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“Diamo assistenza indipendentemente dalla scelta di voler smettere”

Da: “Diritto e Libertà” Nr. 2, aprile/giugno 2000
Intervista a Massimo Barra

“Villa Maraini ha creato strategie di possibilità terapeutiche, differenziate e adattabili al singolo, con un’attenzione particolare alle necessità e alle possibilità di risposta di ognuno”. Lei è il direttore della Comunità di Villa Maraini e da sempre è impegnato nello sviluppo delle attività di assistenza e di recupero dei tossicodipendenti .
Come è nata questa struttura? Villa Maraini è nata nel 1976 in un tempo in cui vigevano molti dogmi stupidi per quanto riguarda le tossicodipendenze. Il primo dogma era che non si dovessero creare centri anti-droga perchè secondo alcuni avrebbero emarginato i tossicomani. Quando decidemmo di aprire un centro che sull’esempio di quanto avveniva all’estero, con piena dignità, curasse i tossicomani, il primo ostacolo fu la denominazione del centro.
Nel 1986 Villa Maraini si è costituita in Fondazione allo scopo di scavalcare le difficoltà burocratiche che impedivano la regolarità, fino a farne rischiare la chiusura, dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli Enti Pubblici che hanno favorito la sua costituzione.
L’idea è stata fin dall’inizio quella di dare assistenza a qualunque tossicomane, indipendentemente dalla sua scelta di voler smettere, essendo convinti che l’interesse dello stato è conoscere il maggior numero possibile di tossicomani. Il tossicomane che si vuole curare è come una mina vagante e un tossicomane che non si vuole curare è una mina vagante due volte.
E’ interesse collettivo avere un rapporto anche con i tossicomani che non si vogliono curare. Noi abbiamo sempre, fin dal 1976, sviluppato una strategia che è ben descritta in uno slogan, che è stato lo slogan della prima conferenza mondiale sull’AIDS: “riempire il fossato” tra il mondo cosiddetto dei normali e quello dei tossicomani.

Quale tipo di esperienze hanno alle spalle i giovani che arrivano a Villa Maraini e cosa li attende?
A Villa Maraini arrivano tossicomani emarginati, dipendenti e nelle peggiori condizioni fisiche e psichiche. Li attende una serie di possibilità terapeutiche, differenziate e adattabili al singolo, con un’attenzione particolare alle necessità di ognuno e alle possibilità di risposta di ognuno. Se le possibilità di risposta non sono quelle di una redenzione definitiva o di una disintossicazione positiva, noi siamo in grado di proporre anche risultati intermedi. L’obiettivo fondamentale per tutti è quello di guadagnare tempo, di sopravvivere perché comunque la tossicomania ha un termine. E’ importante giungere al termine di questa storia d’amore in buona salute.

Come operate gli interventi sulla strada?
Il venticinque marzo del 1992 noi abbiamo iniziato l’attività in strada per primi in Italia, partendo dalla considerazione che anche la strategia dei centri antidroga e delle comunità terapeutiche, basata sull’attesa del tossicomane, è una strategia selettiva, perché seleziona quelli che chiedono aiuto rispetto a quelli che sono a un livello talmente patologico da non poter chiedere aiuto. Abbiamo quindi deciso di andare incontro ai tossicomani nei luoghi dove si sbattono, per strada, nei luoghi dove si fanno.Abbiamo iniziato con un camper, adesso ne abbiamo due, più un’unità di emergenza che è attiva 24 ore su 24 che a richiesta dei cittadini e delle forze dell’ordine va nei luoghi dove c’è una situazione di crisi legata alla droga. I due camper stazionano alla Stazione Termini e a Tor Bella Monaca per almeno sei ore al giorno e contattano centinaia di tossicodipendenti da strada.

La norma della legge “antidroga” (il Testo Unico sulle tossicodipendenze, DPR 309/90, art. 118) che prescrive precisi giorni e orari di apertura dei servizi pubblici sulle tossicodipendenze (SERT) è inattuata da dieci anni. Cosa può dirci a riguardo?
…che è uno scandalo. E’ uno scandalo ed è una dimostrazione di come le burocrazie al potere disattendano e siano in grado di disattendere finanche le leggi dello Stato. Credo che questo sia uno dei comportamenti più masochistici della società, che si riempie la bocca di parole come sicurezza, solidarietà, e poi in una città come Roma, o come Napoli o Milano non ha un luogo che 24 ore su 24 sia in grado di dare una risposta ai tossicomani, pur sapendo che un tossicomane senza risposta non solo è pericoloso per se stesso ma anche per gli altri. Questo ruolo di centro aperto 24 ore su 24 ce lo siamo preso noi e l’attività che viene svolta sia di giorno che di notte, vicariando le omissioni dei SERT, dimostra quanto sia necessario questo tipo di presenza. Mi meraviglia che con tutti i soldi che vengono sperperati in progetti più o meno campati in aria, dedicati in senso lato alla lotta alla droga, a nessuno sia mai venuto in mente di ampliare i servizi a 24 ore su 24. Mi puzza.

A suo avviso il legislatore cosa dovrebbe fare e come dovrebbe intervenire per far sì che strutture come quelle di Villa Maraini possano operare con maggior efficacia e professionalità sul territorio?
Dando un finanziamento certo e non lasciato alla aleatorietà dei progetti. Noi sistematicamente siamo chiamati a fingere di progettare ciò che in realtà è la nostra attività costante, con sperpero di energie e di tempo che più utilmente potrebbero essere dedicate ai tossicomani. Noi chiediamo alla prossima legislatura almeno a livello regionale un finanziamento certo, se si ritiene che quello che facciamo sia indispensabile per la città di Roma.
In questo periodo sembra che si sia verificata un’esplosione del consumo delle droghe sintetiche. I mass media attribuiscono risonanza a questo fenomeno solo quando si verificano casi specifici che scandalizzano l’opinione pubblica. Ma la vera questione non viene affrontata.
L’opinione pubblica ha sempre atteggiamenti isterici. Scopre un fatto, poi se ne dimentica. Scopre che in Somalia c’è gente che muore di fame e sta in guerra, nonostante non cambi nulla dopo un pò la cosa non fa più notizia. Lo stesso vale per gli scoop legati al mondo della droga. Si parla per un mese dell’emergenza e poi si cambia argomento. Così va il mondo, non saremo certo noi a cambiarlo. In ogni caso le droghe cosiddette nuove hanno cento anni di vita e non c’è nulla di nuovo sotto il sole se non un reclutamento di nuovo adepti, di sostanze capaci di modificare il rapporto dell’individuo con il mondo. I soggetti più a rischio saranno destinati a diventare futuri tossicodipendenti.

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