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“Organizzazione si, burocrazia no”

Da: “Erasmo” bimestrale della C.R.I. Anno 6 settembre/ottobre 1994
Intervista a Massimo Barra

Nel numero scorso, esponendo i dati del Censi sull’attività dei Volontari del Soccorso ne abbiamo involontariamente omesso alcuni di rilevante interesse. Scusandoci con gli interessati e pubblicando i dati in questione abbiamo colto l’occasione per rivolgere al Dr. Massimo Barra, alcune domande sui problemi e le prospettive della Componente che dirige.

Quali sono i problemi che, nell’immediata e media scadenza, la componente V.d.S. è chiamata ad affrontare, soprattutto sotto l’aspetto organizzativo?
Anche se la nascita dei V.d.S. coincide con quella della Croce Rossa Italiana (ricordo una lettera addirittura di Garibaldi che ne elogia ed esalta l’operato), il grosso sviluppo della Componente è avvenuto negli ultimi 20 anni con un numero di gruppi passato da un centinaio ai 725 attuali. In particolare, nel decennio 1980-1990 sono stati costituiti 300 nuovi gruppi e lo stesso trend ascensionale si sta mantenendo anche nel decennio attuale. Il “primum movens” di questo straordinario sviluppo è stato costituito dalla felice intenzione del Presidente Generale Carlo Alberto Masini, anche su mio consiglio, di procedere ad una riorganizzazione dei gruppi V.d.S. allora esistenti che l’inerzia del Comitato Centrale negli anni 60 aveva fatto sembrare più simili ad una federazione anarchica che ad una componente C.R.I., ognuno chiuso nella sua realtà locale, senza il minimo coordinamento regionale o nazionale, con divise diverse tra di loro, ciascuno con un proprio regolamento diverso dagli altri. Ora che le cose sono tanto cambiate in meglio, il problema è di non perdere lo slancio che ci ha permesso di costruire la Componente della Associazione con il maggior numero di aderenti in servizio attivo, rinforzando nel contempo i quadri e le consuetudini amministrative e strutturali, senza cadere in quel centralismo burocratico che è ancora così patologicamente diffuso nella struttura della C.R.I.

In molti Comitati non si è certo rimasti in attesa della definizione e dell’attuazione dello Statuto per anticipare nei fatti quella politica di interventi più adeguati alle esigenze attuali della società contemporanea. Abbiamo trovato, infatti, gli stessi o, altrove, sopratutto i V.d.S., impegnati quotidianamente nell’affrontare realtà come l’AIDS, la droga, l’assistenza agli immigrati e così via. Quali sono, oggi come oggi, le direttive e le indicazioni che dai responsabili nazionali del V.d.S. vengono rivolte alla periferia in questo senso?
Una vera Società di Croce Rossa che sia fedele al suo mandato ed alle sue tradizioni deve essere una Società al passo coi tempi che si preoccupa di applicare il primo Principio Fondamentale, quello di Umanità, in tutte le situazioni in cui lo Stato non è ancora in grado di intervenire in prima persona. La Croce Rossa deve essere all’avanguardia dello Stato e per questo deve godere di una struttura agile che le consenta di arrivare dove l’apparato non arriva ancora o non può arrivare. Se la Croce Rossa perde il dinamismo che permette di dare nuove risposte ai nuovi bisogni, cessa di essere Croce Rossa per diventare un doppione dell’apparato statale di cui non c’è alcun bisogno. La C.R.I. si è troppo seduta sulle sue abitudini nel dopoguerra ed ha perso il contatto con l’evoluzione dei problemi e delle sofferenze. Non è un caso che le sue carenze siano state occupate da una miriade di altre organizzazioni che, pur animate da spirito di servizio e di volontariato, sono nettamente diverse dalla Croce Rossa perché di parte e quindi con motivazioni e spinte che spesso diventano di tipo politico ed ideologico. Pur essendo il servizio di pronto soccorso e di trasporto infermi quello che da sempre ha caratterizzato la nostra Componente, siamo fieri di avere sempre più squadre che si occupano dei bisogni emergenti, a volte entrando in rotta di collisione con i Comitati di appartenenza, poco disposti a mettersi in discussione e ad evadere dalla routine quotidiana. Al riguardo è emblematico quanto è successo a Roma tempo fa, quando il Comitato Provinciale ha proibito ai V.d.S. di prendere parte ad una operazione di pulizia di locali abitati da somali, su richiesta delle Provincia, dicendo che il problema non riguardava la Croce Rossa ma la USL e disattendendo in maniera clamorosa tanto il principio di Umanità quanto lo slancio e la disponibilità dei V.d.S. che già si erano organizzati per quel servizio. In molte località questa nuova politica trova obiettiva difficoltà di attuazione in quanto gli spazi in cui va realizzata sono tutti o quasi occupati da tante altre organizzazioni e associazioni di volontariato.

In questi casi, come si dovrebbe muovere la C.R.I. e la componente dei V.d.S. in particolare e in cosa dovrebbe consistere la loro collaborazione con queste organizzazioni?
La C.R.I. ed i V.d.S. non possono confondersi con le altre organizzazioni. Anche se sono possibili forme di collaborazione, è vitale vigilare che l’emblema sia adeguatamente tutelato e che non sorgano dubbi sul rispetto da parte nostra dei Principi Fondamentali. Penso soprattutto al Principio di Imparzialità che contiene in sè il concetto di proporzionalità tra l’intervento e i bisogni e quello di Indipendenza che consente alla C.R.I. di rifiutare l’intervento se contrario ai suoi Principi. In questo molti Presidenti di Croce Rossa hanno ancora tanto da imparare e lo stesso Comitato Centrale è troppo succube dell’apparato statale e dei potenti di turno.

Recentemente, il Commissario metteva in guardia dal considerare il varo dello Statuto una panacea a tutti i problemi della C.R.I. … Se è d’accordo, come ritengo, quali sono in ordine di priorità o di importanza, i problemi (organizzativi e politici) che si dovranno affrontare a prescindere dall’attuazione dello Statuto stesso per un concreto rinnovamento e rilancio dell’Associazione?
Non sarà facile passare da un sistema di centralismo burocratico ad uno di tipo parlamentare e partecipativo, anche se la sensibilità democratica dei Comitati locali della C.R.I. è molto più avanzata di quanto non si tema a Via Toscana. In concreto, ciò vorrà dire che il momento deliberativo e quello esecutivo dovranno essere ben distinti, più di quanto non siano ora. Vuol dire anche decentrare la presa delle decisioni, sul modello inaugurato dal Consiglio Nazionale dei V.d.S. e da quello dei Pionieri e, recentemente, dagli organi del Comitato Nazionale Femminile. Il centro, in altri più espliciti termini, non dovrà più essere l’apparato di Via Toscana, ma l’insieme dei rappresentanti delle realtà locali che, democraticamente eletti, costituiranno il Parlamento della C.R.I., cioè l’Assemblea Generale che è un organismo presente in tutte le Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa del mondo e finora assente solo nella C.R.I. I comitati locali inoltre dovranno potersi organizzare ed autogestire senza sentire l’ingombrante presenza di “Roma” che tutto vuole e tutto può. Una volta insediata la nuova struttura politico-organizzativa della C.R.I., prevedo che si instauri presto un circolo virtuoso capace di riportare la nostra Associazione tra le più sviluppate del mondo. Le energie e le volontà ci sono e basterà ingranare la marcia giusta per ottenere risultati clamorosi ed al momento ancora impensabili.

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