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Roma capitale… anche nel consumo di droga!

Da: “Quaderni Tuscolani” Anno VI Numero 9/60 del 20 novembre 2009

E’ tornato di questi tempi argomento di attualità il consumo di droga tra giovani e meno giovani. Secondo le statistiche, il consumo di droghe è in netta crescita, specialmente nella Capitale, e si è registrato un drammatico aumento di morti per overdose. Quaderni ha cercato di approfondire e di fare chiarezza sull’argomento, parlandone con il dottor Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana e fondatore di Villa Maraini, che da anni affronta questa importante tematica e si batte contro la discriminazione dei tossicodipendenti.

Cerchiamo subito di capire, insieme al Dottor Barra, a cosa è dovuto questo forte aumento dei consumatori di sostanze stupefacenti, facendo il punto della situazione.
“Il consumo di sostanze è vecchio quanto l’uomo, c’è sempre stato e sempre ci sarà. Il destino dell’individuo che è mortale, imperfetto, malato o ammalabile, è quello di cercare, nella natura o nei laboratori, un sollievo alle proprie sofferenze, la pillola della felicità che lo renda immune al dolore e possibilmente immortale. Naturalmente, a seconda delle epoche, dei contesti storici, sociali, culturali ed economici, il consumo può prendere una via piuttosto che un’altra: oggi assistiamo ad un utilizzo di sostanze massificato e banalizzato. I consumatori si sono resi conto che ci si può ‘drogare senza per forza diventare schiavi e dipendenti, si può avere un’assunzione compatibile con la vita normale, un’assunzione ludica addirittura. Tutti all’inizio si illudono perciò, di poter gestire il rapporto con le sostanze. Questa grande presunzione fa sì che un certo numero di persone diventino schiave della droga”.

Qual’è, quindi l’atteggiamento giusto da utilizzare per cercare di capire il problema ed affrontarlo?
“Il cervello umano assume differenti caratteristiche a seconda degli individui; siamo diversi l’uno dall’altro, non si può generalizzare, l’errore di chi parla di droga è di considerare il cervello come un libro bianco. Il cervello, al contrario, è un libro già scritto, per una componente genetica, ereditaria, per tutto quello che ci è successo sin dalla nascita e per tutta la nostra vita. Tutto questo è come se fosse un punteggio, ognuna di queste influenze, che lasciano un’impronta in profondità, fanno sì che un individuo possa risultare più o meno vulnerabile agli eventi esterni, alle situazioni e quindi anche alle droghe. Se una persona particolarmente vulnerabile incontra una sostanza forte, che ha in sé la capacità di modificare quel particolare cervello, allora il consumo non è più compatibile con la vita normale. Oggi assistiamo, per questi motivi, ad una diffusione massiccia di sostanze che in alcuni casi con sentono una vita compatibile, e in altri no. Chi parla di droga in maniera assoluta, oggettiva, uguale per tutti, fa disinformazione, contribuisce ad accrescere la diffusione di questo male”.

È vero che c’è un abbassamento dell’età nella quale ci si avvicina e si iniziano ad utilizzare queste sostanze?
“La fascia di età non si è abbassata, si è allargata ed allungata. Ci sono dei fenomeni di invecchiamento degli eroinomani, ma ci sono anche segnali di una nuova generazione che comincia a consumare l’eroina. Il problema sta nel fatto che spesso una persona inizia a consumare sostanze facili da assumere come estasi, pasticche, ketamina, tutti allucinogeni o eccitanti, e l’effetto di queste droghe nei soggetti più vulnerabili è drammatico: basta un minimo incontro con l’eroina, magari fumata o tirata, e a tali individui si presenta la quadratura del cerchio: sembra far loro bene, ha un effetto anti depressivo, addirittura antidissociativo e antipsicotico. L’eroina però è incompatibile con un consumo compatibile, non si può gestire. Diventa totalizzante”.

Secondo lei esiste sempre una possibilità, per chi affronta il drammatico problema della tossicodipendenza, di tornare ad una vita normale?
“Nella mia esperienza non esiste nessuno, per quanto demolito, assatanato, reso cieco dalle sostanze e dalla loro dipendenza che non possa smettere; ho assistito a resurrezioni incredibili. La vera terapia è il tempo. Durante questo tempo è importante preservare la salute del consu¬matore, evitare che si uccida, in maniera acuta (overdose) o cronica (HIV, epatite C. cirrosi epatica), oppure che si distrugga la vita entrando nel circuito della criminalità. Il tempo è terapeutico perché ‘la routine è la tomba dell’amore’, anche del folle amore di un individuo per una sostanza. Proprio per questo, sono contrario a mandare in galera chi ha problemi di droga, perché chi entra drogato esce criminale. La galera è il posto dov’è concentrata la lezione di criminalità più forte. In genere i tossicomani non sono grandi delinquenti, sono poveretti, più capaci di fare male a se stessi che agli altri”.

Quali sono quindi gli errori da evitare per coloro che fanno informazione, quando affrontano questo argomento?
“Tornerebbe soprattutto utile un atteggiamento non stigmatizzante, ne discriminante. Uno dei problemi è proprio lo stigma e la discriminazione; noi diciamo: ‘Stigma Kills’, la discriminazione uccide più delle sostanze. Esistono nel mondo 200 milioni di consumatori di droga, dei quali il 10% consumatori problematici, dipendenti, malati, che vengono trattati con una carica di violenza, cattiveria ed aggressività che uccide più delle droghe stesse”.

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