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“Ce ne andremo via da Nassirya assieme ai soldati italiani”

Da: “Il Mattino” di martedì 7 febbraio 2006
L’intervista: Massimo Barra, nuovo presidente della Croce Rossa

Dopo le visite al Bo e alla sede della Croce Rossa, il nuovo presidente della Cri Massimo Barra, un medico romano di sessant’anni specialista in tossicodipendenze, risponde alle domande dei giornalisti.

Dottor Barra, chi l’ha eletta?
“L’assemblea nazionale dei 723 delegati: presidenti regionali, provinciali e locali della Cri e delegati all’assemblea”.

Tre anni di commissariamento Scelli dopo il mandato Garavaglia non le sembrano troppi?
“ La Cri ha avuto una presidenza stabile per quattro anni e per 16 il commissariamento”.

Non granché per un ente così rilevante…
“Speriamo la situazione migliori”.

Lei ha parlato di difficoltà intrinseche alla Croce Rossa Italiana.
“Perché è un’associazione di volontariato al tempo stesso ausiliaria dei poteri pubblici e del governo. Ciò è fonte di ambiguità gestionali, di difficoltà di management, di disfunzioni e amarezze. Il volontario vorrebbe dare senza i lacci della burocrazia”.

Come pensa di ovviarvi?
“Modificando il nostro statuto, che peraltro non ha mai avuto l’imprimatur della Croce Rossa internazionale di Ginevra. Dobbiamo snellire l’apparato burocratico, uniformarci agli Statuti degli altri Paesi”.

Qualche cifra dell’ente che presiede?
“1500 comitati nella penisola, 9700 automezzi, 300.000 volontari, 5.800 dipendenti…”.

Come mai in Iraq, quando gli altri Paesi hanno deciso che era rischioso rimanere, solo la nostra Croce Rossa è rimasta?
“In realtà il Comitato Internazionale ha continuato ad operare, ma essendo oggetto di attentati, ha adottato un basso profilo”.

Fatto sta che solo noi siamo rimasti…
“Ma ora la nostra struttura a Baghdad è interamente in mano agli iracheni. Noi diamo solo un contributo economico”.

Cosa pensa della condotta di Scelli all’epoca del rapimento delle due Simone?
“Occuparsi delle vittime dei sequestri rientra pienamente nella missione della Cri”.

E delle successive sue dichiarazioni, che dopo un periodo di perfetta sintonia con il Governo, ha messo quest’ultimo in difficoltà, tanto da farsi scaricare?
“Non ho avuto in merito alcuna consegna specifica e perciò non penso”.

In vista di un disimpegno dei soldati italiani da Nassirya, cosa farà la Cri?
“La Cri è ausiliaria delle forze armate, quando sene va l’esercito, va via anch’essa”.

Non pensa che la Cri abbia bisogno di un nuovo corso più trasparente?
“Si. A breve tutti i volontari avranno una casella di posta elettronica e riceveranno i medesimi documenti del presidente. Lavoreremo all’insegna del multilateralismo, avendo ben chiaro che chi decide è sempre la Croce Rossa del Paese interessato”.

Non ritiene la Cri troppo politicizzata?
“Se lo è stata in passato, non lo sarà più in futuro”.

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