Servizi

Una strada verso la vita

Da: “Le due città”: pubblicazione promossa dal Ministero della Giustizia – Anno III, n. 2 – febbraio 2002
A Villa Maraini, chi vuole uscire dalla droga trova professionalità, solidarietà e molto di più
Incontro con Massimo Barra
Direttore della Comunità terapeutica per tossicodipendenti Villa Maraini

Su una parete dello studio del Dott. Barra, a Villa Maraini, c’è una foto un po’ ingiallita dal tempo con l’immagine di un bambino di circa 8 anni tenuto per mano da una Crocerossina, sotto c’è scritto “Roma, 8 maggio 1955. Settimana della Croce Rossa”. Quel bambino è Massimo Barra, fondatore e direttore della Comunità terapeutica Villa Maraini e la foto la dice lunga sulla “militanza” nella Croce Rossa e sulla sua passione per questo lavoro.
Incontriamo Massimo Barra in una delle palazzine rimesse a nuovo e disseminate in un grande parco, che compongono l’ “arcipelago” di questa Comunità per tossicodipendenti. La prima impressione che si ricava entrando è l’assoluta “libertà” di chi viene qui per chiedere un aiuto, un’alternativa per uscire dalla dipendenza della droga: c’è chi lavora e chi passeggia, chi sta facendo una terapia di gruppo, e chi sta solo parlando ad uno psicologo, chi sta facendo una partita a calcetto e chi si sta dedicando alla manutenzione del giardino.
Tutto si svolge con apparente normalità, ma soprattutto colpisce la grande disponibilità da parte di tutti gli operatori che vi lavorano. “Circa 90 spiega Barra tra medici e psicologi, di cui quasi la metà sono ex tossicodipendenti. A questi si aggiungono i volontari, quelli “puri”, come li definisce Barra, gente cioè di buona volontà che vuole dare una mano, molti dei quali sono della Croce Rossa e i volontari tirocinanti, che sono qui per imparare un mestiere”. Ma partiamo dall’inizio e chiediamo al direttore Massimo Barra da cosa è nata questa sua “idea” di fondare Villa Maraini. “Sono stato uno dei primi medici ad occuparmi di droga in Italia, nel maggio del 1974 racconta Barra – in anni in cui ancora l’eroina non era arrivata nel nostro Paese, ma esisteva solo la morfina. Sono stato uno dei medici del primo Centro antidroga italiano (facente parte del Centro malattie sociali del Comune di Roma), dove già nel 1974 avevamo più di cento consumatori di droghe pesanti.
Ma prima di arrivare a questo è necessario fare ancora un passo indietro, quando, ancora ragazzo, sono entrato nella Croce Rossa. Di fronte all’appartamento dove sono nato viveva una Crocerossina e attraverso i suoi racconti dei viaggi in terre lontane, delle missioni, delle difficoltà che doveva superare, io vivevo le sue avventure ed entravo in un mondo che mi affascinava sempre più. Quando ebbi otto anni questa Crocerossina mi accompagnò a chiedere fondi per la Croce Rossa (a quell’occasione si deve la foto che ho qui nel mio studio). Appena laureato in medicina mi venne chiesto se volevo occuparmi dei giovani della Croce Rossa.
Allora tutto pensavo fuorché di lavorare in questo campo, anche perché ero iscritto alla specializzazione di medicina dello sport. Invece accettai e il lavoro mi appassionò talmente che ad un certo punto chiesi al presidente della Croce Rossa di poter utilizzare alcuni ambienti di Villa Maraini che, all’epoca, era in uno stato di assoluto abbandono, per ospitare cinque ragazzi tossicodipendenti per otto ore al giorno, facendoli lavorare e dandogli anche 4 mila lire al giorno di paga. Così è nata Villa Maraini. Era l’agosto del 1976”.

E poi… come è nata questa comunità così articolata e complessa?
“Tutto quello che abbiamo imparato in questi anni e che ci ha permesso di arrivare a fare quello che facciamo oggi, ce lo siamo costruito poco per volta con la nostra esperienza, tra tanti errori e ingenuità. Attualmente abbiamo in carico 2000 persone di cui circa 800 le vediamo quotidianamente. Questa comunità, che è aperta 24 ore su 24, si differenzia dalle altre strutture perché non predilige una modalità di intervento, ma utilizza tutte quelle che l’esperienza e la scienza mettono a disposizione. Non tutti i soggetti, infatti, sono uguali e non tutti hanno quindi bisogno delle stesse cose. Non esiste la tossicomania come realtà oggettiva ed immutabile: esistono tanti tossicomani, ognuno diverso dall’altro ed anche da se stesso in funzione del tempo che passa.
Dare una sola risposta terapeutica costringe il soggetto ad adattarsi ad un intervento non necessariamente adeguato alla sua dipendenza, con elevato rischio di abbandono o insuccesso. è la terapia che deve adeguarsi al soggetto e non viceversa. Di qui la necessità di un ampio ventaglio di opportunità da offrire al tossicomane, dopo aver fatto una diagnosi esatta della sua patologia. Villa Maraini in tanti anni non ha mai rifiutato nessuno, convinta che se il drogato che vuole smettere è malato, quello che ancora non lo vuole è malato due volte e richiede maggiore attenzione”. è questa un po’ la “filosofia” di Villa Maraini. Qui si offrono al tossicodipendente un ventaglio di possibilità che altrove non troverebbe.
Qui il tossicodipendente può percorrere tutti quei passaggi necessari per arrivare a decidere di abbandonare quella che qui chiamano “la piazza”, cioè la droga. Qui non si valuta, quindi, che solo l’individuo motivato è in grado di affrontare un percorso di recupero e che la motivazione si acquisisce dopo anni di tossicodipendenza: è per questo che la Fondazione Villa Maraini interviene da sempre anche in quel periodo di “non motivazione” che Barra chiama “il periodo dell’innamoramento per l’eroina, cercando di individuare e catalizzare nell’individuo la ricerca della motivazione a “guarire”. Il tossicodipendente infatti che non vuole smettere, se seguito da una struttura, corre meno rischi del tossicodipendente che non ha rapporti con nessun servizio, e il suo percorso di riabilitazione avviene nel modo più rapido e meno dannoso possibile, per lui, ma anche per la società.

Cosa si intende per “prendere in carico” dei tossicodipendenti?
“Significa innanzi tutto andarli a prendere in strada, dove infatti agiscono le nostre “Unità di strada” (dislocate a Tor Bella Monaca e alla Stazione Termini), costituite da una équipe formata da un medico, un operatore sociale, uno psicologo e un volontario della Croce Rossa: con questo servizio offriamo interventi di riduzione del danno, intervento tempestivo in caso di overdose (agiamo anche su segnalazione di Carabinieri, Polizia e Ospedali), e forniamo informazioni su HIV e malattie sessualmente trasmesse”.

Dottor Barra quali sono concretamente i servizi offerti dalla comunità e come sono strutturati e differenziati?
“Ogni individuo nel corso della sua dipendenza dalla droga, attraversa diverse fasi che necessitano di diversi metodi di intervento. La rete di servizi di Villa Maraini è quindi impostata in un’ottica terapeutica a tutto campo. Prevede interventi a bassa, media e alta soglia d’accesso, ovvero dalla fase di tossicodipendenza attiva ai programmi terapeutici di recupero.
A seconda quindi della facilità o difficoltà di entrarci. I servizi a bassa soglia sono quelli offerti, come accennato, dalle unità di strada e quelli di prima accoglienza, dove la gente arriva, appunto, direttamente dalla strada, il suo fine è quello di “agganciare” le persone tossicodipendenti fornendogli la possibilità di fare una doccia, sottoporsi a dei controlli medici, avere un pasto caldo, dormire qualche notte (non privilegiamo programmi di 24 ore, ma semiresidenziali, a meno che non ce ne sia bisogno o ci sia la richiesta del giudice che ce li affida in arresti domiciliari full-time) indipendentemente da una raggiunta condizione di drug-free ed effettuare poi interventi di prevenzione secondaria per la riduzione delle complicanze correlate all’uso della droga, come malattie diffusive e overdose”.
(Segue alla pagina successiva >>)

,