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Due associazioni, un progetto in comune

Da: “Il Corriere dei ciechi” maggio 2006
Intervista a Massimo Barra

Dottor Barra, che significato da alla convenzione stipulata con l’Unione Italiana dei Ciechi?
L’intesa è un episodio esemplare della nuova strategia complessiva della Croce Rossa Italiana. Noi intendiamo uscire da quella che finora è stata un po’ troppo la nostra torre d’avorio per proiettarci di più nella società, aprendoci alla collaborazione. Croce Rossa è la più grande istituzione del volontariato italiano ma in tempi di globalizzazione è impensabile camminare da soli. L’intesa è appunto un passo in questa nuova direzione, quella dell’apertura, della collaborazione, del lavorare insieme.

Mi par di capire che siglerete altri accordi di questo tipo: ci può anticipare qualcosa?
Per ora non c’è nulla di così articolato come la convenzione con Uic. Ma di collaborazioni attive ce ne sono già diversa. Penso a quelle con “Save the children”, con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, con l’Anlaids. Le ripeto che l’obiettivo è quello di proiettarci sempre più verso l’esterno, fuori dal nostro recinto tradizionale. Tutte le forze che hanno a che fare con la sofferenza umana debbono coalizzarsi, perché il volontariato efficace non può stare da solo e tanto meno confliggere con altre iniziative. Le polemiche non servono mai: a Milano ho avuto modo di incontrare non molto tempo fa Gino Strada. Una stretta di mano che è stata anche l’occasione per superare alcune incomprensioni, chiamiamole così, del passato fra noi ed Emergency.

Torniamo alla convenzione. Come si realizzerà praticamente l’impegno di Croce Rossa Italiana?
Il vero motore saranno i comitati locali, dove siedo¬no rappresentanti delle due organizzazioni. E’ a queste commissioni miste che toccherà il compito di definire operativamente il tipo di intervento. Le devo dire che seminiamo su un terreno fertile: ci sono già echi positivi dalla nostra periferia. E già in passato c’erano state for¬me di collaborazione con l’Uic. Ora tutto diventerà più organico.

Lavorerete anche nel campo della prevenzione?
Ovviamente sì. Qui le iniziative sono tante anche per quel che riguarda la formazione del nostro personale. Ma mi lasci fare una considerazione più generale. Ci tengo a sottolineare come per Croce Rossa esistano sempre più due dimensioni che si sovrappongono: quella pratica, operativa, di servizio alla comunità, e quella di advocacy, cioè del parlare in nome e per conto delle persone più vulnerabili e più in genere di quanti non hanno voce. L’advocacy è tanto più credibile quanto più è supportata dalle attività. Credo che stiamo facendo molto in questa direzione.

In chiusura una considerazione più generale, presidente: ma in Italia sono tutelati abbastanza i diritti dei disabili?
Ovviamente al bene non c’è mai limite, ma qui il discorso diventa complesso e non mi piace farlo in termini generici. Servono sempre iniziative concrete. Vuole un esempio? Noi ci stiamo impegnando a creare un percorso formativo per le collaboratrici straniere, le badanti per intenderci. Sono persone che in molti casi fronteggiano situazioni difficili di anziani, di disabili o comunque di persone non autosufficienti, senza avere generalmente una preparazione adeguata. Noi potremmo prevedere per loro, grazie alle nostre strutture, corsi gratuiti certificati che ne attestino le capacità. Una garanzia per tutti. Bisogna avere idee e soprattutto aver voglia di collaborare.

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