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Croce Rossa: buona volontà … e competenza

Da: “Quaderni Tuscolani” Mensile – Anno II – numero 1 – gennaio 2005
Massimo Barra, medico romano e primario a Rocca di Papa, è vice Presidente della Federazione Internazionale delle società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. E’ lui a rivelarci i segreti del mestiere.

ROMA – Uno dei maggiori aiuti alle popolazioni colpite dal maremoto in Asia arriva sicuramente dalla Croce Rossa che, proprio a Roma, ha uno dei suoi maggiori rappresentanti, Massimo Barra. Nato a Roma nell’agosto del 1947, il dottor Barra ha un rapporto di lunga data con la Croce Rossa di cui è stato volontario fin dall’età di otto anni.
Nel 1960 entra nei pionieri della C.R.I. per diventarne poi il presidente nel 1964 e per ventuno anni è stato Ispettore Nazionale dei 70.000 Volontari del Soccorso attivi in 1.050 località sul territorio nazionale. Il suo impegno principale è da sempre stato rivolto ai tossicomani, dapprima nel Centro delle Malattie Sociali del comune di Roma, e poi fondando nel 1976 Villa Maraini di cui è tuttora Direttore.
A Ginevra Massimo Barra è stato dal 1974 al 1982 Presidente della Commissione Giovani e dal 1982 al 1990 Presidente della Commissione Sviluppo della Federazione di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, compiendo oltre 300 missioni che lo hanno portato in 80 Paesi.
Attualmente è primario della Clinica Madonna del Tufo di Rocca di Papa ma questo non gli ha impedito di espletare nuovi incarichi che la Croce Rossa ha voluto offrirgli: tra le varie attività è stato dal 1998 al 2003 Presidente di E.R.N.A., il network della Croce Rossa Europea sull’AIDS, nel 2003 membro del Board del Global Fund delle Nazioni Unite (GFATM), autore di centinaia tra pubblicazioni e articoli aventi come oggetto la Croce Rossa, la tossicomania, il Primo Soccorso e l’AIDS, ed infine da aprile 2004 è Vice-Presidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Dottor Barra com’è l’attuale situazione nel sud-est asiatico?
“Sono circa due milioni le persone che hanno bisogno di assistenza, ottocentomila ad esempio nello Sri Lanka e centomila nelle Maldive. Si tratta di bisogni legati a varie carenze, come assistenza sanitaria o ambientale, fornitura di acqua potabile o di abitazioni.
Già adesso per mezzo della Federazione sono operativi cinque potabilizzatori, ognuno dei quali produce 600 mila litri di acqua potabile al giorno, cosa importantissima perché con l’acqua si possono prevenire malattie infettive come epatiti, salmonellosi e colera”.

Ho letto che paradossalmente gli aiuti sono troppi, perché?
“Perché le capacità di accoglienza delle infrastrutture locali, come ad esempio gli aeroporti, sono limitate e poi se si ha la necessità di acqua ed invece ci vengono inviati panettoni c’è un intasamento inutile. L’effetto è doppiamente negativo, oltre agli sprechi si impedisce a ciò che serve veramente di arrivare”.

In che cosa consiste il programma quinquennale elaborato dalla Federazione?
“È un programma complessivo d’interventi che comporterà degli investimenti per 350 milioni di euro. L’obiettivo è quello di passare dall’attuale fase di emergenza ad una fase di ricostruzione degli ospedali, delle scuole, dei battelli dei pescatori ed altro, per fornire delle infrastrutture che possano in futuro essere motivo di sviluppo per quelle aree”.

Come viene gestita un’emergenza?
“Noi abbiamo i cosiddetti E.R.U. (emergency relief unit) che sono delle unità mobili pienamente autosufficienti ed in grado di raggiungere qualsiasi parte del mondo in un massimo di 48 ore. Una volta sul posto si fa una valutazione di ciò che serve e si comunica con la sede centrale che provvede ad inviare materiali e personale”.

Se qualcuno volesse recarsi sul posto per offrire il proprio aiuto come dovrebbe fare e a chi dovrebbe rivolgersi?
“Ci si dovrebbe interessare a queste cose in tempo di pace e non solo quando si presenta un disastro del genere. Si possono fare dei corsi presso le varie sedi della Croce Rossa ed essere pronti al momento opportuno. L’emergenza è un problema del giorno prima e non del giorno dopo perché l’intervento va pianificato e le persone che vanno sul posto devono essere preparate. La buona volontà purtroppo da sola non basta!”

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