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“Esistono alternative per guarire”

Da: “Il Tempo” di sabato 4 gennaio 1997 – Roma.
Bocciata la sperimentazione dell’Urod. Le reazioni degli esperti

“Ci auguriamo che il ministero della Sanità prenda provvedimenti in merito alla mancata validazione dell’Urod – ha dichiarato il farmacologo della Cuf Silvio Garattini, il quale ha ricordato di essere stato sempre critico nei confronti del metodo. Spesso – ha aggiunto – il metodo è stato presentato come l’unico metodo di disintossicazione disponibile quando non è così”.

Emilio Sternieri, direttore del centro di tossicologia dell’università di Modena, si dice “felice” del giudizio della Cuf sulla sperimentazione del metodo. “Dissi nel ’95 e penso tutt’oggi che l’Urod non può funzionare al di fuori dei servizi pubblici. Non si può decidere dopo un colloquio di mezz’ora se il tossicodipendente che chiede la disintossicazione è motivato, ma soprattutto non lo si può disintossicare e lasciarlo tornare nel suo ambiente senza una rete di protezione. Va seguito costantemente e solo il servizio pubblico può fornirgli questo supporto”.

“Compiacimento” per la decisione della Cuf è espressa anche da Massimo Barra, responsabile della comunità “Villa Maraini” e rappresentante della Società italiana tossicodipendenze che quando si cominciò a parlare di Urod scese in campo contro “l’alone di magia” che aveva accompagnato l’uscita del nuovo metodo.

“Siamo d’accordo con la decisione della Cuf perché – dice Barra – non si possono addormentare i tossicodipendenti con il naltrexone perché non si droghino più. Dalla droga non si esce per caso o per volontà altrui”. La decisione della Cuf è “assolutamente incontestabile”.

Lo afferma Vittorio Agnoletto, presidente della Lila (Lega per la lotta all’aids), il quale si augura che “la decisione della Cuf sia determinante per annullare la prevista utilizzazione dell’Urod dentro alcuni istituti penitenziari italiani; i detenuti sarebbero utilizzati come cavie”.

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