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“Rifanno la conta senza la Croce Rossa per soffiare sul fuoco dell’intolleranza”

Da: “la Repubblica” Roma venerdì 30 gennaio 2009
Parla Massimo Barra, ex presidente dell’organizzazione che l’estate scorsa gestì il primo censimento

Ha convinto l’ex prefetto Carlo Mosca ad avvalersi della Croce Rossa per disegnare la mappa dei rom nella capitale, e ora viene a sapere che il nuovo prefetto Giuseppe Pecoraro ha deciso di avviare un nuovo censimento.

Perché presidente Barra? Il vostro non è andato bene?
«Di fronte ai pregiudizi non c’è logica che tenga. Se uno deve mettere in paranoia la gente e dire che il nemico è alle porte, se deve soffiare sul fuoco, allora è chiaro che il nostro censimento non va bene».

Cosa, in particolare, pensa che non sia piaciuto?
«Le cifre che abbiamo fornito ad ottobre, alla fine del censimento iniziato nel luglio scorso. Secondo noi, i nomadi a Roma sono settemila. Evidentemente gli amministratori si aspettavano che fossero molti di più, parlavano di 15 mila, 20 mila persone, e hanno ritenuto le nostre cifre non adeguate alle aspettative, come se i rom si fossero nascosti in qualche caverna per riapparire dopo».

Ma sia voi che il prefetto Mosca avevate dichiarato: «Chi non vuole non sarà censito».
«E’ vero, ma solo pochi hanno rifiutato. A parte la presa di posizione del campo autorizzato di via Candoni, che ha rifiutato per una rivendicazione politica, diciamo, convinto dai gruppi che da anni gestiscono le attività nell’insediamento».

L’approccio romano con il censimento è stato uno dei motivi di frizione tra il sindaco Alemanno e il prefetto Mosca.
«Non è un caso che Mosca non sia più prefetto di Roma. E non è neanche un caso che né io sia più presidente nazionale della Croce Rossa né che Fernando Capuano, mio braccio destro nel censimento, sia più presidente provinciale. Come dice Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si indovina pure».

Che giudizio da del censimento compiuto dalla Croce Rossa l’estate scorsa?
«Un’esperienza esaltante, perché abbiamo coinvolto i rom, non li abbiamo criminalizzati, non abbiamo preso loro le impronte digitali. E’ evidente che se dovevamo distinguere tra buoni e cattivi, come ha detto l’attuale prefetto, noi non lo abbiamo fatto. Se il censimento doveva essere repressivo, non lo è stato. Ed io me ne assumo la completa responsabilità. Rifarei tutto allo stesso modo».

Quale è stata l’utilità del vostro lavoro?
«Abbiamo redatto una mappa dei rom nella capitale, sappiamo quanti sono i bambini, quanti vanno a scuola e quanti hanno fatto le vaccinazioni. Abbiamo fornito ai nomadi una tessera per l’assistenza sanitaria gratuita nei centri della Croce Rossa».

Cosa si aspetta dal vostro censimento?
«Che il Comune utilizzi i risultati per organizzare campi sosta e di transito decenti».

La Croce Rossa è stata pagata per effettuare il censimento?
«Assolutamente no. Tutti gli operatori lo hanno fatto a titolo volontario e gratuito».

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