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Una croce sulla vecchia Croce Rossa

Da: “ItaliaOggi” di giovedì 8 giugno 2006
Il presidente Massimo Barra: rapporti patologici con il Palazzo all’origine del disordine contabile

Confessa, Massimo Barra, di essere «molto imbarazzato». La situazione contabile e amministrativa in cui versa la direzione nazionale della Croce rossa «è delicatissima, difficile da decifrare, francamente per me inaspettata». Sono state commesse «illegalità e illegittimità su cui gli organi competenti stanno indagando. L’unica cosa certa è che io non c’entro», dice a ItaliaOggi, «tutto quanto è emerso ed emergerà appartiene alla precedente gestione».

Barra (una vita spesa nella Croce rossa, pioniere dell’assistenza pubblica nella cura ai drogati) a dicembre 2005 ha ereditato la guida dell’ente dal commissario straordinario, Maurizio Scelli. Non vuole entrare nel dettaglio di operazioni che dal 2002 al 2005 hanno messo a dura prova i bilanci dell’organizzazione: appalti milionari assegnati senza gare pubbliche, e senza copertura finanziaria, incarichi dirigenziali affidati, al di fuori di ogni regola, a manager privati. La guerra interna, a colpi di dossier, sulle responsabilità è partita, ed è approdata al tavolo del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Enrico Letta, dei ministri della salute, Livia Turco, e dell’economia, Tommaso Padoa Schioppa. A questa guerra Barra non partecipa. «Le posizioni di chi è parte in causa sono molto diverse e ora non è possibile sapere da che parte stia la verità. Non è del resto neanche compito mio accertarla».

Domanda. Fa specie leggere come un sistema di controlli sulla carta complesso non sia servito a niente.
Risposta. La Cri non può essere, come invece purtroppo è, un ente pubblico non economico, soggetta al controllo di tanti ministeri. Il balletto dei controlli le è stato fatale. Sarebbe stata più efficiente una verifica affidata a società di revisione private.

D. Propone di privatizzare la Croce rossa?
R. Io dico solo che le deve essere riconosciuto il ruolo sovrannazionale che le spetta, riportata nell’alveo, anche per le regole interne, della Croce rossa internazionale. A monte di molti dei guai di oggi c’è un rapporto patologico con i palazzi romani, che è occasionato dalla sua innaturale configurazione giuridica.

D. Poi ci sono anche i comportamenti delle persone.
R. Su quelli ci sono verifiche in corso.

D. Lei come definirebbe ciò che è successo?
R. C’è stato un eccesso di impegno di spesa, con uscite per le quali non c’era copertura. Con tratti da grandi di Spagna che io non avrei autorizzato. Sono piuttosto attento al denaro. E, ripeto, bisogna avere il massimo rispetto per la missione della Croce rossa, di quanto fa in Italia e all’estero, del lavoro di tanti volontari.

D. Che farà ora?
R. Conto di porre la questione al governo. C’è una situazione di emergenza che richiede un intervento radicale.

D. Di che tipo?
R. Serve una sanatoria legislativa degli errori del passato, dell’eccesso di generosità di alcune spese. Bisogna chiudere con il passato per ricominciare a lavorare. Ora non è possibile.

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