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Intervista a Massimo Barra

Da: “Solidarietà”, bimestrale d’informazione a cura del Comitato Provinciale Croce Rossa Italiana di Udine – anno V, nr. 1 – 2 maggio 1995 – Udine.
La nostra incapacità dipende da una scelta di fondo: la scelta della C.R.I, è di indipendenza e la si paga in termini politici

In occasione dell’incontro degli Ispettori Regionali della Cri tenutosi a Codroipo l’11 marzo 1995 abbiamo intervistato Massimo Barra, Ispettore Nazionale dei VdS.
– Qual’è la spinta per uno che come lei è in Croce Rossa da una vita?
– La C.R.I. è un’idea forte capace di sovvertire l’andamento normale della vita, concedendo gratificazioni umane tali da far sì che migliaia di volontari sacrifichino famiglia o amici per fare le notti in Cri o le settimane in emergenza.

– Nel ’76 nascono i VdS, ci sono dei momenti di passaggio e di crescita di questa componente?
– Certo, il riconoscimento del regolamento nazionale, i congressi nazionali, come i momenti legati alle emergenze. Le catastrofi di per se sono sempre alla base dello sviluppo, nonostante la Croce Rossa abbia fatto di tutto, a causa della logica perversa della burocrazia romana per vanificare questo sviluppo.

– Cosa intende per “burocrazia romana”?
– Burocrazia significa considerare che la Cri ha principio e fine in Via Toscana a Roma e che tutto il resto è un epifenomeno che potrebbe non esserci, perché l’importante è che ci sia la struttura centrale che è perenne e fine a se stessa. La burocrazia è quindi il polo opposto rispetto al volontariato ed è per questo che lo osteggia.

– Non potrebbe essere questa una giustificazione alla nostra incapacità di agire politicamente?
– La nostra incapacità dipende da una scelta di fondo: la scelta della C.R.I. è di indipendenza e la si paga in termini politici.

– Nella formazione di un VdS non si dovrebbe approfondire anche il concetto di volontariato e della dottrina di C.R. per renderlo più pronto ad attivarsi?
– C’è stato un grosso sviluppo culturale della componente, che non si accontenta più di un ruolo operativo o di manovalanza, ma pretende anche una rappresentatività politica, questo soprattutto grazie alla capilarizzazione dell’informazione.

– Quali sostanziali modifiche porterà lo Statuto della Cri?
– Non so quando lo Statuto diverrà realtà, ma la sostanziale modifica è l’elettività delle cariche e un certo decentramento che è ormai indifferibile, perché non è possibile che tutti i fili conducano a Roma. Questo fa capire perché lo Statuto fino ad oggi non è partito, perché si tratta di sottrarre potere alla struttura di Via Toscana.

– Ormai sono 15 anni che si parla di Statuto, non è ora di compiere un’azione unitaria da parte di tutte le componenti?
– Certo, dobbiamo puntare, come VdS, ad entrare nella gestione della Cri, a ricoprire ruoli chiave nell’associazione, cosa che ho già espressamente chiesto al Ministro.

– Adesso a chi è in mano la gestione dell’associazione?
– A chi è stato nominato per motivi che comunque non hanno a che fare con la presenza del Volontario in Croce Rossa.

– Lo Statuto porterà a modifiche per tutte le componenti di C.R.?
– Sì, comunque si vorrebbe arrivare al concetto di volontariato di C.R. come componente unica, non so quando, ma credo che ci si arriverà.

– Vede il blocco dello Statuto come un problema politico.
– Certo, ricordo un parlamentare che candidamente mi diceva a proposito dello Statuto, che qui si perde il controllo politico della Croce Rossa, cosa che non si può perdere tanto facilmente.

– Per concludere: un suo messaggio?
– Gratitudine per tutti quelli che si sacrificano per l’ideale di C.R. e un appello alla solidarietà e alla disciplina. La C.R. è importante nel nostro paese, nonostante tutto la gente quando vede la C.R. si sente protetta.

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