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Croce Rossa Italiana in Iraq

Da: “Reti Solidali” Approfondimenti e Analisi – Trimestrale anno III numero 3 – luglio/settembre 2004
Massimo Barra: garantite ora neutralità e indipendenza

Struttura comprensiva di un corpo militare ausiliario dello stato, sostenuta da contributi governativi, la Croce Rossa Italiana opera in zone di guerra o in terre colpite da calamità naturali. Motivi e significati della presenza della Cri in Iraq secondo l’analisi di Massimo Barra, per 22 anni ispettore nazionale della sezione Pionieri.

La presenza della Croce Rossa italiana in Iraq non contravviene ai principi di neutralità e indipendenza?
Nella prima fase la nostra presenza, assicurata dal controllo armato dei Carabinieri, era effettivamente in contraddizione con quei principi. Un’irregolarità che ci è stata fatta presente dalla Croce Rossa internazionale. Così abbiamo trovato una soluzione alternativa: chiudere l’ospedale da campo che tra l’altro era indifendibile, e attestarsi in un ospedale in muratura.

Un ospedale privo di cordoni armati?
Controllato soltanto dalla polizia irachena.
Però la Croce Rossa internazionale e le altre nazioni non sono presenti a Bagdad…
Non è vero, è una leggenda metropolitana. In realtà il Comitato Internazionale, dopo essere stato oggetto di un attentato che ha distrutto la sede, ha deciso di mantenere una sua presenza in Iraq in maniera molto discreta, quasi segreta. Ha ridotto le attività e abbandonato la sede, ma non il paese. Basti pensare al ruolo che ha avuto nel portare alla luce lo scandalo di Abu Ghraib, e al rapporto steso dopo avere visitato i prigionieri. È evidente che in questo momento i problemi di sicurezza, di presenza o non presenza sul campo, di comunicazione, di segretezza, di apparire o operare in sordina, sono fondamentali. La Croce rossa italiana ha deciso di apparire, mentre il Comitato Internazionale ha optato per una linea più prudente. Su questo, casomai, si può discutere. Io, per esempio, sostengo che nel villaggio globale, chi non appare non esiste e quindi sono favorevole che la Croce Rossa appaia.
Eppure Maurizio Scelli ha recentemente dichiarato “Siamo in panchina”
Scelli ha grandi responsabilità sulle spalle perché dalle sue decisioni può dipendere la vita o la morte dei suoi volontari. Io penso che oggi non ci siano le condizioni minime per restare a Bagdad. Però ammiro molto chi, come Scelli, ha deciso di rimanere.

Scelli non è un presidente, ma un commissario di nomina governativa…
La Croce Rossa non è un’organizzazione governativa, ma sarebbe riduttivo chiamarla ONG (organizzazione non governativa). Rispetto a una normale ONG infatti è, per definizione e statuto, ausiliaria dei poteri pubblici e in particolare dei servizi di sanità militare, essendo nata in tempo di guerra e ratificata dai governi di tutto il mondo. Anche la Croce Rossa italiana vive grazie ai contributi governativi e l’operazione di Bagdad si è realizzata grazie al contributo del Governo Italiano.
E non pensa che la guerra preventiva di Bush abbia esteso il fenomeno del terrorismo,anziché contenerlo?
La violenza porta sempre violenza e le guerre non fanno mai bene a nessuno.

Come reagisce il volontario di fronte alle critiche all’apparato?
I volontari sono orgogliosi di quello che la Croce Rossa ha fatto e sta facendo in Iraq. Il suo obiettivo è quello di aiutare le persone più vulnerabili nelle situazioni di crisi e finora in Iraq sono state curate 77.000 persone. 77.000 interventi tra operazioni chirurgiche, cura di ustioni, medicazioni complesse. C’è più gente che vuole andare a Bagdad di quanta non ne occorra.
Un rapporto di MSF del gennaio scorso, redatto dopo alcuni mesi di indagini nei Cpt, denuncia il grave stato di inadeguatezza di queste strutture: edifici fatiscenti, camerate anguste, abuso di psicofarmaci, eccessiva ingerenza delle forze dell’ordine. Senza innescare esplicitamente una polemica, MSF rileva che alcuni centri, come quello di Torino, sono gestiti dalla Croce Rossa secondo il codice di comportamento militare dell’organizzazione.

Personalmente ho un’idea diversa della parola accoglienza e credo che la Croce Rossa debba giocare un ruolo più pregnante nelle vicende dell’immigrazione. Ne abbiamo recentemente discusso a Algeri durante la conferenza panafricana, con tutte le società di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa del nord Africa e del Mediterraneo. Ci auguriamo davvero che queste o altre strutture diventino realmente centri di accoglienza e non più campi di concentramento.

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