Servizi

“Un silenzio criticabile però c’erano dei motivi”

Da: “La Repubblica” di domenica 9 maggio 2004
Parla Barra, vicepresidente della Federazione

ROMA Essere imparziali, e mantenere sempre la massima discrezione su ciò che si vede: sono le regole fondamentali del comitato internazionale della Croce rossa (Cicr). La diffusione del rapporto che dimostra che Ginevra era a conoscenza delle torture nelle carceri irachene, le mette sotto accusa entrambe: al centro delle polemiche proprio queste norme, che permettono a uomini di Ginevra di entrare nelle prigioni ma vincolano a mantenere segreto su quello che vedono. Da quando il segreto é stato violato nel quartiere generale svizzero vige la consegna del silenzio. Con Massimo Barra, vicepresidente della Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna rossa, organizzazione gemella del Cicr, proviamo a capire perché.

La Croce rossa internazionale sapeva da mesi delle torture in Iraq e non ha parlato. Molti ora si chiedono perché.
«La Croce rossa internazionale ha sempre usato la massima discrezionalità nel suo lavoro: pensa che se non lo facesse l’accesso alle persone da aiutare ne sarebbe compromesso. E una caratteristica costante: non sono state fatte deroghe durante il nazismo. E neanche in questo caso».

Ma la pressione dell’opinione pubblica può cambiare le cose: gli ex prigionieri hanno raccontato che ad Abu Ghraib da dieci giorni nessuno viene toccato…
«Questo é vero, e difficilmente possiamo dire che questo cambiamento é merito dei nostri rapporti. Nella nostra “famiglia” c’è un dibattito su questo tema. Io penso che bisogna capire che non siamo più ai tempi di Solferino: c’é una nuova potenza, che é l’opinione pubblica, e può influire sulle scelte dei governi. Con questa realtà bisogna confrontarsi. Ma é vero che ci sono anche altri elementi da considerare».

Quali?
«Se i governi temessero di essere denunciati potrebbero porre degli ostacoli all’ingresso dei delegati nelle carceri, e ai prigionieri verrebbe a mancare l’assistenza».

,