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Massimo Barra fondatore di Villa Maraini difende il metadone “E’ un’arma per sopravvivere”

Da: “Il Faro” Periodico d’informazione della comunità “Mondo Nuovo” Anno VIII N° 2 aprile 1996 – Roma.

L’altra faccia del metadone. Ovvero di chi lo difende. In prima linea tra questi Massimo Barra, primario in una clinica (dove la mattina svolge la sua professione da “normale”), fondatore e responsabile di “Villa Maraini”. Oltre ad essere ispettore nazionale della Croce Rossa Italiana, Massimo Barra si occupa di tossicodipendenze dal 1974, quando l’ufficio d’igiene a Roma – tra i primi nel settore in Italia – muove i primi passi per fronteggiare la nascente emergenza droga, fenomeno che di lì a poco assumerà dimensioni di massa. Nel ’76 ha fondato “Villa Maraini”, dapprima con la collaborazione di enti pubblici (“ma questi enti ci hanno reso solo vita grama”, dice con amarezza) poi rendendo la struttura autonoma.

Barra dice di Villa Maraini: “E’ un centro d’accoglienza a bassa soglia (senza grande selezione per l’ingresso), usufruisce di alcune strutture della C.R.I. dove dispone di una comunità diurna e di un centro di prima accoglienza, fornisce un servizio farmacologico con la somministrazione di naltrexone e l’affidamento di metadone”.

“Per difficoltà di gestione – continua – dal 1988 ho creato una Fondazione, raccogliendo 120 milioni in due anni, e ponendo le basi per renderci autonomi, ottenendo sovvenzioni; soprattutto abbiamo iniziato a fare ciò che altri facevano da tempo (don Picchi maneggiava miliardi già da bambino).

Abbiamo inoltre attivato una unità mobile con la quale siamo tutti i giorni nei pressi della stazione di Roma Termini: il dato più importante, oltre ai 17.000 tossicodipendenti contattati, è l’elevato numero di casi da overdose risolti, grazie alla presenza costante di un medico a bordo e delle possibilità di usufruire di rete, mezzi e personale della CRI”.

Cosa ne pensa della riduzione del danno? Piuttosto che la “terza via (definizione di Barra) tra proibizionisti ed antiproibizionisti potrebbe invece esser un primo livello di legalizzazione?
“Quella che ora va di moda, la riduzione del danno, noi di Villa Maraini l’abbiamo teorizzata e messa in pratica già da 20 anni. Comunque, niente a che vedere con liceità o meno delle sostanze. Da sempre l’uomo ha consumato droghe senza rimanere turbato dalla posizione legale. Personalmente mi lascia indifferente sapere se i grossi movimenti di capitali finiscano alle multinazionali legali od illegali. Non mi interessa il lato politico”.

A proposito di farmaci sostitutivi?
“Il metadone lo ritengo un farmaco utilmente impiegabile, a patto che lo si sappia utilizzare, con dosaggi e tempi giusti. Negli ultimi anni è stato maneggiato da ignoranti. Non solo, di metadone ne parla gente che non dovrebbe. Chi fa una battaglia a questo farmaco sbaglia. E’ una delle poche armi a disposizione che fa cambiare stile di vita al tossicodipendente. Noi siamo la struttura leader al mondo per la somministrazione di naltrexone, ma questo non vuol dire che per tutti c’è bisogno della stessa cosa. Per questo siamo contro il dogmatismo delle comunità: le persone cambiano, anche il drogato cambia: potrebbe non essere più quello di dieci anni prima, può darsi che nel frattempo si sia stufato dell’eroina”.

Cioè, quando può avvenire?
“Quando gli aspetti negativi della sua dipendenza superano quelli positivi. La guarigione avviene col tempo e la riduzione del danno delega a questo tempo la scelta del tossicomane. Non mi interessa sapere se al soggetto viene istituzionalizzato lo status di “drogato di Stato”. E’ più importante garantirgli la vita giorno per giorno, magari migliorandola. Per il metadone dosi e tempi giusti”.

Dosi massicce a tempo indeterminato?
“Così si impedisce la voglia di farsi. E’ molto utile”.

La riduzione del danno non è anch’essa una posizione estremistica?
“Questa strategia dà la possibilità di sopravvivere. Con essa, io faccio tutto quanto la scienza mette a disposizione. Chi opera, in qualsiasi campo, ha il dovere etico e professionale di informarsi sulle strategie da operare. Senza applicare dogmi”.

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