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Più complessi del passato i conflitti di oggi

Da: “Umanitaria” giornale sui diritti umani in Italia e nel mondo – Numero 0 Aprile-Maggio 2006
Intervista a Massimo Barra

Tre domande a Massimo Barra, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana
Cosa caratterizza le guerre di oggi?
“Le guerre di oggi non iniziano più con una dichiarazione di guerra tra due paesi. C’è una nuova complessità, una situazione d’incertezza, in particolare su chi sono le parti del conflitto. Molti conflitti oggi sono interni, interetnici. Le realtà sono molto più complesse che in passato. Di conseguenza sono conflitti senza regole. Non siamo più davanti a degli eserciti regolari e le parti del conflitto non sono quindi vincolate, sottomesse alle regole del diritto umanitario internazionale. Sempre di conseguenza, in questo tipo di conflitto, l’emblema della Croce Rossa non viene considerato come super partes.”

Per questa ragione la Croce Rossa ha ideato un nuovo emblema?
“Il nuovo emblema cosiddetto “del terzo Protocollo”, a forma di cristallo rosso, non è sostitutivo, bensì addizionale. Potrà essere utilizzato come simbolo della CR laddove, a causa della zona e delle parti del conflitto, né la mezzaluna rossa né la croce rossa possono garantire la percezione di neutralità e quindi assicurare al personale una sicurezza sufficiente. Questo nuovo emblema della CR verrà recepito dal Comitato internazionale nei prossimi mesi. È una opportunità in più, per non esporre il personale della Croce rossa a pericoli dovuti ad una percezione erroneamente religiosa dell’emblema. Per la Croce rossa italiana, l’adozione del terzo Protocollo non cambierà nulla. La Cri manterrà la propria denominazione ed il proprio emblema, cioè la croce rossa su fondo bianco. Avrà però a disposizione questo strumento in più nei territori dove la croce rossa potrebbe non essere percepita come emblema neutrale. Potrà quindi usare il cristallo, o il cristallo con una piccola croce all’interno.”

Quante e dove sono impegnate le missioni all’estero della CRI ?
“Attualmente sono impiegate in terra straniera oltre 150 unità, nei paesi che hanno subito catastrofi ambientali, come lo Sri Lanka o il Pakistan, ma soprattutto in paesi in guerra come l’Iraq. Lì, la Croce rossa agisce come ausiliaria dei servizi di sanità militare delle forze armate italiane. La Croce rossa italiana è presente in Iraq dall’inizio per aiutare i militari italiani impiegati lì. Il contingente attualmente più numeroso è quello che sta a Nassiriya e che conta circa una settantina di persone tra militari e infermieri volontari. Più del 50 per cento degli impianti sanitari per i militari italiani sono stati allestiti dalla Croce rossa italiana. Abbiamo anche delle azioni in un ospedale a Baghdad: un ospedale da campo diventato adesso un ospedale normale. Dall’inizio del nostro mandato umanitario, siamo intervenuti per portare assistenza ad oltre 130.000 feriti, arrivati con gravi bruciature. Le ustioni sono una tra le più grandi emergenze in Iraq. Questo ospedale è finanziato dalla Croce rossa italiana ma gestito completamente da Iracheni. Abbiamo anche volontari in Afghanistan, ma l’Iraq resta il posto dove il nostro ruolo è più importante per ora.”

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