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Una strada lunga 40 milioni di chilometri

Da: “1864”: rivista bimestrale della Croce Rossa Italiana – numero 6 – novembre-dicembre 1999 – Roma.
Intervista a Massimo Barra
Massimo Barra è stato rieletto Ispettore Nazionale dei Volontari del Soccorso, con 19 voti a favore su 21 voti validi. Lo incontriamo nel suo studio appena tornato dalla cerimonia di apertura delle olimpiadi delle comunità terapeutiche

Un abbraccio lungo un giorno con oltre mille atleti ex tossicodipendenti, arrivati a Roma da tutta Italia; un abbraccio iniziato oltre 25 anni fa con chi la droga la vive sulla propria pelle. Le fotografie appese al muro raccontano frammenti della storia tra Barra e la Croce Rossa: da quando aveva otto anni e raccoglieva fondi a San Pietro, a qualche decina di anni dopo in un incontro con il Papa.
Nel mezzo, immagini di lavoro ed impegno in ogni zona di Italia. “Sono un uomo da strada e non da scrivania” ci dice mentre entriamo. “Chi vive dietro una scrivania – aggiunge – rischia di perdere il contatto con la realtà, vivendo di rituali che considera importanti, mentre invece non lo sono.
Io vivo sulla strada, la stessa strada percorsa con affanno da chi ha bisogno di aiuto e con determinazione da chi ha come unico scopo quello di aiutare.” Ci incontriamo per parlare della sua riconferma ad Ispettore Nazionale dei Volontari del Soccorso, una funzione che indossa con l’entusiasmo del primo giorno e con l’esperienza di sedici anni.

Cosa significa questa conferma?
Quando uno ricopre la stessa carica per molto tempo come nel mio caso, o ha un grande consenso o è meglio che cambi mestiere e l’indicazione che mi è stata data non è certo quella di andare a fare altro. Anzi, l’elezione mi ha dato la soddisfazione di vedere ancora grande consenso attorno al mio programma, attorno a quello che è stato fatto e soprattutto attorno a quello che ancora deve essere fatto.
Percorro regolarmente migliaia di chilometri per raggiungere i gruppi V.d.S. in ogni parte d’Italia. è un viaggio costante e prezioso che mi aiuta a conoscere emozioni, fatiche e necessità dei volontari. A volte incontro anche quelle piccole o grandi critiche che sono indispensabili per migliorare e migliorarsi.
Insomma, cerco di non perdere mai il contatto con la base. E la soddisfazione per ciò che vedo in questi incontri mi rende immune alle frustrazioni che vivo in Comitato Centrale. La mia priorità restano le persone più vulnerabili per aiutare le quali non ho tempo da perdere appresso a pettegolezzi di quanti confondono i consigli direttivi con i salotti.

Hai mai avuto la tentazione di mollare tutto, di fermarti?
No, assolutamente, no. Neanche dopo la sconfitta alle elezioni per la Presidenza della C.R.I. Io non mi sono mai fermato, ho molto entusiasmo per le cose che stiamo facendo ed anche per come la componente sta reagendo ad alcuni tentativi di ridurne spazi, competenze e ruolo all’interno dell’Associazione e della società italiana.
E comunque i Volontari del Soccorso rappresentano un’avventura importante che consente di fare molte cose, e la mia voglia di fare vi trova adeguata soddisfazione.

Un bilancio del tuo Ispettorato?
Se facciamo un grafico delle attività, del numero e della preparazione dei Volontari del Soccorso in Italia, il grafico è in continua e costante ascesa. Ciò è possibile grazie alla stabilità che questo Ispettorato Nazionale, ha saputo e potuto dare alla componente. Le cifre parlano chiaro, la spinta allo sviluppo non si è ancora fermata.
E per quanto riguarda l’attualità, il secondo posto che abbiamo preso in Austria, dopo i padroni di casa, al torneo europeo di primo soccorso, conferma una posizione di preminenza e di assoluta eccellenza dei nostri V.d.S. nel panorama dei V.d.S. di tutta Europa.

Quanto contano i gruppi, la periferia?
Non amo chiamare periferia i gruppi. I gruppi sono il vero centro dell’attività. Se la C.R.I. in Italia è ancora amata ed apprezzata dalla gente, lo si deve alle attività che vengono capillarmente svolte nei comitati locali.
Quei comitati che lo statuto ha voluto mortificare, con una visione ancora burocratica, centralistica, ministerializzata della Croce Rossa. Una visione ottusa che mi auguro sparirà nei prossimi anni. Non è pensabile nel duemila, una Croce Rossa gestita come un ministero. Ed in ogni caso l’Italia non ne ha bisogno.

Chi sono oggi i Volontari del Soccorso?
Sono uomini e donne di ogni età e condizione sociale che credono nei principi della C.R.I. e soprattutto nella possibilità che gente estremamente eterogenea possa collaborare insieme per un fine comune. I Volontari del Soccorso hanno il know how della strada perché ogni anno percorrono per oltre 40 milioni di km tutte le strade d’Italia ed intervengono nelle piccole grandi emergenze che colpiscono il cittadino.
Un milione di vittime lo scorso anno è stato soccorso dai V.d.S. La strada è un’università. Chi non conosce la strada non può giocare un ruolo terapeutico in senso lato, e questo ruolo va ulteriormente sviluppato in futuro. Penso al volontari del Soccorso ma anche alla Croce Rossa nell’insieme, come trait d’union tra fasce di popolazione marginalizzate che normalmente sono in posizione conflittuale con le maggioranze.
Bridging the gap, lo slogan della conferenza mondiale sull’Aids di Ginevra, bene indica questo ruolo di ponte con i marginali che la Croce Rossa può svolgere meglio di qualunque altra organizzazione del no profit proprio in virtù dei suoi principi fondamentali.
Dobbiamo sempre più aprire la Croce Rossa alle fasce marginalizzate della popolazione che sono in grado di esprimere grandi energie positive e terapeutiche in senso lato, identificando dei mediatori culturali senza i quali è difficile godere della fiducia dei marginali e senza i quali i conflitti sociali sono destinati a diventare sempre più aspri e portatori di malessere per tutta la popolazione.
Per questo i Volontari del Soccorso e la Croce Rossa hanno un grosso ruolo politico da giocare. L’esperienza pilota di Villa Maraini lo dimostra appieno con attività uniche al mondo a cui tutte le Società di Croce Rossa guardano con estremo interesse per una prospettiva futura di un loro diretto coinvolgimento.

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