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Un piccolo esercito impegnato ad aiutare la gente che soffre

Da: “Il Tempo” di Roma dell’anno 1981 – Roma.
IL PREMIO “ARA PACIS” AI VOLONTARI DEL SOCCORSO

Ventiduemila tra donne e uomini. Un piccolo esercito che opera in tutta Italia, suddiviso in 350 distaccamenti e unità periferiche. Sono i Volontari del Soccorso della Croce Rossa. Giovani che, compiuto il diciottesimo anno di età, si mettono a disposizione del prossimo ed impiegano le ore disponibili prima o dopo il lavoro, lo studio, le altre occupazioni, rinunciando spesso agli svaghi, per trasportare malati in ospedale, soccorrere feriti, intervenire in caso di sciagure.

Si vedono all’opera soprattutto nei piccoli centri dove le strutture pubbliche sono carenti o inesistenti e la collettività si organizza in modo insospettabile, per esempio acquistando ambulanze che vengono poi affidate a questi giovani che, a turno, nell’arco delle 24 ore, esercitano il servizio di pronto soccorso.

Si sono fatti conoscere dal grosso pubblico in occasione del terremoto che ha devastato l’Irpinia e rieccoli in Umbria. Ma la loro attività in occasione delle grandi sciagure rappresenta solo la punta dell’iceberg del lavoro ben più impegnativo ed altrettanto oscuro che svolgono ogni giorno, da anni. Ora hanno ottenuto un riconoscimento prestigioso.

L’8 maggio, Giornata internazionale della Croce Rossa, ai volontari del Soccorso il Rotary Club di Roma-Sud assegnerà il Premio “Ara Pacis” per lo sviluppo della solidarietà umana. Una lastra di cristallo sulla quale è incisa a fuoco e in oro la figura della “Mater Tellus”. Un riconoscimento di alto contenuto morale da parte dei rotariani che del servire hanno fatto il loro motto. Scelta migliore non poteva essere fatta.

Recentemente, prima di lasciare l’incarico di Ministro per la Protezione civile, Vincenzo Scotti si è complimentato per la “grande professionalità e competenza” dimostrata dai Volontari per l’emergenza di Pozzuoli.

In loro, come del resto aveva già fatto in Irpinia, Zamberletti vede una delle poche organizzazioni veramente efficienti, da mobilitare in caso di calamità, soprattutto dopo che Scalfaro ha ricordato che i pompieri dipendono dal Ministero dell’Interno. Questo piccolo esercito, dunque, serve ma fa anche un po’ paura.

Perché? Lo chiediamo al dott. Massimo Barra, che è il presidente nazionale dei Volontari. “Semplicemente perché il nostro è un esercito che cammina dietro una bandiera inconfondibile, quella della solidarietà. E non si assoggetterà mai a seguirne altre. La politica non ci interessa”.

– Non vorrei essere eccessivo; mi sembra però che siate considerati dei “rivoluzionari” nell’ambito della Croce Rossa.
“Solo perché i volontari eleggono democraticamente tutte le cariche dell’associazione? Quella italiana è l’unica società di Croce Rossa, a differenza di quanto avviene nelle altre 130 esistenti nel mondo, in cui i dirigenti vengono imposti dall’esterno. Noi siamo contrari a tale stato di cose e ci battiamo perché siano modificate”.

– Non mi pare che si proceda troppo speditamente in questa direzione.
“Direi proprio di no. Con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 31 luglio 1980 la Croce Rossa da ente pubblico è stato trasformata in associazione privata di interesse pubblico. Un’apposita commissione ha studiato e predisposto il nuovo statuto che solo in questi giorni è stato presentato al ministro della Sanità, Costante Degan. Il 22 febbraio egli aveva chiesto uno slittamento di due mesi perché sembrava che le forze politiche volessero modificare la legge sulla Croce Rossa”.

– Perché tante titubanze, visto che nel comitato per lo statuto sono rappresentate le diversi componenti della C.R.I.?
“Perché c’è ancora chi non vuole che la trasformazione da ente pubblico a ente privato diventi operante. Questo significherebbe elettività delle cariche, scelta di nuovi dirigenti, visione più dinamica della realtà. Tenga solo conto di questo elemento: la Croce Rossa Italiana ha un patrimonio valutabile attorno ai 500 miliardi ed è quasi costretta a chiedere l’elemosina. E’ una assurdità, un controsenso”.

– L’Esercito dei Volontari, comunque non si arrenderà.
“Mai. Il nostro lavoro è anche apprezzato anche all’estero. Quello che ha fatto Mario Gerbi nel Ciad, dove dirige un gruppo di volontari, lo avete già pubblicato su Il Tempo. Un’altra volontaria del soccorso, Loredana Marchetti, dopo un difficile programma svolto in Guinea-Bissau, è stata chiamata dalla Croce Rossa Internazionale a svolgere un corso di addestramento nelle isole del Capo Verde. A Roma dovremmo ricevere in dono un’ambulanza per il trasporto di malati e feriti. La guideranno i volontari”.

Anche una goccia, nel deserto dell’inefficienza che in questo settore si registra nella Capitale, può diventare un mare. Il dr. Massimo Barra non ha più tempo per noi. Deve correre a Villa Maraini. Il centro per la cura dei tossicodipendenti, l’ha inventato lui, come la cooperativa dove chi ha superato la fase acuta del male, lavora.
In una piccola ma efficiente tipografia, chi è uscito dal tunnel, impara un mestiere. C’è anche una mensa dove medici, pazienti, tipografi, cucinano a turno. Un’oasi di speranza nello squallore più assoluto nel quale il complesso di Villa Maraini viene lasciato. Una iniziativa che rischia di chiudere perché la cooperativa non ha 16 milioni da versare all’INPS quale contributo per il lavoro svolto dagli ex-tossicodipendenti.

Assurdamente, i contributi che, in diverse rate, lo Stato ha destinato al centro di rieducazione di Villa Maraini, non sono mai arrivati a destinazione.

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