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Croce Rossa: La Svolta

Da: “Vita” 16 dicembre 2005 – anno 12 numero 49
Finisce l’era Scelli. Massimo Barra è il nuovo presidente. E in un’intervista a Vita annuncia il suo programma.

Si chiude l’era dei commissariamenti: il 12 dicembre Massimo Barra viene eletto al vertice della Croce rossa italiana La sua priorità? Tornare sul territorio, valorizzando il ruolo dei comitati locali, liberandoli il più possibile dalla burocrazia. Per il futuro fa una promessa («neutralità e indipendenza») che suona come una presa di distanze dal suo predecessore: «A Scelli sono grato, ma noi seguiremo pedissequamente le regole, evitando azioni unilaterali». E sulla scelta di rimanere a Bagdad lascia intendere il suo disaccordo: «Andava seguita l’indicazione del Comitato internazionale».

Fra Massimo Barra e la Croce Rossa è stato amore a prima vista. Fin dal primo incontro. Correva l’anno 1955 e Massimo aveva 8 anni. Il colpo di fulmine ha un nome e un cognome: Carla Livirghi, la moglie di un ufficiale di marina, che viveva sullo stesso pianerottolo dei Barra nel palazzo di piazza Cola di Rienzo a Roma. La signora Carla non aveva figli, Massimo nessun fratello con cui condividere giochi e divertimenti, il feeling nacque naturale. Ma quell’amicizia non sarebbe stata quella che poi fu se un giorno Massimo non avesse notato sull’attaccapanni della Livirghi una divisa che lo segnò per tutta la vita: un abito da crocerossina. «Bellissima! In quell’istante decisi che la Croce rossa sarebbe stata la mia casa. Il primo appuntamento fu la settimana della Cri», ricorda il neo presidente della Croce rossa italiana.

L’incoronazione ufficiale si tiene il 12 dicembre, in occasione dell’assemblea nazionale dell’ente. I giochi ormai sono fatti: Barra è il candidato unico alla poltrona più importante di via Toscana. «Mi spiace solo che Carla non ci sia più», dice: la Livirghi, infatti, è mancata un anno fa. L’assise romana non sarà però una semplice passarella, ma servirà a scegliere i nomi dei sei consiglieri che affiancheranno Barra nei prossimi quattro anni di governo dell’ente.

Ma chi è Massimo Barra? A leggere le 13 pagine del suo curriculum (scaricabile dall’aggiornatissimo sito www.massimobarra.it) si rischia l’indigestione. Basti ricordare che nasce a Roma il 22 agosto 1947, otto anni dopo è già un volontario della Cri, nel 1960 entra nei pionieri. Conseguita la maturità classica e la laurea in Medicina e chirurgia con 110 e lode, a 29 anni fonda, sempre a Roma, la comunità terapeutica per tossicodipendenti Villa Maraini. Al momento è vicepresidente della Federazione della Croce rossa internazionale. Da poche settimane a Seul l’assemblea generale della federazione lo ha eletto presidente della commissione Sviluppo. Non è sposato e non ha figli.

Quanto alla collocazione politica, Barra è un uomo di difficile inquadramento. Per anni si è portato sulle spalle l’etichetta di uomo di Fini, anche se è si è sempre dichiarato a favore dell’uso del metadone nei confronti dei tossicodipendenti, facendo, fra l’altro, imbestialire a più riprese don Pierino Gelmini, una delle personalità più amate dai colonnelli di An. In ogni caso quell’incasellamento sette anni fa gli è costato la sconfitta nei confronti di Maria Pia Garavaglia, che allora lo bruciò sul filo di lana aggiudicandosi la presidenza della Cri, dopo decenni di commissariamento governativo (una prassi che sarebbe presto ripresa prima con la stessa Garavaglia e poi con la stagione Scelli). Chi lo conosce bene ricorda che Barra faticò a riprendersi, ma forse proprio dalle ceneri di quella débàcle ha trovato la chiave di volta che in questa occasione gli ha permesso di gestire al meglio una campagna elettorale lunga e insidiosa.

Vita: Chi è stata la prima persona a cui ha comunicato la vittoria?
Massimo Barra: Alberto Cairo. La notizia l’ho saputa mentre ero con lui in Afghanistan in missione per la federazione

Vita: Come si è arrivati a una candidatura unica? All’inizio sembrava che lei avrebbe dovuto competere con carichi da novanta. Prima fra tutti la presidente di Telethon, Susanna Agnelli?
Barra: Io sono un uomo di Croce rossa. Il mio nome è stato il frutto di un processo di consultazione democratica reale, in cui la base ha giocato un ruolo straordinario. Certo, però, non nascondo che parallelamente è stato messo a punto un processo di convergenza che ha coinvolto anche i piani più alti.

Vita: Veniamo al programma: quali saranno le priorità dei suoi primi cento giorni?
Barra: La valorizzazione dei comitati locali è la questione che ho più a cuore. Il comitato centrale dovrà divenire un service che facilita la vita dei comitati locali. L’obiettivo è tornare nei territori. Tagliare tutti i lacci e lacciuoli che legano le mani a chi è a contatto con i nostri utenti, che sono le persone che stanno male. In una parola: meno burocrazia. In più prometto di rispettare al minuto ogni appuntamento che prenderò con tutti i nostri iscritti.

Vita: Questo all’interno. Guardando invece fuori dai confini della Cri?
Barra: Le parole d’ordine saranno: totale indipendenza e neutralità. La Cri non può essere considerata come rappresentante di una parte. Siamo un organo ausiliare dello Stato e tali vogliamo restare.

Vita: In questo senso auspica un cambio di marcia rispetto alla gestione Scelli?
Barra: Io sono grato a Scelli. È stato lui a permettermi di arrivare alla vicepresidenza della federazione internazionale ed è stato fondamentale anche nella mia corsa alla sua successione. Poi è ovvio: chi non fa non falla. (Segue alla pagina successiva >>)

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