miele con la droga, che la frustrazione insita nella richiesta d’aiuto per loro è assolutamente intollerabile. Abbiamo quindi inventato l’attività di strada, abbiamo reinventato la “riduzione del danno” e abbiamo inventato un centro che oggi è l’unico aperto 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale, 365 giorni l’anno. A qualunque ora del giorno noi siamo in grado di accogliere chiunque”.

Esiste un identikit del tossicodipendente?
“Dopo trent’anni di attività, purtroppo, non sono ancora in grado di dire se incida di più l’individuo, la sostanza o il contesto. Il rapporto con la droga non necessariamente è da ravvisare in una “tossicomania”. Ci sono quattro livelli d’intossicazione: l’uso di una sostanza, l’abuso, la dipendenza e infine la mania. La mania vuol dire essere completamente focalizzati sul la droga, vuol dire far ruotare la propria vita intorno ad essa. Non si può fare una generalizzazione. Sì, possiamo parlare di un cocainomane ed un eroinomane ma sotto queste categorizzazioni esistono enormi differenze. La cocaina, ad esempio, dai salotti bene è scesa nelle strade per cui oggi è la droga del manager ma anche del rapinatore”.

Qual è il primo obiettivo che Vi ponete quando un tossicodipendente decide di chiedere aiuto al la Vostra struttura?
“Il primo obiettivo è di migliorare le sue condizioni di vita, fare in modo che lui possa sopravvivere senza continuare ad assumere droga: questo per chi viene da noi. Gli altri siamo noi stessi che andiamo a cercarli; complessivamente incontriamo circa 700 tossicomani al giorno. Conosciamo tutti oramai, abbiamo inciso nel sommerso. Importante è anche la collaborazione con le Forze dell’Ordine che, senza l’aiuto di personale specializzate, incontrerebbero notevoli difficoltà nel gestire, ad esempio, una crisi di astinenza: abbiamo azzerato la eterolesività e la autoaggressività nelle celle di sicurezza. Oggi tutte le caserme quando arrestano un tossicomane chiamano Villa Maraini: questo è il servizio più particolare che noi facciamo”.

Perché secondo Lei i dati ci parlano di un uso sempre più diffuso di sostanze stupefacenti e di un’incidenza sempre maggiore di casi di depressione tra i giovanissimi?
“La depressione in chi usa droga è il pedaggio che si paga alla concentrazione del piacere indotta dalla sostanza. Questo è a valle… non so a monte, non parlerei però solo di de pressione ma anche di patologie psichiatriche. Oggi c’è tanta gente che fa fatica a vivere, sono i più fragili i più problematici, quelli che hanno difficoltà a socializzare: le cause sono tantissime. Non credo che il fenomeno sia andato peggiorando, se andiamo a vedere le grandi cifre già venti anni fa si par lava di 240-300.000 tossicomani nel nostro Paese. Forse oggi c’è più consumo voluttuario, perché sicuramente c’è una capacità di spesa che è aumentata: tutti i ragazzi hanno un cellulare in tasca, venti euro con cui comprarsi una pasticchetta; ai miei tempi si girava con mille lire. In più con la globalizzazione è aumentata anche l’offerta. Io invito spesso i giovani a frequentare la Croce Rossa, perché i giovani possano diventare protagonisti. Essere protagonista è il migliore antidoto alla noia, al bullismo, alla droga, alla routine”. (Segue alla pagina successiva >>)

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