Servizi

I vantaggi della democrazia diretta Conversazione con Massimo Barra

Da: “Erasmo” bimestrale della CRI, Anno 7 n° 39 settembre – ottobre 1995 – Padova.

Va detto subito che le abbiamo provate tutte, siamo ricorsi agli argomenti e ai confronti più insidiosi, e questo non certo con la presunzione di metterlo in difficoltà bensì nella speranza di cavargli fuori qualche perplessità o recriminazione, ma non c’è stato niente da fare. Massimo Barra, dei risultati di questo CENSI 1993 non si stupisce più di tanto ed anzi è più che soddisfatto, per certi versi persino euforico.

Così, ad esempio, all’invito a voler soffermarsi su certe differenze, in senso peggiorativo, rispetto allo scorso anno, ci assicura che si tratta di “quisquilie”, e non ha difficoltà a dimostrarlo, inquadrando questo giudizio in un contesto – e un discorso – politico e strategico fin troppo esaustivo e convincente. La stessa cosa si può dire di quando gli si fa rilevare l’accentuarsi del divario fra Sud e Nord-Centro, un divario che lui dà per scontato e il cui aggravamento attribuisce a diverse cause, in particolare agli intralci posti dalla burocrazia centrale all’estensione dell’Associazione nei piccoli centri: “Basti pensare a casi come Salerno e la Calabria per rendersi conto che è possibile procedere a questa capillarizzazione e che non manca certo la volontà di dare vita a delegazioni e gruppi di volontari locali.

Come appunto è avvenuto in Calabria, dove con soli tre Comitati Provinciali si è dato vita a tanti gruppi dislocati anche nei paesini più sperduti, oppure a Salerno dove in poco tempo sono state create almeno venti Delegazioni ed un Sottocomitato. Certo, questa è una tendenza non proprio favorita da Via Toscana, che finora ha preferito contenere questo tipo di espansione, mentre in taluni casi si è addirittura scelto di sostituire sedi C.R.I. con scuole e centri di assistenza per gli anziani che poi i Comuni non sono stati in grado di gestire (come è avvenuto in occasione del terremoto dell’lrpinia, quando la C.R.I. ha rinunciato ad ambulanze, fuori strada e sedi pur di non svilupparsi).

Questo dimostra anche la distanza che sussiste fra centro e periferia, laddove il primo, che dovrebbe fungere soprattutto da stimolo, finisce invece col perdere di vista e persino ostacolare l’avvio dell’organizzazione locale.” Massimo Barra dunque è più che contento di questi dati, addirittura orgoglioso quando in essi vede confermata la validità di un metodo, di un discorso gestionale che nasce dall’esperienza quotidiana, “sul campo”: “Sono soprattutto le piccole emergenze quelle che consentono la capillarizzazione del Movimento.
Quelle emergenze che fanno ritrovare, in un modo o nell’altro, ogni sera i Volontari della C.R.I. in televisione. Il punto forte di questo nostro metodo consiste, diciamocelo francamente, nel non lasciar fare le cose solamente ai Presidenti dei Comitati oltre che nell’aver instaurato a tutti i livelli forme di democrazia diretta.

La Croce Rossa siamo noi, insomma, e abbiamo potuto dimostrarlo sia nelle grandi emergenze come quella del Piemonte, dove l’esperienza ha prevalso sull’improvvisazione, sia nella realtà quotidiana, che arricchisce comunque e in ogni circostanza.”

A proposito dell’esperienza piemontese Barra ridimensiona certe scoperte che l’hanno caratterizzata, ricordandoci che, ad esempio, fra i Volontari il ricorso a personale specializzato (falegnami, fabbri, meccanici, elettricisti, ecc.) è cosa di tutti i giorni, così come si realizza continuamente, in pratica, quella diversificazione a cui sembra tendere tutta l’Associazione e della quale i Volontari stessi sono stati, in un certo senso, i primi fautori.

Ciò non significa, tuttavia, che su questa strada non occorra procedere con cautela e comunque gradualmente. Questo perché “noi siamo fondamentalmente dei soccorritori. Perché la nostra peculiarità è quella del soccorso, del carisma e della gratificazione che deriva dall’ambulanza. Si tratta di un patrimonio culturale e professionale che non può essere ceduto ad alcuno, anche perché il “mercato” del Pronto Soccorso è ben lontano dall’essere saturo. Ecco perché non forzerei la mano sulla strada della diversificazione…” (Segue alla pagina successiva >>)

,