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Emergenza Croce Rossa

Da: “L’Indro” Roma, venerdì 28 ottobre 2011
La bozza di legge profila l’ipotesi privatizzazione. Rischiano il licenziamento 2000 dipendenti

I volontari della Croce Rossa hanno inscenato una protesta davanti al palazzo del Parlamento contro l’ipotesi di privatizzazione contenuta in una bozza di disegno di legge del governo ma già prefigurata dall’ultima manovra finanziaria di quest’estate. Indignati anche loro per una precarietà che rischia di diventare ben altro, come denunciano sette sigle sindacali della funzione pubblica. Il rischio paventato è quello di licenziamento di 2.000 dipendenti. Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa, Sinadi, Fialp-Cisal, Usb Ugl-Intesa parlano di alcune linee giuda allo studio dell’Esecutivo per trasformare i comitati provinciali e locali della Croce Rossa in associazioni di diritto privato.

Da qui la conseguente riduzione della struttura della Cri al solo Comitato Centrale e a quelli regionali. Per i sindacati si tratta dunque, è scritto in una nota, di un piano di rientro dal debito pagato in massima parte con i tagli al personale e con la riduzione dei servizi al cittadino, mentre la loro idea è quella di puntare ad una gestione virtuosa dell’ente e del suo patrimonio immobiliare, secondo un programma che intendono proporre ad un interlocutore istituzionale quanto prima. Ecco perché il sit- in romano, che dopo la convocazione straordinaria di un tavolo con il commissario della Cri, sollecita una convocazione anche a Palazzo Chigi.

Abbiamo parlato della spinosa vicenda con Massimo Barra dal 2005 al 2008 presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana e oggi Presidente della commissione permanente, organo che governa il movimento internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Anche da membro storico del movimento, senza entrare nel merito della questione nazionale inquadra il tema in un’ottica internazionalista.

“Di per sé la questione di una privatizzazione di una parte della Croce Rossa non è un dramma. In molti paesi è già così e la Croce Rossa stessa è un ente di diritto privato svizzero. Tuttavia bisogna intendersi su come un legislatore vuole inquadrare il ruolo di CRI. Se si intende farne una Onlus siamo ben lontani dalla strada giusta”. Un ruolo che è cambiato, e che è sempre più complesso, a dimostrazione, secondo Barra, che “questo è un ente vivo, che non è un bluff, che dà risposte e che crea effetti concreti nella società”. Un ruolo inquadrato a livello internazionale ma che dipende anche dalle decisioni dei governi nazionali.

“Bisognerebbe stare a quanto c’è nei trattati internazionali, è tutto già scritto. Se poi il legislatore queste cose non le conosce è un altro conto. Non si può pensare oggi ad una specie di ministero della Croce Rossa, il nostro è un ruolo di supporto, un ente ausiliario ai pubblici poteri”. Per quanto riguarda i tagli, anche quelli dipende da come li si fa ma, secondo Barra, in termini generali “una cura dimagrante non farebbe male, capisco che nessuno voglia fare passi indietro sulla propria condizione, ma bisogna guardare agli obiettivi futuri”.

E quale dovrebbe essere il futuro di un ente di solidarietà oggi in piazza a protestare contro i tagli, chiediamo. “In Italia si deve puntare ad aiutare lo Stato in quelle attività che da solo non può fare, dobbiamo garantire prevenzione e interventi sulle questioni della droga, combattere l’HIV. Dobbiamo fare cose nuove rispetto ad un tempo ma facendole come si faceva una volta, con più spirito volontaristico”.

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