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Comunicazione globale Nuova “immagine” per la Croce Rossa Massimo Barra: «Ripensiamo il simbolo»

Da: “.Com” di venerdì 12 agosto 2005

«Un vecchio presidente della Croce Rossa disse “Non è importante quello che la Croce Rossa dice ma quello che la Croce Rossa fa: ecco, questo, purtroppo, nel mondo della comunicazione globale non può essere più vero: la Croce Rossa è importante non solo per quello che fa ma anche per quello che dice» afferma Massimo Barra (www.massimobarra.it), vicepresidente della Federazione della Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, praticamente la più grande organizzazione di volontariato del mondo con quasi 97 milioni di affiliati, e storico fondatore di Villa Maraini nella capitale. Barra è, in questo ambito, anche presidente della Commissione per l’Advocacy e la Communication, lo incontramo al Festival di Locarno – dove noi stessi lo abbiamo invitato ad intervenire alla presentazione del film “Land mines-A love story”, di Dennis O’Rourke, girato in Afghanistan dove, appunto la Federazione ha sei ospedali. «Quando parla, inoltre, aggiunge Barra, la Croce Rossa è sempre credibile perché lo fa a nome e per conto dei soggetti più vulnerabili per i quali svolge storicamente un ruolo molto rilevante proprio per superare le cause di questa vulnerabilità.

Oggi cè ancora poca attenzione mediatica ai problemi sociali…

Oggi, direi, per fare notizia tutto deve essere urlato? chi vede il tg sente solo o quasi cattive notizie, per fare audience la pioggia diventa spesso un uragano e la tempesta di neve una tormenta; questa massa gonfiata e spesso “comunicata” porta disperazione facendo aumentare anche il consumo di psicofarmaci (in occidente c’è stato negli ultimi anni un incremento di circa il 40 %, fa notare Barra, che uno dei maggiori tossicologi italiani); Ora, un’organizzazione come la Croce Rossa che si propone di aiutare l’umanità deve apparire e la gente deve sapere che è uno dei pochi antidoti alla disperazione proprio perché ha un valore addizionale, essendo percepita – almeno in occidente – con forte senso di fiducia e protezione.

Quali sono i progetti più immediati?

In un quadro di ammodernamento nel prossimo mese di ottobre, sarà ratificata da tutte le società che hanno firmato la Convenzione di Ginevra (la Croce Rossa, su iniziativa della mia commissione, l’ha suggerito ma non può chiaramente decidere da sola) l’adozione di un nuovo simbolo “protettivo”, a forma di rombo, il “cristallo rosso” da usare in tempo di guerra, mentre per l’uso “indicativo”, indicato ad esempio per una manifestazione culturale, si potrà continuare ad usare i “vecchi” simboli della Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa

Perché il simbolo è così importante?

Guardi, sembrerà strano ma sono 50 anni che il Comitato internazionale riflette su questa problematica solo apparentemente secondaria, ma da cui in realtà può dipendere la vita o la morte delle persone. In molte situazioni la Croce Rossa – che pure nasce come bandiera svizzera rovesciata – appare legata simbolicamente alla religione cristiana: si è arrivati anche a dire “compiere un attentato alla Croce Rossa”, come disse il Mullah Omar che ne dava piena legittimità, in quanto per lui era un contrassegno di un avamposto dell’Occidente imperialista cristiano, anziché un movimento umanitario super partes. Conseguentemente a ciò, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha ritenuto più prudente girare con le macchine bianche piuttosto che con quelle con l’emblema, perché rischiava di diventare un bersaglio.

Quindi…

Il movimento è arrivato alla conclusione che sia giusto creare un’emblema che non sia legato ad una corrente religiosa ideologica e politica, e la scelta è caduta su un rombo, chiamato il Cristallo Rosso.

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