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Una strategia efficace: la riduzione del danno

Da: “La Nuova” di lunedì 9 giugno 1997

MASSIMO Barra, medico di Roma, è direttore di Villa Maraini, organizzazione semi-ospedaliera costruita per ottenere la “riduzione del danno”. “Riduzione del danno spiegava Barra – significa allargare gli interventi anche ai tossicodipendenti che non sono motivati a cercare una cura”. Come i ragazzi che hanno cominciato da poco. Questo approccio ha molti nemici: i “riduzionisti” sono sospettati di essere sotto sotto antiproibizionisti, di non avere in fondo niente contro “quelle sostanze che uccidono i nostri ragazzi”.

Barra invece ha spiegato che la riduzione del danno non ha nulla di ideologico. Ridurre il danno significa mettere in atto tutte le strategie utili per affiancare il tossicodipendente prima possibile e impedire che si ammali, che perda il lavoro, che smetta di studiare, che cancelli ogni rapporto umano di qualità. Un tossicodipendente usa droghe per circa 12 anni: “In 12 anni – diceva – un terzo muore, un terzo si ricicla nell’uso di varie droghe e approda a quelle legalizzate, un terzo ne esce. L intervento su un tossicodipendente deve essere personalizzato, invece di tossicodipendenza si parla come se un drogato fosse uguale all’altro, o se un drogato restasse uguale nel tempo.

Un tossicodipendente nella prima fase vive con la droga una “luna di miele”, nella seconda comincia a odiarla per come lo ha ridotto ma è ancora “l’unica cosa” che gli dà gioia, nella terza fase la odia. Il passare del tempo modifica il rapporto drogato-droga e noi, queste modificazioni, abbiamo il dovere di conoscerle per capire il paziente. Non c’è niente di peggio di chi propone un intervento perché sa fare solo quello.

Cosa vuol dire fare terapia a un tossicodipendente? Non certo sdrogarlo in 12 ore (molta propaganda dai giornali anche se non serve a nulla…): paradossalmente si ricalca il cliché tutto e subito della droga, invece il passare del tempo non è negativo per la terapia… Poi: il terapeuta non deve enfatizzare gli effetti negativi della tossicodipendenza. Ci sono terapeuti i quali, ai genitori, dicono: suo figlio non potrà guarire finché non toccherˆ il fondo…

C’è tanta gente morta dopo che non si drogava più per le malattie prese mentre gli sì lasciava toccare il fondo. Il passare del tempo ha anche un altro effetto utile: aiuta il tossicodipendente nella ricerca dell’alternativa. Sfera farmacologica e psicoterapica devono essere combinate assieme… Tanti interventi ambulatoriali, come la somministrazione del naltrexone, per il paziente significano poter fare lavori delicati. Io ho un corazziere, un carabiniere, impiegati di banca. Il medico deve essere libero, non vittima della burocrazia come invece succede nei Sert”.

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