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C’è molto da ripensare

Da: “il Delfino” gennaio-febbraio 2007 – Anno XXXII – n. 1
2007 Le droghe
Il punto su come viene affrontato oggi il problema droga da parte degli operatori e delle strutture di recupero.

Da trent’anni il principale aspetto del problema droga ad attirare l’attenzione di politici, amministratori e mezzi di informazione, sembra essere quello del legalizzare/non legalizzare, punire/non punire, stabilire quantità modiche, medie, personali, e via dicendo. Quali ne sono le conseguenze nel l’affrontare la lotta alla droga nei suoi molteplici aspetti?

Massimo Barra: II dibattito politico è pericolosamente cristallizzato tra opposti estremismi, senza il necessario sforzo di sintesi. Personalmente non condivido né la cattiveria di quel proibizionismo che vorrebbe solo redimere o punire, né la pretesa illuministica di quell’antiproibizionismo che ritiene che una maggiore disponibilità di droghe liberalizzate e legalizzate non avrebbe effetti devastanti. C’è piuttosto bisogno di essere pragmatici e di confrontarsi sui problemi reali. I mass media si comportano in modo isterico, gettando una luce su una vicenda poi dimenticata e poi riscoperta, obbligati come sono a notizie sempre più gridate, per cui qualche goccia di pioggia diventa un’alluvione e un fiocco di neve una tormenta. Così scoprono che si consuma più cocaina o che ci si droga in età giovanissima, fatti che conosciamo bene da tanto tempo.

Stiamo assistendo, negli ultimi anni, a un ritorno di interventi puramente sanitari, basati su un ampio uso di farmaci e sulla sperimentazione di nuove medicine e di vaccini, come se la tossicodipendenza fosse un problema principalmente medico. Parole come paziente, farmaco, vaccino, sembrano prevalere sulle altre. Secondo lei da che cosa dipende, e, se ritiene il fenomeno negativo, quali potrebbero essere le contromisure?

Massimo Barra: Non ragionerei in termini dogmatici; posso condividere l’idea che la tossicodipendenza sia anche una malattia, in quanto assenza di salute. E se possiamo usare bene un farmaco, usiamolo. Con questo non intendo negare le altre dimensioni, ogni tossicodipendente è diverso dall’altro e differente da sé stesso in funzione del tempo. Anche ridurre tutto alla sfera educativa è un rischio. Serve agire non dogmaticamente, e giocare di volta in volta la carta giusta, senza pregiudizi. Non mi risulta un uso indiscriminato di farmaci sostitutivi. Semmai il rischio riguarda gli psicofarmaci, che sono farmaci cari, con un mercato ricco e che dunque, talvolta, possono essere più utili ai medici che ai pazienti. Ma siamo ancora lontani dalla scoperta di uno psicofarmaco che faccia bene al cocainomane.

In questi ultimi anni sono stati sottolineati in modo insistito i disturbi della personalità negli assuntori di droghe, tanto da parlare sempre più spesso di “doppia diagnosi”. Non c’è il rischio che ciò sia il preludio di una crescente psichiatrizzazione dell’assuntore di droghe?

Massimo Barra: Sicuramente il tema della doppia diagnosi è stato inflazionato. Ma non vedo un rischio di psichiatrizzazione, per la semplice ragione che gli psichiatri, in genere, si sono tenuti sempre lontano dai tossicodipendenti. Gli stessi SerT sono nati perché i Centri di Igiene Mentale non se ne occupavano.

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