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Droga addio, ma in cella

Da: “Corriere della Sera” di giovedì 27 marzo 1997
Ha vinto la sua battaglia e lavora: sconterà 5 anni

ROMA – “Cinzia è un paradosso: una persona che lavora, che paga le tasse, e che adesso lo Stato vuole spedire in galera. E’ un controsenso, perché ci rimette…”. Massimo Barra, direttore di Villa Maraini, si rifugia dietro l’ironia per raccontare la storia di Cinzia Merlonghi. Ma è un’ironia acre. “In vent’anni abbiamo curato 18 mila tossicodipendenti – dice – ma non abbiamo mai fatto battaglie così: stavolta però è diverso, stavolta lo facciamo perché la storia di Cinzia è un simbolo. Il simbolo di un meccanismo giudiziario che và cambiato”.

Solo dopo le vacanze di Pasqua Cinzia Merlanghi – trentasette anni, operatrice di Villa Maraini, ex tossicodipendente, un figlio di ventidue anni – conoscerà ufficialmente il suo destino. Mercoledì la Corte d’appello di Roma si è infatti riservata di decidere sul suo caso cui ieri il manifesto ha dedicato la prima pagina. Ma nessuno, né lei né i suoi amici di Villa Maraini, si aspetta sorprese: secondo la legge Cinzia deve tornare in galera.

Perché nel 1990 aveva ottenuto un condono, ma nel 1992 era stata arrestata di nuovo per detenzione di stupefacenti. E la legge dice che, in caso di arresto, il condono viene revocato. Quindi Cinzia deve tornare in galera a scontare 5 anni e sette mesi: la pena per l’arresto del ’92 più i 2 anni che le erano stati condonati. Certo, c’è una domanda di grazia che sta per planare sul tavolo del presidente della Repubblica: l’ha chiesta lei per prima, l’ha chiesta il suo “capo” Massimo Barra, l’hanno chiesta parlamentari di tutti i partiti, l’ha in qualche modo avallata il presidente della Camera Violante: “Credo anch’io che i generosi sforzi compiuti in questi anni da Cinzia Merlonghi meritino una risposta incoraggiante”.

E al ministero della Giustizia stanno appunto lavorando per istruire la pratica. Sia il Guardasigilli Flick che Scalfaro hanno già espresso la loro opinione, che va al di là del caso personale: il presidente allargando il tiro, e ricordando i terroristi che sono chiusi da anni in carcere (quindi rilanciando in qualche maniera il tema di un indulto che chiuda la partita con gli anni delle armi), il ministro con un ammonimento e un invito al silenzio. “Vorrei che tutti fossero consapevoli – aveva detto Flick a Napoli il 15 marzo scorso – che, se la generosità non deve avere confini, non è giusto parlare di “fredda burocrazia” o trasformare, sotto l’incitamento delle folle, istituti che hanno determinate finalità in “quarti gradi” di giudizio”.

Ma lui stesso si era detto consapevole che il caso di Cinzia Merlonghi era diventato il simbolo di un paradosso da correggere: “Se la pena tende alla rieducazione – si era retoricamente chiesto nel suo intervento – che senso ha eseguirla quando il recupero sia già avvenuto e addirittura il reinserimento consista, in un nobile e generoso contrappasso, nel servizio verso le persone che oggi si trovano ancora nel tunnel?”. Estrapolato da: “Il Tempo” di giovedì 27 marzo 1997 Condono revocato in Appello a un’ex tossicodipendente uscita dal tunnel a Villa Maraini.

Sulla grazia silenzio di Scalfaro Ha vinto la droga? Ora può tornare in carcere ….”Colpa di questa giustizia pachidermica e piena di controsensi – commenta il presidente di Villa Maraini, Massimo Barra – esistono leggi che vanno in aiuto a chi ancora è schiavo della droga, ma non per recuperare alla società chi riesce invece a vincerla e vuol tornare ad essere una persona come gli altri. Dei casi che affrontiamo in questo centro, un 33per cento muore, un altro terzo non si allontana dall’eroina, gli altri ce la fanno, ma usciti di qui non fanno più notizia e spariscono nell’anonimato.

Da terapeuta, posso dire di non aver mai visto come in questi giorni Cinzia più reattiva e più pronta a combattere. Il verdetto la condanna, io spero diventi un simbolo che serva a cambiare le cose”. “Ci stiamo provando – gli fa eco Valerio Castaldi, l’addetto stampa della fondazione – speriamo che i 90 senatori e i 20 deputati che hanno sottoscritto la lettera a Scalfaro, continuino nel loro impegno mandando avanti quelle proposte di modifica dell’art. 73 che giacciono in Parlamento”.
Vincendo la droga Cinzia ha ritrovato la vita. E finché c’è vita c’è speranza.

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