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La Croce di Barra

Da: “L’opinione” di mercoledì 14 luglio 2004 – Roma.
Da Villa Maraini alla vice presidenza dell’organizzazione internazionale di primo soccorso. Storia del medico che si prepara a rivoluzionare la comunicazione della Croce Rossa

E’ entrato nella Croce Rossa all’età di otto anni. E da allora non se n’è più andato. La passione del volontariato e del pronto soccorso hanno plasmato la sua vita, portandolo prima ad iscriversi alla facoltà di medicina, poi a ricoprire le più importanti cariche all’interno della Croce Rossa italiana e internazionale.

Parliamo di Massimo Barra, neo eletto vicepresidente della federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, che all’indomani della sua nomina racconta come ha visto cambiare la più nota e attiva organizzazione di primo soccorso del mondo dagli anni ‘70 fino ad oggi. E spiega la necessità di rinnovarne il “modus operandi”, che ha mostrato evidenti limiti anche nella missione irachena.

Incontriamo Massimo Barra a villa Maraini, centro per la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze da lui fondato e diretto. Un’importante realtà romana, aperta 24 ore al giorno, che “previene centinaia di migliaia di nuovi reati e diminuisce le pressioni urbane” ma che, nonostante questo, si trova sull’orlo del fallimento.

“Come è possibile non trovare soldi per villa Maraini quando si trovano i finanziamenti per tutte le feste, le porchette, i canti?”, sintetizza efficacemente Barra. Bella domanda. Vorremmo saperlo anche a noi. Dottor Barra, lei ha iniziato a fare il volontario all’età di otto anni. Perché un alunno della terza elementare sceglie di entrare nella Croce Rossa?
Di fronte al mio palazzo abitava una crocerossina che non aveva figli. Passavo lunghi periodi di tempo con lei e il marito. Il fato volle che il primo giorno che mi portò con sé alla Croce Rossa incontrammo per strada un fotografo, che scattò un’istantanea. Una foto che è diventata quasi un programma di vita. La Croce Rossa ha infatti cambiato la mia vita, e io ne sono contento anche perché mi ha permesso di diventare competente in una materia, e diventare competente in una materia dà molta soddisfazione.

Dalla Croce Rossa infatti non se ne più andato. Ed oggi è vicepresidente della federazione internazionale.
Nella Croce Rossa sono nato, ne ho sposato i principi fondamentali, fra cui quello di neutralità. Oggi è una cosa rara trovare una persona che crede nella neutralità, che non divide il mondo in destra e sinistra o in buoni e cattivi a seconda della propria appartenenza politica, ma semmai in Nord e Sud: ci sono tante altre possibilità di vedere il mondo… Io ho studiato medicina perché sono entrato in Croce Rossa, non viceversa. E quando frequentavo il liceo il professore di latino e greco mi chiamava “il dottoretto”. Insomma, ero predestinato a questa carriera. Non per niente da adolescente passavo tutti i sabati e le domeniche al pronto soccorso, oppure in missione. Ho fatto la mia prima missione all’estero nel ‘65.

Oltre a esserci cresciuto, nella Croce Rossa, avrà anche visto cambiare e modificarsi l’organizzazione stessa.
Si. Rispetto al passato oggi godiamo di una visibilità e di un’attenzione assai maggiore da parte dell’opinione pubblica. Un’attenzione che non abbiamo avuto negli ultimi cinquant’anni. Abbiamo attraversato anche un periodo in cui la partitocrazia non amava il fatto che i giovani fossero attivi nella Croce Rossa. Ricordo che alla fine degli anni ’60 e ’70 i pionieri, cioè noi, venivamo fortemente ostacolati dalla burocrazia e dai partiti politici che non gradivano questa “sottrazione di personale” ai propri movimenti giovanili.

Un’altra critica alla burocrazia? Mi ha colpito il motto che appare sul suo sito internet (www.massimobarra.it): “Ho voluto questo sito per continuare il dialogo con quanti mi onorano della loro fiducia (…) superando i confini imposti da spazio e tempo ma anche dalla stupidità delle burocrazie che da sempre combatto”. E’ odio estremo per i bizantinismi?

Sì. Considero la burocrazia una psicopatologia. Non la burocrazia intesa come organizzazione, ma burocrazia e burocratismo, che è un involuzione della burocrazia, intesi come il trovare soddisfazione perversa nel creare difficoltà agli altri. Conosco persone che hanno l’orgasmo quando trovano il modo di impedire qualche cosa sulla base del mero formalismo. Questa è una forma di perversione.

E’ la burocrazia che le ha messo i bastoni tra le ruote a villa Maraini?
Sì. Noi purtroppo difendiamo interessi indifendibili. E la stigmatizzazione e la discriminazione che colpisce i tossicomani colpiscono anche chi cerca di prendersi cura di loro, di migliorarne la qualità della vita, come facciamo noi. Non a caso, dei miei vari cappelli quelli di primario e di vicepresidente della Croce Rossa internazionale sono visti come rispettabile, quello di fondatore e direttore di Villa Maraini non è rispettabile e non è rispettato. Se facessi il chirurgo plastico sarei molto più onorato. Villa Maraini è quasi una macchia nella mia esistenza. Infatti dicono di me: “è bravo però…”

E gliela fanno pagare…
Mi fanno pagare pesantemente anche la “presunzione” di poter gestire una cosa senza far parte di una corrente o di un sistema di cornice. Sia a destra che a sinistra la lotta alla droga non è realizzata per il benessere dei tossicomani ma per aiutare gli amici o gli amici degli amici, e per distribuire prebende, soldi. Da quelli che poi, quando suona la campana, si possono votare. E in questo sinistra e destra sono speculari, assolutamente uguali.

Il problema dei finanziamenti non riguarda infatti soltanto villa Maraini ma un po’ tutte le strutture che si occupano di recupero dei tossicodipendenti.
Il problema vero è che il business viene attivato in quanto tale, non per prestare aiuto ai tossicomani. I soldi cadono sempre sui soldi, così si attiva un circolo virtuoso – si fa per dire – in cui noi non siamo mai entrati. E probabilmente la colpa è nostra.

E’ riuscito a superare l’empasse finanziario in cui si trovava Villa Maraini nei mesi scorsi?
Non ancora. Siamo sempre con l’acqua alla gola, forse fra poco riusciremo a pagare gli stipendi di aprile. (Segue alla pagina successiva >>)

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