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Non facciamo politica

Da: “Fatti Nuovi” di giovedì 23 settembre 2004
Iraq – infuocate e inopportune polemiche su un’organizzazione umanitaria che ha il dovere istituzionale di occuparsi di tutti quelli che soffrono

La Croce rossa italiana che opera a Bagdad è sotto al fuoco delle polemiche. A creare il caso è stata una frase riportata da un’agenzia di stampa – e mal interpretata dicono dirigenti e volontari della Cri – del commissario straordinario Maurizio Scelli: “Al Sadr ha mandato miliziani a proteggere l’ospedale”.
La struttura è il Medical Center della capitale irachena, Moqtada al Sadr è il leader integralista sciita ritenuto responsabile di azioni di guerriglia che hanno provocato morti e feriti. La dichiarazione ha provocato una bufera nel mondo delle associazioni umanitarie. Roberto Salinari, responsabile di “Terres des hommes” per l’Italia ha detto: “Scelli viola i principi della Croce rossa”.
Il commissario della Cri ha poi corretto il tiro durante una trasmissione televisiva: “Io ho detto che persino l’ufficio di Al Sadr ha fatto in modo che alcuni dei suoi esponenti arrivassero presso l’ospedale per garantire ulteriormente la sicurezza”, ma le polemiche che sono seguite hanno indotto la Croce rossa a chiarire il proprio ruolo in Iraq.
“Fatti Nuovi” ne ha parlato con Massimo Barra, vice-presidente della Federazione Internazionale della Croce rossa e Mezzaluna Rossa. “Da più parti la Cri è stata accusata di venir meno ai principi di neutralità e di indipendenza sanciti dalla Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna. Noi applichiamo il principio di imparzialità.
Assistiamo e curiamo tutti: da noi giungono, persone di ogni etnia e religione: sunniti, sciiti, curdi. Alla fine tutti ci dimostrano solidarietà e capita che ci vengano riferite anche informazioni e notizie. Noi giriamo tutto alle autorità competenti e alle istituzioni”.

Come è la situazione per voi in Iraq in questo momento?
“La situazione si è deteriorata. Siamo considerati un possibile bersaglio e questo ci fa riflettere su quali siano le condizioni per proseguire l’intervento. Saltano le nostre certezze: non siamo più considerati al di sopra delle parti”.

Ai vertici dell’associazione si discute sull’opportunità di proseguire le attività in Iraq?
“Sì, c’é una discussione aperta. D’altro canto il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta ha dimostrato che siamo tutti esposti. Credo che sussistano le condizioni minime di dibattito.
Finora la Croce Rossa ha risposto come hanno risposto i suoi volontari: interpellati a uno a uno hanno chiesto di rimanere in Iraq”.

Quanti sono i vostri volontari stanziati in quelle zone di guerra? Ci sono operatori di altre organizzazioni umanitarie?
“Ci sono due contingenti della Croce Rossa Italiana: a Bagdad, nei due reparti del Medical City gestiti da noi, ci sono 25 persone tra medici e infermieri. Un gruppo più ampio fa base a Nassiriya. Dopo gli ultimi eventi siamo tra i pochissimi rimasti in Iraq. Aumentano le misure di sicurezza: i nostri volontari hanno l’ordine di non uscire dall’ospedale”.

La missione della Cri in cui ha perso la vita il giornalista Enzo Baldoni ha creato molte polemiche?
“Il Comitato centrale della Croce rossa non aveva autorizzato quella missione. E’ ingeneroso però montare una polemica nei confronti di chi ha accettato di portare aiuti anche senza permesso. I volontari rischiano la vita per gli altri ogni giorno. Eppure solo se le missioni riescono sono considerati eroi. Se qualcosa va storto sono accusati di sconsideratezza”.

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