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“Si comincia con queste pillole ma poi si finisce con l’eroina”

Da: “Corriere della Sera” di sabato 15 marzo 1997 – Roma.
IL MEDICO

Hanno nomi soprattutto di animali come piccione, cavallo, delfino. Ma si chiamano anche come i sette nani (Pisolo e Cucciolo) o come marche automobilistiche (Mercedes, Wolkswagen) ad indicare l’effetto veloce del prodotto. I colori variano. Gialle, verdi, beige, arancioni o azzurrine.

Ma sotto ognuna dl queste versioni ingentilite, che farebbero pensare a pillole per il mal di gola, si nasconde un veleno ingannatore: l’ecstasy. Questa droga artificiale, proveniente da laboratori clandestini soprattutto dell’Est e appartenente alla stessa famiglia delle anfetamine, nasconde un’insidia forse più temibile di tutti i danni psichici e fisici che alla lunga può provocare.

Chi ne abusa, e in genere sono giovani dai 14 ai 20 anni, non si sente tossicodipendente né avverte su di sé la minaccia di una schiavitù che, con buone probabilità, lo condurrà a sostanze più forti ancora. Per Massimo Barra, responsabile della fondazione Villa Maraini, le previsioni sono scontate: “E’ un fenomeno ciclico.

I proseliti dell’ecstasy sono i futuri eroinomani. Dopo due anni di assunzione di questa roba il consumatore si sente “flippato” e avverte la necessità dl spegnere il cervello con un sedativo. E il sedativo migliore che c’è è il buco.

Prepariamoci a curare un nuovo flusso di eroinomani”. Per ora la “generazione chimica” legata alle dannate pillole sfugge ad ogni controllo. Chi si impasticca e va alla ricerca dello sballo immediato è difficile che poi finisca ai Sert (i servizi pubblici dove si distribuisce metadone) o ai centri attrezzati per accogliere gli sbandati della strada. E non c e ragione che cerchi asilo in comunità a meno che non abbia dipendenze di altro tipo.

“L’ecstasy fa parte di un rito, in un certo senso di una moda – è l’analisi di don Vinicio Albanesi -. Si comincia con una birra, poi si passa alle pasticche e, in certi casi si conclude con lo spinello. Un circuito che dura 24 ore”.

I luoghi ideali per farsi sono le discoteche dove la musica “sparata” lavora in sinergia con l’effetto chimico. L’identikit del cliente dell’ecstasy (ma in gergo le pasticche vengono spesso chiamate “girelle” o “brioche”) identifica ragazzi che cominciano già a 13-14 anni, titolo di studio: scuole medie inferiori o superiori, in genere senza particolari problemi di inserimento socio-familiare.

Giovani che dopo il “viaggio” anfetaminico, si rimettono alla guida e – se non incappano in incidenti automobilistici – tornano a casa a dormire, senza vagare per strada. Il giorno dopo, smaltita l’eccitazione, li trovi normalmente a scuola o al lavoro. Convinti che potranno continuare a cercare gli stessi piaceri a volontà “perché tanto non fa male”.

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