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Intervista a Massimo Barra vicepresidente della C.R.I.

Da: “Eurasia” Rivista di Studi Geopolitici 2/2009

Che cosa s’intende per Croce Rossa Internazionale?
Quando andiamo nelle scuole diciamo che la Croce Rossa Internazionale è una grande famiglia, con un padre, una madre e tanti figli. Il padre è il Comitato Internazionale della Croce Rossa, con sede a Ginevra, istituzione fondatrice e garante del Movimento, governata solo da cittadini svizzeri e deputata ad intervenire ovunque in caso di conflitto armato. La madre è la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, anch’essa basata a Ginevra, deputata a stimolare le capacità e l’intervento delle Società Nazionali in tempo di pace per il soccorso e l’aiuto alle persone vulnerabili. I figli sono le 186 Società Nazionali riconosciute, praticamente in ogni Paese del mondo, con rare eccezioni.

Quali risposte (quali forme di sostegno e di collaborazione) ottiene generalmente la Croce Rossa dai vari Governi – soprattutto da quali Paesi che “contano” – quando vengono interpellati in occasione delle situazioni di emergenza dei punti “caldi” della Terra (aree di guerra) o delle zone colpite da cataclismi naturali?
Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha una collocazione istituzionale tutta particolare. Non è infatti parte del sistema dei governi e delle Nazioni Unite, né è una mera espressione di quella società civile che nel mondo è rappresentata da milioni di organizzazioni non governative, in Italiano dette ONLUS. La Croce Rossa sta in mezzo, costituendo il “Terzo pilastro”, “bridging thè gap” tra Governi e Società. La caratteristica che la colloca in questa terza posizione è la “ausiliarietà” dei Governi, cioè un rapporto stretto con le autorità a tutti i livelli. Questo può portare a forme di finanziamento pubblico che, come nel caso della Croce Rossa Italiana (C.R.I.), sono di entità elevata. Ma il finanziamento governativo che può andare tanto al CICR, quanto alla FICR, quanto a una Società Nazionale, non deve mettere in discussione l’Indipendenza della Croce Rossa, che non può né deve fare attività politica, ma deve essere guidata solo dai bisogni e proporzionalmente a questi.

Quale ruolo ha svolto in anni recenti e continua a svolgere la C.R.I. in Libano, Iraq, Afganistan e Palestina?
Negli scenari di guerra, il Movimento, per un accordo interno detto “Siviglia agreement”, stabilisce che il Comitato Internazionale assuma come “leading agency” il coordinamento delle operazioni di tutte le altre entità di Croce Rossa o Mezzaluna Rossa presenti. La comunità internazionale ha delegato al Movimento il ruolo di intermediario tra le parti in conflitto, con diritto di visitare i prigionieri a quattrocchi e senza testimoni e di procedere agli scambi di prigionieri di guerra. Oltre a ciò, ogni Società Nazionale è ausiliaria dei servizi della propria Sanità militare, il che può portarla al seguito delle rispettive Forze Armate. E questo è accaduto per la C.R.I. in Iraq, Libano e Afganistan. Nel recente conflitto iracheno, in particolare, la C.R.I. ha svolto un duplice ruolo: a Nassiria con un contingente di oltre 50 appartenenti al Corpo Militare e al Corpo delle Infermiere Volontarie, per gestire un ospedale attrezzato nel campo del contingente italiano, e a Bagdad dove invece è stata gestita per la popolazione civile un’ala di un ospedale che si è dovuta specializzare nella cura delle ustioni, purtroppo frequentissime, tanto da effettuare centinaia di migliaia di interventi.

Sul problema dei clandestini e su quello dei rifugiati quali sono le prese di posizione e, in concreto, i compiti e gli aiuti della C.R.I.?
La Croce Rossa ha pubblicamente rivendicato il suo diritto-dovere di assistere i migranti indipendentemente dalla posizione di questi rispetto alla legge, senza avere ostacoli o conseguenze negative quando è in rapporto con i cosiddetti “clandestini”. Uno dei valori aggiunti del Nostro Movimento è rappresentato dalla capillarità, dal fatto cioè di essere presenti ovunque nel Mondo, anche nei più sperduti villaggi. Questo ci aiuta ad incontrare migranti in più momenti della loro dolorosa peregrinazione. I migranti rappresentano per la Croce Rossa una delle priorità più importanti essendo tra le persone più vulnerabili di tutti i vulnerabili. In concreto la C.R.I. è presente nei vari luoghi d’ingresso, come Lampedusa; gestisce in convenzione con il Ministero dell’Interno diverse tipologie di centri (di identificazione, di espulsione, di accoglienza, di permanenza per richiedenti asilo, ecc); opera con la rete dei propri Comitati Locali una miriade di interventi assistenziali tanto per i clandestini che per i migranti regolari.

Qual è il Suo parere sul “Piano Marshall” per il Vicino Oriente proposto da Berlusconi ?
Lo sviluppo, è stato detto molto autorevolmente, è il nuovo nome della Pace. Tutti gli interventi che facilitano lo sviluppo vanno nella direzione giusta e sono appoggiati e “benedetti” dalla C.R.I.

I cosiddetti “corridoi umanitari”: funzionano e vengono rispettati?
Il Movimento agisce sempre in ogni conflitto per raggiungere ed assistere le vittime ed è stato ovunque protagonista dell’apertura di “corridoi umanitari” ben prima che questa definizione entrasse nella terminologia e nella moda mediatica. Nell’ultima guerra di Gaza dopo tanti mesi di chiusura delle frontiere e di assedio, il “corridoio” è stato più enfatizzato che realisticamente adeguato.

Quando, dove e da chi la Croce Rossa recentemente ha subito sopraffazioni, minacce o vere e proprie aggressioni?
Il Movimento ha pagato un contributo di sequestri, di sangue e di morte di propri operatori in più parti del mondo. La sua azione è ostacolata dagli integralisti, a qualunque fazione questi appartengano. Alcuni la ritengono un’organizzazione occidentale, bianca, nordica e per questo non neutrale, per cui, secondo loro, sarebbe legittimo o addirittura doveroso attaccarla. Clamoroso fu l’attacco alla sede del CICR a Bagdad, dove io mi ero recato appena qualche giorno prima, ma anche in Cecenia ci sono stati operatori di Croce Rossa uccisi dai ribelli. Purtroppo lo slogan “Non si spara sulla Croce Rossa” non è universalmente condiviso.

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