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Per Barra, la Cr è la “terza forza” nel Mondo

Da: “Cronache Cittadine” Anno XVI N. 363 – 23 aprile 2006

Ha conosciuto la Croce Rossa Italiana a soli otto anni e ne e rimasto folgorato al punto di entrarvi subito a farne parte e di dedicarvi tutta la sua giovinezza, la sua attività professionale, il suo entusiasmo, le sue energie, la sua vita insomma. A Maggio dello scorso anno ha festeggiato i suoi primi 50 anni a braccetto della sua amata Croce Rossa, con la quale fila d’amore e d’accordo pur tra mille impegni, problemi, progetti e speranze. La speranza per lui, è quella di vedere una Croce Rossa sempre pronta a correre in soccorso del “fratello che soffre”, di vedere crescere su tutto il territorio nazionale le sei componenti, di vedere ampliate le delegazioni, di rassicurare il cittadino che ovunque avesse bisogno di aiuto, troverà sempre un operatore della Croce Rossa pronto ad offrire il suo intervento e, non importa, l’importante è che sia un uomo o una donna della Croce Rossa.

In questi cinquanta anni di attività Massimo Barra ha incontrato decine di migliaia di persone: ricchi e poveri – come dice lui -, potenti e miserabili, forti ed ammalati, governanti e pezzenti, nobildonne e prostitute. Ha frequentato, nel nome della Croce Rossa gli ambienti più disparati, dal Quirinale alle bidonvilles, dagli alberghi lussuosi alle capanne più rudimentali e sporche fino alle celle di prigione. Sempre con l’idea e la voglia di aiutare chi aveva bisogno di un cerotto o di una parola di conforto, in linea con i principi fondamentali della Croce Rossa che non guarda al colore della pelle o al censo ma va dritta al cuore delle persone. Centinaia gli incarichi che ha ricoperto in Italia e nel Mondo per la Croce Rosa Italiana e per quella Internazionale che gli riconosce grandi meriti e grande preparazione se è vero, come è vero, che alcuni mesi or sono gli ha conferito l’incarico di Presidente della Commissione Progetti e Sviluppo del Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra. E lui. Massimo Barra, già pensa alla prossima idea e al prossimo aereo da prendere. Profittando di una vecchia conoscenza ho incontralo nella sua abitazione il dottor Barra che consolidando un rapporto di reciproca e pluriennale stima si e aperto al mio microfono raccontando la Croce Rossa di ieri, parlando di quella di oggi e sognando quella di domani.

Massimo Barra e la Croce Rossa, un amore infinito…
«Sono stato allevato in Croce Rossa, vi sono entrato quando avevo otto anni e quindi nel Maggio scorso ho festeggiato con gioia i miei primi cinquanta anni in Croce Rossa. I miei punti di riferimento sono sempre stati personaggi all’interno dell’associazione, che ricordo con commozione e che mi hanno formato e fatto diventare medico. Io sono diventato medico perché ero volontario del la Croce Rossa e non viceversa e la Croce Rossa ha influenzato tutta la mia vita, tutte le mie scelte, mi ha permesso di conoscere il Mondo, di creare Villa Maraini, di fare le cose per le quali sono conosciuto».

Massimo Barra e Villa Maraini, un progetto vincente e famoso in tutta Italia…
«Possiamo dire anche in tutto il Mondo, perché il modello di Villa Maraini viene preso a riferimento nelle politiche antidroga in molte parti del Mondo specialmente dopo che la pandemia da Hiv ha costretto i governi a considerare che la cura dei tossicomani e la loro presa in carico è essenziale per là prevenzione della diffusione del virus anche al di là della schiera degli addetti ai lavori. E questo perché i tossicomani sono una categoria aperta e quindi se noi preveniamo che il tossicomane diventa sieropositivo, in realtà noi preveniamo molti sieropositivi di tutte le persone che entrano in contatto, anche con i rapporti sessuali, con il tossicomane, e quindi la riduzione del danno e le idee chiave di Villa Maraini oggi sono prese a modello soprattutto nell’Europa dell’Est e nell’ Asia centrale. L’idea chiave è quella di non aspettare la richiesta di aiuto perché in questo modo inevitabilmente si seleziona e si vede solo la punta dell’iceberg ma andare al contrario incontro a persone che vivono la loro quotidiana tragedia. Noi di Villa Mraini, possiamo dire che oggi conosciamo tutti i tossicomani romani».

Lei che ha vissuto tante stagioni di Croce Rossa, quale è quella a cui è maggiormente affezionato e perché?
«Bhe, ogni cosa ha il suo tempo. Non posso non ricordare quando ero Presidente dei Pionieri di Roma, ero giovane e scatenato, tutti i Sabato pomeriggio della mia vita, per tre anni, li ho passati a via Toscana e quindi ho una certa nostalgia di quel periodo; anche il 1974 e stato un anno importante per me e che ricordo con grande piacere, fui eletto a Teheran, presidente della commissione giovani della Federazione e ho potuto quindi girare il Mondo e anche lì ero pieno di entusiasmo e di energie, poi ricordo la mia esperienza quale presidente dei Volontari del Soccorso, che ho guidato per ventidue anni con grande passione e generosità. Forse un po’ troppo tempo, avrei dovuto smettere prima perché poi alla fine uno si identifica con le istituzioni e non ha più il coraggio di andarsene. Mi piace però ricordare che ho preso 100 gruppi con 5.000 attivi e che no lascialo 1.050 gruppi con 70.000 attivi e questi sono numeri!». (Segue alla pagina successiva >>)

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