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«Sì alle stanze del buco e alla terapia con eroina»

Da: “il Manifesto” di mercoledì 14 giugno 2006

«Sono favorevole alle shotting room, le cosiddette ‘stanze del buco’, ma non ho preconcetti nemmeno sulla terapia con eroina. Sono invece assolutamente contrario a leggi che puniscono i tossicodipendenti e trasformano le persone in fascicoli, come la Fini-Giovanardi». Non ha dubbi il presidente della Croce Rossa italiana, Massimo Barra, fondatore nel 1976 della comunità terapeutica Villa Maraini di Roma, che ricorda come la politica di riduzione del danno ottemperi al «principio fondamentale di umanità della Croce Rossa che deve avere un ruolo di intermediario neutro e non giudicante». «Le droghe non sono tutte uguali – aggiunge – quelle che uccidono di più sono alcol e nicotina. La cocaina mi terrorizza perché è un eccitante, ma non credo nel vaccino. Non so se per creare un drogato sia più importante la sostanza, l’individuo o il contesto perché l’effetto varia a seconda dell’individuo e del contesto».

Perché è favorevole alle shotting room?
L’ho già detto: meglio le stanze del buco che un’overdose in uno scantinato col rischio di morire. E poi nell’interesse comune è meglio conoscere chi si droga. In questi 30 anni di esperienza diretta ho incontrato 30 mila tossicodipendenti. A Villa Maraini ne riceviamo 700 al giorno e con le unità di strada abbiamo salvato 1300 persone che non sarebbero mai arrivate vive in ospedale. Viviamo in prima persona il dramma dell’overdose, del contagio, della vita disagiata, della stigmatizzazione e della discriminazione di queste persone, tanto che siamo convinti che lo stigma uccide più delle sostanze. E colpisce anche noi: se fossi un ginecologo sarei più considerato.

Una questione di riduzione del danno, quindi.
Si, non capisco perché tutti accettano che la medicina serva a ridurre i danni e questo non viene accettato per i tossicomani. Si giudica in maniera moralistica e discriminante.

Ma con le «sale del buco», non si agevola l’uso della droga?
No, è solo un pregiudizio. Chi si droga lo fa in qualunque condizione.

Le shotting room esistono in Spagna, dove le ha introdotte Aznar, in Svizzera, Olanda, Germania, Norvegia, Australia e Canada. Quali effetti hanno avuto?
E’ diminuita la mortalità (quasi 1’80% in meno, in alcuni casi, ndr) e aumentata la dignità delle persone che spesso hanno trovato così la forza di disintossicarsi e di diventare a loro volta dei ‘mediatori culturali’. E’ stato ridotto il degrado urbano ed è diminuita la violenza.

Lei ne ha visitata qualcuna?
Sì, una aperta da tantissimi anni dietro la stazione di Ginevra. E una sala da the dove la gente chiacchiera e attende il proprio turno munita di numeretto. All’ingresso di una stanza asettica c’è un infermiere che fornisce siringhe e lacci emostatici. La droga se la portano loro e qualche volta la fanno analizzare. Su una bacheca il giorno dopo ci sono i risultati di quello che si spaccia in città. Se qualcuno si sente male c’è un dottore, non è mai morto nessuno. Ripeto nessuno.

Si verificano mai episodi di violenza? Fuori si concentra lo spaccio?
No, lo spaccio c’è in tutta la città e raramente ci sono risse. Non ci sono poliziotti, ma operatori di volontariato dello ‘Stop Sida’ che fanno anche interventi di sicurezza quando occorre.

Lei è favorevole a legalizzare l’eroina?
La Croce rossa internazionale è ufficialmente a favore salo della riduzione del danno. Per il resto evitiamo di prendere posizioni su temi politici. Ma la sperimentazione dell’eroina è stata fatta in Svizzera con effetti positivi e un guadagno economico di 40 franchi a persona rispetto a chi non era trattato. La politica dello struzzo porta danni a tutti e di fronte a questi fenomeni con cui l’umanità fa i conti dai tempi di Noè, e continuerà a farli, bisogna avere una visione pragmantica. Se il governo deciderà di avviare una sperimentazione la Croce Rossa ha tutti i titoli per farla.

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