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Croce Rossa: Massimo Barra e la meritocrazia che non premia

Da: “Ore12” Anno X numero 35 Roma, martedì 17 febbraio 2009
Parla l’ex presidente dell’ente, attualmente vice presidente della Croce Rossa Internazionale, nonché vice presidente della “Mezza Luna”
Per capirne qualcosa di più, sull’operazione lampo, abbiamo girato alcuni interrogativi all’ex presidente, Barra, che, è bene ricordarlo, ha speso una vita per la Croce Rossa. Ma Barra, da signore d’altri tempi, passa sopra alle beghe di casa nostra, e punta dritto alla presidenza della Croce Rossa Internazionale, pur levandosi qualche sassolino dalle scarpe.

Allora, Barra, perché un commissario alla Croce Rossa Italiana?
“Il giorno del mio insediamento, Scelli mi lasciò un buco di 58 milioni dì euro con la Bnl. Invece, il giorno della mia cacciata ho lasciato un deficit di 18 milioni. Ben 40 milioni recuperati in due anni e 11 mesi Mi avrebbero dovuto fare un monumento, invece mi hanno cacciato!”

Dunque, la meritocrazia non premia?
“Il problema è che io sono stato eletto dal popolo di Croce Rossa con il 98% dei voti e non sono stato designato da nessun partito”.

Dunque, ci sono di mezzo delle pressioni politiche?
“Purtroppo la CRI non è indipendente, e da sempre i politici l’hanno considerata terra di conquista, parte del sistema di potere pubblico. Trent’anni fa se il presidente era democristiano, il direttore generale doveva essere socialista. Ora siamo tornati indietro nel tempo”.

Come presidente della CRI lei era pagato?
“No. Il presidente nazionale, così come i presidenti locali ed i consiglieri non percepiscono alcun emolumento”.

E il commissario straordinario?
“Per decreto ministeriale riceve un compenso”.
Conclusioni: con la sostituzione del presidente con il commissario, il Governo ha di fatto peggiorato i conti. Ma è stato anche sostituito il direttore generale. Insomma un bel risultato politico made in Italy.

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